La creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande

Frase di Piero Angela
La creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande

Oggi il sito del quotidiano La Repubblica ci ha ricordato che è il compleanno di Piero Angela. Quale modo migliore – nel mio piccolo – per fargli gli auguri, se non cerebrarlo con una sua frase?

La creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande

Data l’immagine televisiva di questo personaggio (che mi ricorda lo stereotipo anglosassone) è difficile associare ad Angela la parola creatività: forse la vedremo più adatta a Mozart o ad un qualsiasi umorista satirico.

Angela stesso risponde a questo nostro dubbio: occorre farsi domande

Un esempio pratico mi serve per spiegarmi meglio: immaginate di leggere un qualsiasi mio articolo e poi domandatevi

Cosa avrebbe scritto Matteo se…?

Completate la frase come meglio credete, ma la risposta è una sola: avrei scritto qualcosa di diverso, così come diverso sarebbe stato un articolo di Consolata sullo stesso argomento.

È la regola numero uno della vitanon dare mai niente per scontato.

 

 

So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Tatuaggio con bambino e cuore in mano
So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Oggi sulla pagina Facebook amore è poesia ho trovato l’immagine di un insolito tatuaggio. Come potete vedere, raffigura un bambino a braccia tese, che regge con le mani un cuore. Altri cuori completano la figura.

Il tutto è completato dalla frase

So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Come hanno commentato già molti miei contatti, non è certo poco. Il problema è proprio questo: prestiamo troppa attenzione al gesto in sè e troppa poca attenzione al significato emotivo di quel gesto. Faccio un piccolo esempio, calzante con il periodo che stiamo vivendo. Fra quattro giorni, quando scarterete i regali di Natale, forse troverete sotto l’albero qualcosa che non sarà di vostro gradimento.

Posso immaginare la delusione che proverete: non importa che non siate più bambini. Considerate, però, che la persona ha pensato a voi: vi ha fatto un regalo che riteneva di vostro gradimento.

Non penso che i regali siano fatti semplicemente per mantenere un usanza: si fanno solo se si vogliono fare. Escludendo questa ipotesi, si giunge a due sole possibili conclusioni:

  1. La persona che vi ha fatto il regalo vi conosce poco
  2. Voi non vi siete aperti abbastanza con questa persona

Ci vuole poco a smontare la prima ipotesi: generalmente, non siamo portati a regalare qualcosa a persone appena conosciute (anche se sarebbe bello, devo ammetterlo).

Dunque, resta in piedi solo la seconda ipotesi: cosa intendete fare?

Natale, candele ai tavoli e menu da favola. Gli invitati? I poveri e i disoccupati

Foto da "Il Giorno"
Ivano Tenni nella cucina del suo ristorante di Tirano (SO)

Pur vivendo a Milano da tanto tempo, non rinnegherò mai le mie origini valtellinesi. Quando ho letto su internet la notizia

Natale, candele ai tavoli e menu da favola. Gli invitati? I poveri e i disoccupati

ho sorriso per la gioia. Il ristoratore Ivano Tenni di Tirano ha offerto un pranzo natalizio ai meno fortunati.

Sarebbe stato facile – in questo caso – cogliere l’occasione per farsi un po’ di pubblicità, ma Tenni non l’ha fatto: come si legge nell’articolo de Il Giorno, non ha voluto dire il nome dei ristoranti di cui è proprietario.

In questo periodo siamo circondati da:

  • Buonismo pubblicitario
  • Consumismo
  • Crisi economico-politica

Cos’hanno in comune queste cose? E cosa c’entrano con la notizia? Il nesso è presto trovato: sono tutte faccende pratichea loro modo cerebrali. La notizia ci  ricorda che abbiamo anche un cuore…ogni tanto, dobbiamo ricordarci di usarlo.

In case of war break glass

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
In case of war break glass

L’immagine di oggi mi piace soprattutto perchè è un fotomontaggio molto diretto: non so quale utente della pagina Facebook Informazione Libera abbia avuto questa idea, ma debbo farglii complimenti.

Se pensiamo alla colomba con un ramocsello d’ulivo, pensiamo alla pace, se pensiamo ad una teca su cui è scritto

In case of war break glass 

ovvero

In caso di guerra rompere il vetro

Pensiamo – appunto – alla guerra: solo Lev Tolstoj  è stato capace di tanto.

