Politica o spettacolo?

 

Politica o spettacolo?
Politica o spettacolo?

Come era già stato reclamizzato da tempo, oggi è uscito il primo numero con la nuova veste grafica del quotidiano La Repubblica. L’ho sempre considerato un giornale generalista, che non si occupa esclusivamente di politica: è un fatto, non una pubblicità. Resterà comunque un quotidiano che parlerà di politica, spettacolo, cronaca e di attualità in genere, come ha sempre fatto.

La pubblicità – quella vera – l’ha giustamente fatta il quotidiano stesso.

I pochi elementi che la compongono costituiscono un messaggio molto complesso.

Per comprenderla, occorre farsi una domanda, che il copywriter ha voluto provocatoria, scegliendo la frase

Politica o spettacolo?

Beppe Grillo potrebbe essere definito un uomo politico o un uomo di spettacolo, a seconda del contesto in cui lo consideriamo. Una scelta che spetterà di volta in volta ai redattori a seconda del caso, ma anche noi siamo portati a fare quasi ogni giorno una simile distinzione e non solo in relazione a Grillo.

Potrebbe sembrare strano, ma non lo è: tutte le persone possono essere più cose contemporaneamente

  • Un amico può essere anche un collega
  • Uno sconosciuto potrebbe essere anche un compagno di viaggio
  • Un medico potrebbe essere anche parente di un paziente

Sono solo esempi, naturalmente: la lista potrebbe continuare all’infinito.

Al di fuori del contesto pubblicitario e giornalistico, è difficile definire in modo così esatto una persona. Non ci trovo nulla di strano se accade: vi ricordate per caso quando il vostro amico più fraterno è diventato effettivamente tale e non è stato più solamente uno dei tanti? Io stesso non saprei dirvi quando Consolata è passata dall’essere conoscente ad amica.

Non dobbiamo complicarci la vita più di quanto non lo sia già di per sé. Parafrasando ciò che suggerisce Francesco De Gregori in una sua famosa canzone

Prendetela come viene

Analizzare ogni singolo aspetto della vita può essere considerato uno degli scopi di questo blog, non della nostra quotidianità: se così facessimo, perderemmo in spontaneità.

Tubiamo?

Probabilmente, chi leggerà questo articolo ed è nato negli anni novanta o è troppo giovane per ricordarsi la televisione degli anni ottanta non capirà un tubo. Chi è più vecchio, dovrà scavare nei meandri della memoria, magari faticando un po’.

Negli anni la pubblicità è molto cambiata. Nel 1986 andavano di moda

  • I Jingle
  • I Jeans
  • Le T shirt

In uno spot di quell’anno ci sono tutti questi elementi ed anche dei giovanissimi Claudia Gerini e Riccardo Rossi.

Se nei discorsi attuali usassimo il verbo tubare, a poche persone verrebbero in mente i baci perugina.

Forse oggi vi sembrerò un po’ nostalgico, ma resta un fatto che spesso commettiamo due errori in contrapposizione fra loro:

  • A volte ci dimentichiamo del presente, rimpiangendo il nostro passato
  • A volte ci dimentichiamo del passato, vivendo esclusivamente nel presente

Se è vero che cresciamo giorno per giorno e oggi siamo diversi da ciò che eravamo ieri e da ciò che saremo domani, è anche vero che non dobbiamo mai dimenticare chi eravamo e da dove siamo venuti.

Dove c’è Barilla, c’è casa

Da bambino mi piacevano le storie perché mi sembrava che raccontassero la vita dei personaggi: oggi direi che ne raccontano solo una parte, ma il concetto non cambia di molto.

