Incidente in un’azienda

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Foto Aerea della Lamina ripresa dal sito aziendale

Milano è una metropoli: impossibile conoscere tutte le persone che vi abitano e ancor meno tutte le persone che vi lavorano, la maggior parte dei quali pendolari. Purtroppo, deve accadere qualcosa di grave affinché una persona sia ricordata, almeno per qualche tempo.

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Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

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Bologna, 2 agosto 1980: io non dimentico

Il mio post di oggi riguarderà lo stesso argomento di cui parlai un anno fa:

E’ proprio necessario?

Si domanderà qualcuno.

La risposta non può che essere

Sì, lo è

Perché è l’unico giorno in cui vogliamo ricordare una data che tutti vorrebbero dimenticare, ma che è – a suo modo – indimenticabile. Un po’ come la ricorrenza dei morti,  ma in un clima più festoso, in cui il pensiero vaga ricordando le ferie appena trascorse o immaginando quelle che arriveranno fra poco.

Cercare di dimenticare  vorrebbe dire fare finta che l’evento non sia mai accaduto, dando credito ai colpevoli, reali, presunti, coperti o scoperti che siano e screditando la memoria di quei volti che vedete nell‘immagine, agli oltre duecento feriti ed ai parenti che ancora oggi protestano per avere giustizia.

Per questo anche io voglio dire oggi

Io non dimentico

 

Io ascolto la gente morta…e sono ancora i migliori

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Io ascolto la gente morta…e sono ancora i migliori

Nonostante mia passione per il cinema, questa sera ammetto la mia ignoranza: non saprei dirvi da quale film è stato preso il fotogramma per l’immagine proposta dalle pagine Facebook  Horror Mania e Il rock è la migliore musica del mondo.

Tuttavia, i cantanti raffigurati li conosco tutti ed hanno un punto in comune: sono tutti morti.

La frase, però, recita

Io ascolta la gente morta e sono ancora i migliori!

 

Una frase che fa prima sorridere, poi riflettere: forse perchè i cantanti attuali non sappiano emozionarci come facevano i loro antenati? Del resto, è vero: la musica è sempre più consumistica.

Può essere ma, secondo me, c’è anche una seconda spiegazione: apprezziamo le cose che abbiamo solo dopo averle perse!

Il mondo, fra le altre cose, si è diviso anche fra chi ascoltava i Beatles e chi i Rolling Stones: o si ascoltavano i primi, o si ascoltavano i secondi. Post mortem, però, abbiamo imparato ad ascoltare sia John Lennon che Brian Jones (che in questa figura non c’è).

Se è vero che la musica è vita ed io sto palrando di morte, il passaggio dalla morte alla vita e dalla musica alla vita è molto semplice: dobbiamo imparare ad apprezzare le cose che abbiamo, prima di perderle definitivamente.

'A livella

 

Pur non potendomi definire cattolico, non mi sembrava giusto far passare la ricorrenza dei defunti senza parlarne. Scavando nella memoria, mi sono ricordato della poesia A livella.

Chi meglio del suo stesso autore, il principe della risata Totò, può declamare il testo con la giusta intonazione, conferendole un tono a volte drammatico e a volte nel simpatico dialetto napoletano, senza scadere nel comico?

In modo molto più prosaico, spesso si constata (e, altrettanto spesso si nega) un fatto

Tutti dobbiamo morire

Anche io sono spaventato dalla morte, ma c’è una cosa che trovo ancora più ingiusta: una volta morti, i defunti sono spesso omaggiati anche da persone che non si sono fatte vedere da vive…soprattutto nel momento del bisogno.

La vita ci porta a dover fronteggiare prima le difficoltàpoi la morte stessa: alla seconda non c’è rimedio, ma alle prime sì. Pertanto, vorrei che – durante la vita di qualcuno – ci siano le stesse persone che partecipano alla cerimonia funebre.