Per la musica spendiamo i chilometri migliori

Per la musica spendiamo i chilometri migliori
Per la musica spendiamo i chilometri migliori

In questo blog ho parlato spesso di musica, ma non ho mai detto quando preferisco ascoltare musica.

Preferisco ascoltare musica quando sono  in movimento:

  • Durante i miei viaggi in treno
  • Durante le mie passeggiate
  • Durante ogni spostamento

La frase di stasera, però, è diversa:

Per la musica spendiamo i chilometri migliori

Parla di chi viaggia per ascoltare musica e non di chi viaggia ascoltando musica: anche se non così frequentemente, lo faccio anche io.

Il viaggio pre-concerto è carico d’aspettativa e di ansia contemporaneamente: pregusto l’evento della serata o della giornata e mi faccio mille domande.

  • Troverò un buon posto per ascoltare e vedere i musicisti?
  • Le canzoni mi piaceranno?
  • Avrò contrattempi?

Che ci volete fare? Sono un tipo ansioso. Non ricordo, però, una volta in cui sia tornato deluso da un concerto.

I viaggi della musica, per me,  somigliano ai viaggi della fotografia: dieci chili di bagaglio in posti forse assurdi, ma da cui torno poi con il sorriso sulle labbra.

Credo che la frase di stasera sia piuttosto limitata. Io la modificherei in:

Per le nostre passioni spendiamo i chilometri migliori

E semm partii….

 

Negli ultimi anni, mi hanno suggerito varie volte di trasferirmi all’estero: se un giorno dovessi effettivamente seguire il consiglio, andrò in Olanda. Al momento, però, mi manca il coraggio.

Il motivo è semplice: ogni volta che me lo suggeriscono, mi torna in mente E semm partii di Davide Van de Sfroos ed il famoso proverbio

Partire è un po’ morire

C’è anche un altro motivo, forse poco comprensibile da chi è già partito in cerca di fortuna (e in questo millennio sono già molti): partire significa arrendersi alla situazione e scappare.

Se è vero che sono scappato da Sondrio a Milano, è anche vero che – in quel caso – non avevo scelta:

  1. In Valtellina non ci sono Università
  2. Una volta terminati gli studi, mi ero abituato alla vita milanese

Tornare indietro, questo sì, sarebbe arrendersi e scappare.

 

Mi manca. E glielo sto dicendo con tutto il silenzio di cui sono capace

Mi manca. E glielo sto dicendo con tutto il silenzio di cui sono capace
Mi manca. E glielo sto dicendo con tutto il silenzio di cui sono capace

In trentasette anni di vita ho conosciuto molte persone, in vari ambiti. Alcune le ho conosciute anche recentemente.

Questo semplice fatto mi fa piangere leggendo la frase di stasera

Mi manca. E glielo sto dicendo con tutto il silenzio di cui sono capace

Ogni volta che ho terminato un tratto di percorso della mia vita, ho commesso due errori:

  1. Mi ripromettevo di risentire le persone con cui avevo condiviso tale percorso
  2. Non lo facevo mai

Inutile dire che mi fa soffrire di solitudine e mi fa sentire incompreso….ma ho una dose di responsabilità anche io: ho scambiato il silenzio altrui come non voglia di frequentarmi…Tirandomi la zappa sui piedi.

A chi non mi sente da tempo, vorrei dire: vi penso spesso…Credetemi e scusatemi: è solo timidezza.

 

 

Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una

ViteSecondoUnaConfucio
Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una

A volte mi dimentico che – dietro un monitor – c’è sempre una persona.

Questa mia dimenticanza ha un vantaggio: trovo sorprendente la profondità di alcune frasi, prese dai libri di filosofia.

L’utente che ha condiviso questa frase di Confucio porta il nome di Biagio Antonacci: no, non un omonimoproprio lui (anche se sospetto che ci sia lo zampino dell’ufficio stampa)

Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una

In tempi più recenti, anche Steve Jobs disse una frase simile. A parole, sembra facile raggiungere questa consapevolezza. Putroppo, non è così immediato metterla in pratica.