Proprio per questo mi sono sempre piaciute le pubblicità della Barilla: prima del payoff

Dove c’è Barilla, c’è casa

C’era sempre una storia raccontata attraverso un video. Appassionato di viaggi come sono, io ho scelto quella che su youtube è stata chiamata la pubblicità del treno: una persona parte dalla stazione centrale di Milano per raggiungere i suoi affetti in campagna. Sembra non ci sia nessuno, in realtà stanno tutti aspettando lui in una grande sala. Chi non si ricorda almeno

  • La pubblicità del gattino: una bambina perde lo scuolabus in un giorno di pioggia e, tornando a casa a piedi vestita del suo impermeabile giallo, raccoglie un micio bagnato ed affamato, venendo così perdonata dai genitori
  • La pubblicità del fusillo in tasca: la figlia di un pilota lascia nella tasca della divisa del padre appunto un fusillo, che lui ritrova quella sera mentre guarda il paesaggio cittadino al di fuori della sua camera d’albergo
  • La pubblicità della bambina adottata: una bambina orientale ha il primo impatto con la sua nuova famiglia davanti ad un piatto di spaghetti, che non sa come mangiare.

Fatti di vita quotidiana, che si sono persi: adesso le famiglie sono distrutte da asteroidi che piovono dal cielo senza che la NASA se ne sia accorta prima.

Fare una predica sulla perdita dei valori sarebbe troppo semplice e non è questo il mio scopo: voglio solo farvi riflettere su come la società sia cambiata nel corso del tempo.

Calzedonia, Lovely on my hand

Un singolo spot pubblicitario dura mediamente trenta secondi. Calzedonia ha voluto esagerare facendone uno che supera i due minuti di durata.

L’azienda che lo commissiona vuole acquisire clienti o raccogliere donazioni, chi lo guarda ne è interessato o infastidito. 

Per capire come stiano veramente le cose, occorrerebbe andare dietro le quinte, come permette di fare il video sulla campagna pubblicitaria Calzedonia del 2011,  incentrato sul venticinquesimo anniversario di attività aziendale.

Non ho contato artisti e tecnici che hanno lavorato: tanti si ricordano di Dorotea Mele per la voce o, al più, Fabrizio Campanelli per essere stato il paroliere del brano.

Il testo si riferisce chiaramente ad una coppia. Già solo questo fatto sarebbe sufficiente a porsi molte domande:

  • Perchè comporlo appositamente per uno spot?
  • Perchè proprio una campagna su un indumento indossato da (quasi) tutti?

La risposta è univoca ed è più semplice di quanto sembri a prima vista.

Generalmente, l’amore porta chi va a formare una coppia a lasciare in secondo piano le altre persone che le hanno accompagnate fino a quel punto, sia per quanto riguarda gli amici, sia per quanto riguarda la famiglia.

Nonostante questo, la  vita continua e, anche quando le persone non ci saranno più o non si vedranno per un po’, contribuiranno con i loro insegnamenti alla nostra personale visione del mondo.

 

Direzione Concerti? Non fermarti ad Assago

BerlinoConcertiAssago
Direzione Concerti? Non fermarti ad Assago

Mi scuso per la qualità dell’immagine di oggi: non l’ho reperita su qualche sito internet, ma l’ho scattata io stesso con lo smartphone ieri sera, tornando a casa, nella metropolitana di Porta Garibaldi.

Il colore può farvi intuire che sia stata Easyjet a commissionare questa pubblicità, ma non è della campagna in sé di cui parlerò oggi.

La frase è molto più importante

Direzione Concerti? Non fermarti ad Assago

proponendo Berlino come possibile alternativa.

Metaforicamente parlando, ampliare i propri orizzonti (non solo geografici) è il modo migliore per ampliare i propri orizzonti e, con essi, la propria vita.

Ci sono due condizioni che dobbiamo rispettare, anche se possono sembrare in contrasto fra loro:

  1. Seguire ciò che ci dice l’istinto
  2. Fare in modo che la nostra scelta non intralci la vita altrui

Quando seguire questi due punti contemporaneamente è impossibile, dobbiamo sicuramente trovare un punto di mediazione.

