Wake me up when september ends

Spero che il mio contatto Roberto non se ne abbia a male. Avevo promesso di parlare di una frase da lui postata ieri su Facebook

Non per mettervi ansia ma il famoso “se ne riparla a settembre” è fra 2 giorni

Un po’ perché riferita esplicitamente al 30 agosto, un po’ perché non ho trovato un’immagine adeguata, ma soprattutto perché mi ha fatto venire in mente una canzone, ho preferito parlare di Wake me up when september ends.

Il titolo del brano dei Green Day e la frase di Roberto sono più collegati di quanto non possa sembrare:

  • Roberto parla dell’inizio del mese
  • I Green Day si riferiscono alla fine dello stesso periodo

La ripresa dopo le ferie è sempre un po’ faticosa per tutti e verrebbe proprio da dire

Svegliatemi quando settembre è finito

Tuttavia, ricordiamoci che è un mese che deve essere vissuto, perciò vi auguro di riuscire ad ottenerne il massimo. Se riuscirete ad addormentarvi serenamente la notte, guarderete la luna con occhi diversi.

Don't Let Me Get Me

 

Continuerò sempre a sostenere che la vita è proprio strana: tutti vorrebbero vivere come meglio si crede, eppure non ci riusciamo.

Così come P!nk  si lamenta di essere sempre paragonata a Britney Spears nella canzone  Don’t Let Me Get Metutti noi ci lamentiamo – se non di essere paragonati a…. – quanto meno di essere criticati per il proprio comportamento.

Ecco uno dei casi in cui una persona può arrivare ad odiare sé stessa, se non sostenuta o dagli amici o da un’immensa forza di volontà.

È un errore che ho fatto anche io, anche in tempi recenti, confondendo le critiche con i consigli. I primi mirano a distruggere la persona, i secondi aiutano a farla crescere. Distinguere le due cose è relativamente semplice:

  • Chi critica è guidato dalla ferma convinzione che il suo pensiero sia corretto
  • Chi consiglia spesso si interroga e interroga il prossimo sulle motivazioni del proprio comportamento

Se vi comportate nel primo modo, molto probabilmente non farete il bene di quella persona: capisco che ognuno abbia il suo carattere ed il suo modo di esprimersi, ma il (sempre dovuto) rispetto passa anche nel trovare il modo giusto per comunicare con il prossimo.

A chi riceve una critica ingiusta, posso solo consigliare di prendersi un po’ di tempo per riflettere: come dice il maestro Kesuke Miyagi

 tuo migliore karate ancora dentro di te: devi solo tirarlo fuori!

The One That Got Away

 

A volte, ascoltiamo canzoni semplicemente per rilassarci pochi minuti, dimenticandoci di capirne il significato. Il 16 marzo dell’anno scorso avevo già detto quanto sostiene una mia coetanea, ma voglio riportarlo anche oggi

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Se, poi, il testo è in inglese, come nel caso di The one that got away, occorre fare anche uno sforzo di traduzione. Lo sforzo sarà ricompensato da una sorpresa, come quella che Katy Perry è capace anche di trasmettere un messaggio nei suoi brani.

Qualcuno potrebbe sostenere

È la semplice storia di due ragazzi che si lasciano

Forse avete ragione, ma vorrei farvi due domande:

  1. Se così fosse, perché realizzare un video così tragico come quello che vedete?
  2. Perché, in psicologia, si parla di lutto anche per la fine di un qualsiasi rapporto?

Credo che il nostro cervello voglia difenderci dalla sofferenza e che la vita, di tanto in tanto, ce la sbatta in faccia: dobbiamo affrontarla.

Se una persona soffre, occorre starle vicino, anche se lei vorrebbe il contrario e se non sappiamo esattamente come fare per aiutarla: la sola nostra presenza può essere di aiuto. Del resto, si parla di una spalla su cui piangere per indicare l’amico che sta vicino a chi soffre.

Non voglio augurarvi nulla di male, ma so una cosa: se vi comporterete così, il vostro amico sarà al vostro fianco quando voi avrete bisogno di lui.

Il bene o il male che fai torna sempre indietro

Il video che da tempo propone la pagina Facebook MI PIACE la buona educazione e condiviso da Avanti a testa alta  la buona mi ha sempre commosso per la sua bontà e semplicità. Racconta la storia di un uomo che regala alla bambina di una famiglia povera una torta che la piccola voleva, perchè anni prima lui si era trovato nella stessa situazione.

Il titolo del video non ha certo bisogno di un mio commento:

Il bene o il male che fai torna sempre indietro

è già esplicativo si suo.

Per quanto riguarda il male non vorrei parlarne, ma devo. Tralasciando dittatori e qualche altro psicopatico che prova piacere nel fare del male, chi fa del male lo fa per vendicarsi di un torto subito. Un’alternativa molto più pratica, produttiva e razionale della vendetta sarebbe ascoltarsi di più: purtroppo, siamo così convinti delle nostre idee che – spesso – ascoltiamo con le orecchie ma non con il cuore ed il cervello. Anche io ho commesso tante volte questo errore in passato: dovrò prendere esempio da tante persone che mi circondano per non farlo più.