Putroppo, far scoppiare la guerra è molto più semplice che far scoppiare la pace…ma il vetro è una buona metafora: la guerra divide le nazioni così come il vetro divide l’interno dall’esterno. Se abbiamo bisogno di aria fresca possiamo solo aprire la finestra…ma se la finestra è bloccata? Dobbiamo rompere il vetro?

La risposta è – ovviamente – no: rischiate di farvi male. Abbiamo varie alternative:

  • Provare a scardinare la finestra con i giusti attrezzi
  • Collaborare per aprire la finestra

Non vi ricorda un po’ una mediazione? A me sì….

Non confondere la verità con l'opinione della maggioranza

Frase di un anonimo
Non confondere la verità con l’opinione della maggioranza

Al tempo delle scuole elementari, ebbi una sola insegante. Data la mia giovane età, fui portato a pensare che – essendo la mia unica insegnante – ciò che ci infondeva fosse l’unica verità possibile.

Dentro di me, però, già allora faceva capolino una vocina interiore, che mi ripeteva la frase

Non confondere la verità con l’opinione della maggioranza

un concetto talmente semplice da non avere un autore, ma da essere condiviso spesso online., tanto da farmi pensare che siamo tutti d’accordo in teoria, ma nessuno lo mette in pratica.

In un Paese in cui si legge sempre meno, è facile affidarsi ad una sola fonte, spesso la più seguita. Questo non siginifica conoscere la verità e nemmeno farsi un’opinione. 

Per tentare di capire, occorre

  1. Confrontare più fonti
  2. Meditare
  3. Giungere a proprie conclusioni

Pochi hanno l’abitudine di seguire questo percorso…Anzi, spesso si legge una sola fonte. Questo non è informarsi: è ripetere a memoria ciò che ci viene detto.

Abbiamo un cervello: usiamolo! La nostra opinione ha lo stesso valore dell’opinione altrui.

Non lasciare che il comportamento degli altri distrugga la tua pace interiore

Frase del Dalai Lama
Non lasciare che il comportamento degli altri distrugga la tua pace interiore…

Dopo aver scritto l’articolo di ieri, ero un po’ scosso: per oggi mi ero ripromesso di scrivere qualcosa di leggero, dato che ci stiamo avvicinando alle Feste. Con questo blog, però, è difficile: la profondità di certi concetti è importante tanto quanto la leggerezza di altre frasi

Se, poi, la frase  è stata pronunciata dal Dalai Lama…come potrei evitare di parlarne? Sentire la massima carica buddista predicare la via per preservare la pace interiore è come sentire il Papa predicare come non cadere in tentazione.

Non lasciare che il comportamento degli altri distrugga la tua pace interiore…

Come mi insegnò un mio professore, siamo unici e diversi. Per questo motivo, il concetto di pace interiore è diverso da persona a persona. Da qui a capire come raggiungere la pace interiore, il passo è breve: occorre fare ciò che ci fa sentire bene.

Conservare la pace interiore può essere più difficile, specie quando siamo spesso criticati. Credo che occorrano soprattutto due caratteristiche:

  1. Sicurezza nel compiere le proprie azioni
  2. Un gran lavoro su sè stessi

Non so se la mia amica Francesca aggiungerebbe qualcosa a riguardo, ma ciò che ho appena citato è solo la base per partire….poi dobbiamo camminare da soli.

Giuseppe Pinelli: 21 ottobre 1928 – 15 dicembre 1969

Fotografia dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Giuseppe Pinelli in una fotografia con la famiglia

Questa sera mi trovo – forse per la prima volta – a parlare di una fotografia: non una mia fotografia, ma una vecchia foto di famiglia, di quelle che si possono trovare in un album ingiallito finito nella soffitta di casa.

L’uomo nella fotografia potrebbe essere sconosciuto ai più, ma  il suo nome se lo ricordano tutti: Giuseppe Pinelli, morto in questura pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana. Sicuramente due eventi talmente tragici da far cantare ai Modena City Ramblers, ben ventiquattro anni dopo

Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze

E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Segno che il passato non si dimentica. Non importa il credo religioso o politico: i morti sono tutti uguali. Così come non ho dimenticato Pinelli, non ho dimenticato nemmeno il Commissario Calabresi. Mi spiace non aver dedicato qualcosa a quest’uomo nell’anniversario della sua morte: rimedierò l’anno prossimo…te lo prometto, Mario.

