Quali scenari per il futuro? Quale futuro?

Vignetta di ElleKappa
Vignetta di ElleKappa pubblicata sul quotidiano “La Repubblica”

Oggi è una giornata importante: è il giorno delle elezioni politiche 2018. Non è necessario leggere i giornali o guardare la televisione per capire che il clima sia piuttosto acceso. Basta guardare le vignette satiriche, come quella proposta da Ellekappa su La Repubblica di oggi.

Il primo personaggio domanda

Quali scenari per il futuro?

Il secondo risponde

Quale futuro?

Se non sapessi che si tratta di satira, direi che il quesito è legittimo: quale futuro vorremmo per la nostra vita?

Non sto parlando della vita del nostro Paese, l’Italia, sto parlando della nostra vita personale. Fateci caso: ogni cinque anni (o anche meno) abbiamo il dovere civico di andare a votare, ma non sentiamo mai il bisogno di fermarci per valutare dove sta andando la nostra vita personale, di tanto in tanto.

Le rare volte che lo facciamo, è perché ci è capitato fra le mani un vecchio libro che non leggiamo, ma semplicemente sfogliamo, perché non troviamo il tempo di fare altro.

In realtà, dovremmo trovare assolutamente questo tempo. I motivi sono molteplici

  • Valutare a posteriori
  • Pianificare
  • Modificare

So bene che invito sempre a vivere il presente, ma è anche vero che vi invito spesso a riflettere e non possiamo considerare ogni giorno come scollegato dai precedenti o dai successivi: la nostra vita non è una vignetta statistica, è più simile ad un libro. Valutando il passato, possiamo immaginare una nostra esistenza futura, almeno partendo dal presupposto che non possiamo cambiare nulla della nostra condizione odierna.

Mi pare di avervi già invitato a fare il seguente esperimento: una sera a settimana, prima di addormentarvi, focalizzate su un singolo aspetto della vostra vita che non vi piace ed immaginate un ipotetico comportamento alternativo.  Cercate di individuare una cosa relativamente semplice da cambiare. La mattina dopo, effettuate la modifica. La settimana successiva, ripetete l’esperimento: settimana dopo settimana, avete realizzato dei vostri scenari futuri.

 

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini?

Vignetta pubblicata sul blog di cecigian e condivisa dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

Ieri la pagina Facebook Informazione Libera ha condiviso una vignetta originariamente pubblicata sul https://cecigian.blogspot.it.

Un personaggio femminile disegnato in un modo molto simile in cui lo farebbe Vauro, si domanda

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

La frase sembrerebbe essere pienamente condivisibile, ma – concretamente – dobbiamo fronteggiare tutti i giorni il razzismo.

Non un razzismo evidente, ma più subdolo e strisciante, che pochi ammettono di nutrire nei confronti del prossimo, ma che si evidenzia in determinati atteggiamenti:

  • Ignorare chi chiede la carità
  • Allontanare sbuffando i venditori ambulanti
  • Mostrare insofferenza nei confronti dei continui sbarchi proposti dal telegiornale

Se qualcuno ci chiedesse una giustificazione qualsiasi per il nostro atteggiamento in questi casi, dubito che vi dichiarerete apertamente razzisti. Immagino, invece, che risponderete con giustificazioni più o meno politicizzate.

Politicizzate o meno che siano, si tratta comunque di giustificazioni che denotano il razzismo. Chi non è razzista, non ha bisogno di giustificazioni: aiuta il prossimo e – forse – si scusa nei casi in cui non gli è possibile fare di più.

Non essendo razzista, mi domando

Quali sono le motivazioni di chi odia qualcuno di diverso?

Sinceramente, vorrei proprio saperlo, ma non credo che qualcuno dei chiamati in causa avrà il coraggio di rispondere.

Ho smesso di combattere i miei difetti. Sono passato dalla loro parte!

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Ho smesso di combattere i miei difetti. Sono passato dalla loro parte!

Oggi l’attore Rocco Papaleo ha condiviso sulla propria pagina Facebook una vignetta di Massimo Cavezzali, in cui il personaggio sembra aver raggiunto un grosso risultato, tanto da esclamare

Ho smesso di combattere i miei difetti. Sono passato dalla loro parte!

La tempistica di pubblicazione mi sembra praticamente perfetta, visto che cade a poche ore dalla morte di Paolo Villaggio, l’attore che (forse più di tutti) ha messo in luce i difetti di un intera classe sociale: debole con i forti, ma ansiosa di riscattarsi.

Parlando di singole persone

  • Chi non è mai stato criticato per i propri difetti?
  • Chi non ha mai criticato i difetti altrui?

Lo facciamo tutti, io compreso, forse per malcelata invidia. Quale che sia il motivo di fondo, è una cosa che ci fa sprecare tempo ed energie per migliorarci.

Non so voi, ma io, dopo aver litigato con qualcuno, mi sento stanco ed avvilito, come se avessi impiegato tutte le mie energie a difendere le mie ragioni. Qualcuno potrebbe dire che è stata semplicemente legittima difesa: a prima vista, posso dare loro ragione.