Il bene  dovrebbe essere, invece, un modo per far progredire l’umanità. Se penso ad uno scienziato qualsiasi, a parte qualche psicopatico di cui sopra, hanno sempre avuto come obiettivo il progredire dell’umanità: anche se non sempre ci sono riusciti, ci hanno provato.

Sul tornare indietro il discorso è più complesso: magari occorrerà aspettare anni e ricordare eventi passati per avere la prova che ciò sia avvenuto. Magari due eventi sembreranno slegati fra loro ma, andando a scavare, si potranno unire i puntini, per dirla con Steve Jobs.

Mi piacerebbe portarvi qualche esempio, ma non posso farlo per due motivi:

  1. Sembrerebbe che mi stia pavoneggiando
  2. Non sempre riconosco i miei atti di bontà nel momento in cui li compio.

The wall

 

A volte, tutti ci domandiamo

In che cazzo di società viviamo?

Quest’interrogativo dev’essere vecchio almeno quanto me, visto che i Pink Floyd se lo chiedevano già allora, nell’album The Wall.

Più che un album, una storia…più che una storia, una leggenda: definirlo in altri modi sarebbe impossibile.

Per quanto mi riguarda, quest’album non è nient’altro che la metafora della verità: non importa se la storia riguarda Syd Barrett oppure no…..può riguardare tutti noi!

Se, un tempo, erano solo le Rockstar e le persone ad alti livelli a soffrire di disturbi mentali (ma, forse, alle persone comuni mancava solo una corretta diagnosi), ora mi sembra che tutti abbiano problemi di qualunque genere.

La verità è proprio il problema di quel muro che abbiamo eretto intorno a noi, che ci isola dal resto del mondo e ci fa considerare – in un delirio di onnipotenza – i migliori sul pianeta…ma se ci consideriamo soli, con chi mai potremmo confrontarci?

 

In compagnia

Oggi devo fare un cambio di rotta in corsa: avevo previsto di scrivere a proposito di una certa frase, ma gli eventi delle ultime ore mi hanno fatto ricordare la canzone In compagnia, un vecchio duetto di Eros Ramazzotti, in compagnia di Stefano Bozzetti.

Ciò che mi colpisce di più di questa canzone è il ritornello

Riuscire ad essere uguali
In ogni diversità
E dai colori più strani
Un’alba uscirà

Ciò può avere molti significati, ma il mio resterà sempre e solo uno: occorre accettare l’altro per ciò che è e trattarlo come lui vorrebbe essere trattato.

Ma come vogliono essere trattate le persone? In generale, mi verrebbe da rispondere

Da persone

Il problema è che non c’è un modo univoco per interpretare immediatamente questo concetto: occorre conoscere bene le persone, anche nei momenti più bui, per capire come comportarsi con loro.

Non occorre una laurea in psicologia, basta solo essere aperti al modo di vivere altrui: non è il nostro modo di vivere, ma è comunque degno di rispetto.

Credo che il modo migliore per comprendere il modo di vivere altrui non sia solo frequentarsi,  ma  anche essere reciprocamente  curiosi verso l’altro: domandando apertamente  all’altro le motivazioni del proprio comportamento otterremo tre effetti

  1. Conosceremo meglio il prossimo
  2. Ci mostreremo aperti e comprensibili verso di lui
  3. Eviteremo fraintendimenti

ed allora, dai colori più strani, un’alba uscirà….

Assenzio

 

Il rap è una musica strana: parla di rabbia senza mai citare la rabbia. Sono i testi (o, forse, gli autori) ad essere arrabbiati. Anche in precedenti testi della coppia Fedez/J-AX, sebbene più allegri, io ci leggo una leggera nota di rabbia.

Credo che tutta la musica sia nata per esprimere un sentimento. Se leggete il testo di Assenzioa seconda del vostro umore, potrete trovare

  • Tristezza
  • Rabbia
  • Paura

Io non sono un cantante, né un compositore. Sono un blogger: sono fatto di parole, sentimenti e di world wide web. Noto una certa affinità fra cantanti, compositori, blogger e scrittori in generale: tutti ci esprimiamo meglio con un testo piuttosto che con un dialogo orale.

Non è assolutamente paura di esporsi: a noi piace meditare su quanto ci accade, lasciamo che siano gli altri a prendere decisioni impulsive.

Non vuol dire assolutamente che incassiamo i colpi senza reagire: reagiamo alla distanzausando la parola scritta. Questo ci permette di meditare su quanto ci è accaduto in passato e metabolizzare il dolore o assaporare la gioia, senza lasciarci prendere dall’impulsività.

Il nostro comportamento scritto si riflette anche nella vita di tutti i giorni. Ci pensiamo due volte prima di prendere una decisione: quando, però, la decisione è presa…è definitiva.

Il Grande Torino e la tragedia di Superga

 

La vita non si compone solo di persone, ma anche di idoli e di gruppi.

Il Grande Torino era un gruppo ed era un idolo che perse la vita esattamente 68 anni fa.