 

Dove la metto la lavagna multimediale?

Vignetta di Roberto Mangosi
Dove la metto la lavagna multimediale?

Ho sempre apprezzato la satira: prima ti strappa una risata, poi ti fa pensare. Ho difeso la satira  francese il 4 settembre scorso, poi il 9 settembre…non comincerò certo oggi a denigrarla.

Nella vignetta trovata sulla pagina Facebook Informazione libera, Roberto Mangosi disegna un fattorino che chiede ad un bidello

Dove la metto la lavagna multimediale?

all’entrata di una scuola che cade a pezzi.

Non voglio certo accusare lo Stato (specialmente in questo periodo) di non fare il proprio dovere oppure di pensare ai problemi sbagliati: voglio accusare tutti noi, me incluso!

Tendiamo a preoccuparci di determinati problemi e a sottovalutarne altri: putroppo, spesso poniamo attenzione al problema sbagliato. Quante volte ci siamo preoccupati delle nostre finanze trascurando la nostra salute? Se ci pensate bene, è proprio per questo motivo che ha avuto successo il Junk Food.

Il nostro bene più prezioso siamo noi stessi: se ognuno di noi starà meglio, tutto il mondo starà meglio.

 

 

Tutti i giorni al centro commerciale per giocare con la console. Il gesto dei commessi commuove il web

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WE_hh-Sw5Kl0b3ab

 

Questa mattina, mentre scorrevo le notizie sul mio smartphone, il mio sguardo è stato attratto da un articolo de Il fatto quotidiano intitolato

Tutti i giorni al centro commerciale per giocare con la console. Il gesto dei commessi commuove il web

Pochi minuti fa, ho guardato il video: nonostante il pessimo audio e le difficoltà nel comprendere l’accento americano, le intenzioni dei commessi si capiscono benissimo.

Non lo trovo un gesto pietoso, nel senso dispregiativo del termine: lo trovo un gesto umano…ed i gesti umani non sono mai brutti, se fatti con il cuore.

Dove sta la notizia, allora? Questi gesti stanno diventando sempre più rari, per questo fanno notizia. Spero che nella vita non vi sia mai capitato nulla di male, ma immagino che vi sarà capitato di pensare ogni tanto

Se solo ci fosse qualcuno disposto ad aiutarmi

Non mi sorprende se negli ultimi anni avete avuto sempre più difficoltà a trovare un aiuto: ci stiamo inaridendo, che è peggio che impoverirsi.

Ora che siamo sotto Natale, spero vogliate usre questo periodo per fare allenamento di Buone Azioni.

12 dicembre 1969: chi è Stato?

Immagine dal blog http://blogdieles2.altervista.org/
12 dicembre 1969: chi è Stato?

Natale si avvicina, Sant’Ambrogio è passato da meno di una settimana: non ci sarebbe motivo di essere tristi. Oggi, però, l’Italia è triste, soprattutto Milano.

Oggi è uno di quei giorni in cui una data è diventata un luogo: oggi è il quarantasettesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana.

Una strage ancora senza colpevoli. In modo provocatorio, ce lo ricorda l’immagine di questa sera. Una mano regge la fotografia dell’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura.

La frase si legge benissimo

Chi è Stato?

Nessuna maestra degna di questo nome si sognerebbe di sottolineare con la biro rossa la S maiuscola: non stiamo parlando del verbo essere...Stiamo parlando dello Stato, stiamo parlando di noi!

In giornate come questa, non penso solo alle vittime o ai loro famigliari: penso anche alla scuola o, per meglio dire, agli scolari e agli studenti. Nel 1999, anno della mia maturità, l’insegnante terminò a stento la seconda guerra mondiale. Ciò che ho imparato del periodo dal 1945 ai giorni nostri lo devo alla mia curiosità.

Se non ricorderemo ai nostri figli cosa è accaduto il 12 dicembre 1969 saremo colpevoli: avremo condannato all’oblio 17 morti e 88 feriti.