Ma come si fa a mediare? Posso solo darvi un suggerimento: cercate di scremare ciò che è importante per voi da ciò che è meno rilevante, invitando i vostri interlocutori a fare altrettanto. Sarà sicuramente più semplice trovare un punto d’incontro.

La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi

Frase di Audrey Hepburn
La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.  

Che ci crediate o no, conosco di persona la modella che presta il volto alla campagna pubblicitaria della ditta IBC :a meno che la modella non mi dia il suo permesso, non vi rivelerò il suo nome nemmeno sotto tortura, perché tengo molto alla privacy di tutti.

Sinceramente, sull’immagine non c’è nulla da dire: un bel ritratto di una bella ragazza, ovvero ciò che ci vuole per una pubblicità cartacea ben fatta.

La frase usata come payoff merita sicuramente qualche riga in più, anche solo per il fatto che è stata pronunciata da Audrey Hepburn.

La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.  

Come direbbe il proverbio

Anche l’occhio vuole la sua parte

e deve essere stato semplice per Audrey pronunciarla, dato che la sua bellezza trascendeva gli occhi.

Più degli occhi, comunque importanti, per stabilire un legame con una persona si dovrebbe guardare al suo cuore, ovviamente in senso metaforico, perché è la sede dei sentimenti.

Il problema è che sempre meno persone si aprono spontaneamente agli altri: forse per paura di essere feriti, un po’ meno per il timore di ferire il prossimo. In altre parole, siamo sempre più egoisti.

La soluzione continuo a ripeterla da tempo: aprirsi di più, che non significa solo dire agli altri i propri problemi, ma anche ascoltare quelli altrui e considerare il proprio interlocutore come persona.

 

 

I veri amici afferrano quasi tutto in un istante

Fotografia di due amiche abbracciate con frase di Banana Yoshimoto
I veri amici afferrano quasi tutto in un istante. Fanno a gara a capirsi e vivono in un mondo senza menzogne

Su un vocabolario è impossibile trovare la definizione di una frase, anche se composta da due sole parole ravvicinate come veri amici.

Banana Yoshimoto sembra riuscire dove il vocabolario fallisce con un aforisma:

I veri amici afferrano quasi tutto in un istante. Fanno a gara a capirsi e vivono in un mondo senza menzogne

e pazienza se l’aforisma è stato usato per la pubblicità della Firestone: resta comunque vero.

L’immagine, del resto, rimarca il concetto: ci vuole un istante per abbracciare qualcuno…e pazienza se, in questo caso, il tutto è stato probabilmente predisposto su un set fotografico.

Del resto, la pubblicità utilizza i sogni e i desideri delle persone per comunicare un messaggio di vendita….ma un’amicizia vera e reale non è – forse – il sogno di molti?

Due amici  non hanno bisogno di definirsi tali l’uno con l’altro: lo sono e basta! Avete forse bisogno di dire al vostro responsabile

Tu sei il mio capo!

Assolutamente no! In amicizia è la stessa cosa…che poi Facebook abbia svilito il significato del termine, siamo tutti d’accordo.

Se volete un consiglio, appena una persona dice con voi

Tu sei mio amico!

Drizzate le antenne: forse sta mentendo…più a sè stesso che a voi, ma ciò non toglie che stia dicendo una bugia anche a voi!

You are who you are when no one is looking

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
You are who you are when no one is looking

Sarebbe stato logico, ma anche ripetitivo, scrivere qualcosa a proposito dell’11 settembre oggi.

Fortuna vuole che un mio contatto su Facebook (perdonatemi, ma stavolta non ricordo veramente chi sia stato) stamattina abbia pubblicato l’ennesima immagine di Informazione Libera.