Ancora oggi chi ha circa settant’anni ricorda quel gruppo. I più giovani si devono accontentare dei racconti altrui, scoprendo forse solo così che Superga non è solo un marchio di abbigliamento sportivo.

Mancano idoli così? Probabilmente sì: persone che dimostrano che si può arrivare dove si vuole, ma a tre condizioni

  1. Fatica
  2. Sudore
  3. Spirito di gruppo

 

Se le prime due sono assolutamente comprensibili, sulla terza devo spendere qualche parola in più: dietro un grande successo individuale, c’è sempre la collaborazione di qualcun altro, che spesso non viene ricordato nelle cronache.

Pensare di riuscire a fare tutto da soli è un segno di povertà emotiva. Immaginate di dover imparare a suonare uno strumento: se non vi chiamate Mozart, avrete bisogno di qualcuno che vi spieghi i rudimenti e, se siete portati, valorizzi il vostro talento.

Nel mio piccolo, non riesco mai a dimenticare che questo blog è nato proprio grazie ai suggerimenti di Consolata, i complimenti di Paola, le correzioni grammaticali di Francesca…solo per citare il podio delle persone che mi hanno aiutato a realizzarlo.

Cosa vedo intorno a me, ultimamente? Sinceramente, vedo l’esatto contrario di quanto ho appena descritto. C’è un individualismo strisciante: nessuno ammetterà mai di voler far prevalere il proprio interesse personale a quello altrui o quello collettivo, ma è quello che facciamo.

Quanto dovremmo imparare dal Grande Torino? Più di quanto possiamo immaginare, ma siamo emotivamente sordi: non sentiamo questa necessità e non immaginiamo quanto staremmo meglio se collaborassimo tutti insieme.

Tutti i giudici la bocciano…

Ancor prima di visualizzare il video di stasera ho capito che mi sarebbe piaciuto, perché sono stato attratto dal titolo scelto dalla pagina Facebook Video incredibili, anche se ho trovato una versione migliore su youtube

Tutti i giudici la bocciano, ma quando lei capovolge il quadro…wow!

Non è possibile riassumere ciò che accade nelle scene riprese: bisogna vedere tutto fino alla fine!

Trovo queste immagini una fantastica metafora della vita:

  • Quante volte pensiamo che la nostra vita potrebbe essere migliore?
  • Quante volte ci sentiamo giudicati da altri che poco sanno di noi?

In entrambi i casi, una risposta plausibile potrebbe essere

Molto più spesso di quanto non vorrei

Quando ci sentiamo giudicati da altri o da noi stessi, dobbiamo considerare tre cose:

  1. Solo noi conosciamo la nostra vita passata
  2. Nessuno la conosce meglio di noi
  3. Nè noi, nè altri possono prevedere il futuro

Prendendo spunto dal finale di questo video, vi propongo un piccolo esercizio: questa sera, prima di addormentarvi, ripensate alle ultime vicende che vi hanno reso tristi. Cercate di visualizzarle con il distacco che solo il tempo sa darvi: vi sembrano ancora così tanto brutte? Hanno un grandissimo pregio: vi hanno reso ciò che siete adesso…metaforicamente, vi renderete conto che siete un grandissimo quadro, con una qualità in più: siete vivi!

Guardando il cielo

 

Non parlo spesso di canzoni perché richiedono un certo periodo di meditazione sia per apprezzarle, sia per comprenderne il reale significato, aldilà dell’accompagnamento musicale.

Pensando ad Arisa, poi, mi risulta particolarmente difficile: non perché non apprezzi la cantante ma, nella mia testa, è come se fosse l’autrice adatta per trascorrere un momento spensierato…fino a quando non ho ascoltato Guardando il cielo.

Un testo che parla di quanto ci stiamo abituando a vivere disorientati, ancor più rimarcato in un video con pochi riferimenti geografici…che sono poi i riferimenti che abbiamo visivamente presenti nella nostra vita.

Forse è proprio questo il significato del titolo: occorre guardare il cielo per trovare un punto di riferimento. Dai tempi di Galileo, sappiamo che il cielo non si muove, ma siamo noi a farlo!

Una metafora che è abbastanza chiara: nella vita abbiamo bisogno di certezze. Putroppo, l’unica certezza – a volte – sembra essere la morte.

Occorre fermarsi un attimo a porsi una domanda:

Cosa c’è di buono e stabile nella mia vita?

Forse non è semplice ma, pensandoci bene, qualcosa verrà in mente di sicuro. Quelle sono le cose che dobbiamo conservare. Il resto è solo di passaggio: forse non siamo ancora pronti ma, un giorno, faremo un po’ di pulizia ed abbandoneremo ciò che ci fa male.

Vi faccio un esempio personale: circa un anno fa, conobbi una persona che mise in dubbio l’efficacia della psicoanalisi e, perciò, tutto il lavoro che tuttora sto facendo su di me.  Non ci volle molto tempo perché lei mi ponesse subdolamente davanti ad una scelta

O me o la psicoanalisi 

Inutile dirvi quale è stata la mia scelta: alle diciotto ho appuntamento con la dottoressa!