La maggior parte penserà che ciò sia dettato dalla paura di rischiare. Non nego che ci sia anche questo motivo, ma secondo me c’è una spiegazione ulteriore: siamo incapaci di immaginare una vita diversa.

Se questo ci sembra difficile, credo che ci sia una soluzionerispolverare  i propri sogni.

Alzi la mano chi non ha più di un sogno nel cassetto che non ha mai realizzato! Secondo me, tra questi sogni, ci sarà qualcosa che potrete realizzare. Forse non andrete mai sulla luna (putroppo, mi risulta che la NASA abbia sospeso il programma) ma, per fare un esempio, forse un giorno pubblicherete quel libro che avete in mente da tempo.

Maturità 2016…di Arisa

A luglio andrò a vedere un concerto di Arisa: probabilmente, in quei giorni, qualche studente delle superiori dovrà ancora conoscere gli esiti del poprio esame di maturità.

Questa coincidenza mi ha fatto tornare in mente la parodia di Sincerità che – opportunamente storpiata –  diventa un brano umoristico.

Parlando in generale, mi piace molto ridere e scherzare e – sinceramente – invidio chi riesce a creare testi divertenti da situazioni comuni.

Se ci concentriamo sul testo (quello di questo video), chi non si ricorda il proprio esame di maturità? Probabilmente, gli ex liceali rideranno più di chi – come me – ha fatto un altro percorso di studi.

Le ansie sono comunque comuni a tutti gli studenti: normale che scappi un sorriso, una volta che le preoccupazioni sono solo un ricordo!

Tuttavia, cerchiamo di ricordarci anche come abbiamo vissuto noi quei fatidici giorni di maturità: non credo che molti di noi fossero proprio sereni!

Gli occhi sono inutili quando la mente è cieca

Gli occhi sono inutili quando la mente è cieca
Gli occhi sono inutili quando la mente è cieca

La sagoma di un volto umano tratteggiata con una sottile linea bianca su sfondo nero fa da cornice alla frase di stasera

Gli occhi sono inutili quando la mente è cieca

Non sappiamo nulla di quel volto: non ci sono segni di riconoscimento. Sappiamo molto, però, dei suoi pensieriimprigionati in un modo di pensare poco propenso al confronto con gli altri. A cosa serve osservare il mondo esterno se si pensa in questo modo?

Anche io ho commesso questo errore in passato: avevo preso per oro colato le regole che avevo assimilato in trentasette anni di vita.

Fortunatamente, sono accadute due cose:

  1. Ad un certo punto, le regole che mi ero dato io stesso cominciarono a non andarmi più bene
  2. Ho capito che il mio modo di pensare non solo non era l’unico valido, ma mi stava conducendo all’autodistruzione

La mia mente si stava accecando, tutto mi scorreva di fronte agli occhi senza che lo osservassi veramente. Al cuore, perciò, mancò per lungo tempo il nutrimento: qualcosa proveniente dal mondo esterno che facesse nascere un’emozione.

L’errore più grande che possiamo fare è di essere puro pensiero: abbiamo anche un corpo, perciò dobbiamo sfruttarlo.

Fa che il tuo tempo sia vita….e che la tua vita non sia una perdita di tempo.

Fa che il tuo tempo sia vita....e che la tua vita non sia una perdita di tempo.
Fa che il tuo tempo sia vita….e che la tua vita non sia una perdita di tempo.

In passato, mi lamentavo spesso che la mia vita fosse vuota. Sentivo di aver bisogno di una scossa, se così posso chiamarla.

In quel periodo, mi tornava spesso in mente la frase di oggi

Fa che il tuo tempo sia vita….e che la tua vita non sia una perdita di tempo.

 

Ho scoperto poi che la colpa era mia: gli eventi accadevano (e accadono tuttora), ma ero troppo chiuso in me stesso perché potessi accorgermi di quanto accadeva nel mondo esterno.

Di persone così ne conosco a bizzeffe: non voglio accusarli, ma semplicemente constatare quanto siano chiuse ed egocentriche per accorgersi del mondo esterno. In questo senso, ha ragione Gary Turk: dobbiamo smetterla di guardare un monitor per cercare gli amici, sperando che poi le cose vadano meglio.