La frase scritta sul cartello pubblicitario recita

You are who you are when no one is looking

che, tradotta, significa

Tu sei chi sei quando nessuno sta guardando

Il fotografo è stato bravo nell’inserire nell’inquadratura una persona che fissa il cartello: sembra riflettere sul significato di queste parole. Il bianco e nero, poi, dà un che di serietà  e di cronaca al tutto. Dalla posizione in cui si trova, il soggetto non poteva vedere il fotografo (a meno che sia una modella, ma è un altro discorso). Ecco che la persona appare nella sua completa naturalezza. Se si fosse accorta di essere ripresa, forse avrebbe girato la testa e sorriso.

Fotografia a parte, vorrei farvi una domandavi accorgete mai quando state recitando una parte? Se la risposta è affermativa, ricorderete anche una di queste situazioni: davanti a delle persone più o meno conosciute, ma che non possono essere definite amiche, avete assunto l’atteggiamento che più ritenevate opportuno in quell’occasione.

Se foste stati da soli nella stessa stanza, forse avreste potuto permettervi di essere ciò che siete realmente.

Se la situazione che ho descritto vi suona famigliare, ho una richiesta da farvi: per favore, smettetela subito. Non solo perché non mi piacciono le persone che recitano, ma anche per il vostro benessere: alla lunga, non riuscirete più a reggere la parte, e scoppierete.

 

 

 

 

Ma non esiste una colazione così

In questi giorni lo spot della Motta sulla sua merendina di punta sta facendo molto discutere.

Non guardo molto la televisione: preferisco altre forme d’intrattenimento, come la scrittura e la fotografia. Non sono nemmeno una persona che demonizza questo mezzo di comunicazione come se fosse una cattiva maestra, come hanno fatto molti.

Sarà che ho vissuto la mia infanzia negli anni ottanta, sarà che non ho più un’età infantile, sarà che apprezzo l’ironia dissacrante alla John Belushi, ma io in questo spot non ci trovo nulla di sconveniente. Anzi, lo apprezzo per essere una pazzesca presa per i fondelli alle campagne pubblicitarie Mulino Bianco, di cui – in un certo senso – ne è il contraltare.  Banderas che parla con una gallina è rassicurante come la mamma che prepara la colazione ai figli, i genitori che vengono puniti con la morte perché non credono alle parole della figlia mi ricorda un po’ Il giornalino di Gian Burrasca: tutti facevamo il tifo per il protagonista, anche se sapevamo che non è giusto comportarsi così.

Visto che parliamo di dolci, è proprio il caso di dire che

Ogni dolce necessita di una dose di acidità

Ed ecco che irrompono Motta e l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi che ci ricordano che la vita può essere come la scala di un pollaio: corta, in salita, piena di merda. …l’importante è riderci un po’ su, almeno quando si può.

Ridammi tutto quello che ti ho dato

E’ ricominciato il Campionato di Calcio.  Per i prossimi nove mesi circa, questo sarà argomento principale di discussione nei bar italiani, poi  ci saranno le Olimpiadi invernali.

Anche la pubblicità e le Aziende in generale conoscono bene dell’italica passione per il calcio. I nostri ricordi sono pieni di ricordi legati al tema

  • La sigla di 90° minuto
  • Le pubblicità in periodo di mondiali
  • Determinate canzoni

Uno storico spot dedicato al Totocalcio e al Totogol parla anche di vita, sia nella versione di 30 secondi riportata in questo articolo, sia nella versione di 45 secondi che potrete vedere cliccando questo link.

Basta interpretare nel giusto modo la frase

Ridammi tutto quello che ti ho dato

Sembra quasi una preghiera alla vitaabbiamo dato tanto, vogliamo qualcosa in cambio! La verità è che raramente qualcosa nella nostra vita accade per caso: la mia amica Francesca direbbe che mai nulla avviene per caso, ma io voglio essere meno drastico.

Credo che si tratti di una questione di tempo: vorremmo avere tutto e subito. In realtà, dovremmo ricordarci più spesso il discorso di Steve Jobs, soprattutto per quanto riguarda ciò che lui chiamava l’unire i puntini.