La vita, quella vera, è nelle piccole cose, non certo negli eventi eccezionali: se così fosse, vivremmo – forse – meno di un giorno al mese.

Non biasimo certo chi decide di cambiare vita radicalmente: è una scelta personale. Io, però, ho un diverso approccio: si deve partire da ciò che si ha e da ciò che si è per costruire qualcosa di nuovo.

 

Un disperato bisogno d'amore

Un giorno di febbraio, la mia amica Paola pubblico sul mio profilo Facebook la seguente frase

Gli Stadio, sempre grandi…ascoltali

Paola aveva ragione: dì li a qualche giorno Gaetano Curreri & co. avrebbero vinto il Festival di Sanremo.

Tredici anni fa usciva Un disperato bisogno d’amore: il significato della canzone lo sto capendo solo in questi ultimi giorni.

Negli ultimi anni ho sofferto molto la solitudine, dando a questo termine un significato molto ampio. La differenza del mio stato d’animo quando sono solo e quando sono in compagnia e assolutamente percepibile…almeno da me, che la vivo.

Il mio era, appunto, un disperato bisogno d’amore, sempre ampliando molto il significato di questa parola. Fortunatamente, quei giorni sembrano ormai essere alle spallema non vi dico che fatica!!!

Credo che il motivo sia semplice: l’uomo è un animale sociale, perciò non può vivere da solo.

Fortunatamente, da un po’ di tempo, posso usare i tempo passato.

Quando il sangue delle tue vene ritornerà al mare…

Quando il sangue delle tue vene ritornerà al mare, la polvere delle tue ossa ritornerà alla terra, forse ricorderai che questa terra non appartiene a te, ma che tu appartieni a questa terra
Quando il sangue delle tue vene ritornerà al mare, la polvere delle tue ossa ritornerà alla terra, forse ricorderai che questa terra non appartiene a te, ma che tu appartieni a questa terra

Quando cominciai questo blog, non immaginavo che – un giorno – avrei parlato di proverbi dei nativi americani: pare, invece, che quel giorno sia arrivato!

Quando il sangue delle tue vene ritornerà al mare, la polvere delle tue ossa ritornerà alla terra, forse ricorderai che questa terra non appartiene a te, ma che tu appartieni a questa terra

Non ho mai visitato il Nord America (anche se è un viaggio che vorrei proprio fare), nè conosco molto la cultura pellerossa. Quel poco che so, lo devo al cinema, che mi ha fatto pensare che le tribù indiane non fossero poi così selvagge, ma fonte di grande saggezza.

La frase che oggi  ho trovato su Facebook lo dimostra. Facendo una divisione per colore della pelle, potremmo dire che:

  • La popolazione caucasica ha un culto materialista e legato al presente
  • La popolazione cinese ha il culto dell’anziano,perciò legato al passato
  • La popolazione dei nativi americani ha il culto della natura

La natura, in questo caso, è vista come l’inizio e la fine di un ciclo.

Parlando di religione e – più in generale – di tradizioni culturali è impossibile stabilire chi abbia ragione, ma si nota subito l’assonanza con un passaggio della Genesi

polvere tu sei e in polvere tornerai

Sono queste le cose che mi fanno apparire il razzismo come una cosa becera.

Non ho che te

 

Il mondo dello spettacolo e – più in generale – dell’arte potrebbe sembrare il mondo più lontano da quello della gente comune:

  • Lavoratori
  • Studenti
  • Pensionati

In realtà, l’arte scaturisce spesso dall’osservazione del mondo circostante e anche gli artisti vivono sul nostro pianeta, non certo su Marte.

Luciano Ligabue spiega bene il mondo della gente comune nel video di Non ho che te: non servono certo dialoghi per capire la situazione vissuta dal protagonista.

Credo che gli artisti in generale siano molto dotati di empatia: non potrebbero realizzare le loro opere se non fosse così.

Anche se non conosciamo personalmente i cosiddetti VIP, sicuramente troverete fra le vostre amicizie qualcuno che vi capirà a dovere: basta solo osservare un po’ meglio il mondo circostante.