Andando a fondo, mi rendo conto che manca un componente fondamentale: tutta la storia. Il passato ci ha reso ciò che siamo: dobbiamo tenerne conto, ma non credo che le nostre vicissitudini personali siano d’interesse per chi ci ha criticato. Anzi, difficilmente saranno comprese.

Ho imparato che l’unico modo per vivere è accettare i propri difetti.

 

 

 

Pultroppo, propio, a me mi, andevamo, cortello, salciccia, semafero, se io avrei

 

Immagine dalla pagina Facebook "Fancazzismo"
Pultroppo, propio, a me mi, andevamo, cortello, salciccia, semafero, se io avrei

Il titolo di questo post potrebbe farvi pensare che io sia ammattito tutto d’un tratto: così non è, state tranquilli.

Si tratta solo dell’elenco di parole che il protagonista dell‘immagine proposta dalla pagina Facebook Fancazzismo è costretto a sentire

Pultroppo, propio, a me mi, andevamo, cortello, salciccia, semafero, se io avrei

tanto che gli sanguinano le orecchie.

In casi come questo, so essere molto comprensivo: anch’io parlo scorrettamente. Da tipico italiano del profondo nord (leggi Lombardia), aggiungo l’articolo davanti al nome.  Per quanto sbagliato, è un abitudine orale pari a quella di certi luoghi meridionali, in cui si usa il passato remoto anche quando sarebbe più indicato il passato prossimo.

Cosa c’entra questo con la vita delle persone? All’apparenza, nulla…ma vi invito a riflettere.  Così come è diverso il linguaggio dialettale che usiamo ogni giorno. sono diverse le abitudini….e non sto parlando semplicemente di usanze di questa o quella provincia.

Tempo fa, parlai di individualismo strisciante: trovo altrettanto corretto parlare di razzismo strisciante ed individuale. I nostri usi e costumi locali derisi dal vicino di casa.

A quando un’integazione come si deve?

Sono ottimista. Il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Di merda.

Altan
Sono ottimista. Il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Di merda.

Non è la prima volta che parlo di una vignetta satirica: questa volta, ho scelto una creazione di Altan.

Un suo noto personaggio, seduto con un bicchiere in mano, si rivolge al pubblico

Sono ottimista. Il bicchiere lo vedo mezzo pieno. Di merda.

Se parlassi di politica, darei ragione ad Altan, almeno nel breve periodo. Visto che parlo di vita, non posso che esprimere il mio disaccordo.

Se è vero che non sempre va tutto nel migliore dei modi, è anche vero che non conosciamo il futuro: non possiamo prevedere se ciò che ci accadrà sarà bello o brutto.

Questo si può dire anche parlando del futuro più prossimo che esista. Potete dirmi forse:

  1. Quali dialoghi avrete nelle prossime ore?
  2. A che ora esatta andrete a letto stasera?
  3. Con quale umore vi sveglierete domattina?

Il motivo è semplice: la vita ed il futuro sono imprevedibili. Possiamo valutare se un evento è stato positivo oppure negativo solo dopo averlo vissuto.

Per farvi un esempio, vi racconterò un piccolo episodio che vi farà sorridere. Fino ad oggi, ho tolto tre denti del giudizio: i due inferiori ed uno superiore. La prima volta non sentii nulla durante l’operazione, mentre ebbi dolore nei cinque giorni successivi; nel secondo caso, accadde il contrario, nonostante l’anestesia; nel terzo caso, sentii solo un piccolo fastidio per poche ore dopo l’operazione.

Tre casi diversi…eppure il paziente era lo stesso. Ora rispondetemi: siete ancora sicuri di poter predire il futuro?

 

Dove siamo? Benvenuta fra i miei pensieri…

benvenutaframieipensierimaltempo
Benvenut fra i miei pensieri, scusa per il maltempo

Il 4 agosto 2016, mentre scrivevo uno degli ultimi articoli prima delle vacanze estive, nasceva la pagina Facebook Coma Empiricoma io l’ho scoperta solo oggi.

Mi ha subito colpito la vignetta che vedete: una donna chiede

Dove siamo?

l’uomo interrogato risponde

Benvenuta fra i miei pensieri…scusa per il maltempo

Non so se stupisca più la domanda o la risposta:

  • Perchè la donna si sorprende di essere nei pensieri di qualcuno?
  • Perchè l’uomo si deve scusare di avere brutti pensieri?

Il problema è proprio questo: non so per quale motivo, ma pensiamo che tutti siano felici…Tutti, tranne noi.

Siamo caduti persino nel paradosso di volere la compagnia di qualcuno, ma essere sempre più soli!

Senza voler dare un significato politico al tutto, si fa comunque presto a capire che la società si sta sfaldando…e non è un buon segno.

Dove la metto la lavagna multimediale?

Vignetta di Roberto Mangosi
Dove la metto la lavagna multimediale?

Ho sempre apprezzato la satira: prima ti strappa una risata, poi ti fa pensare. Ho difeso la satira  francese il 4 settembre scorso, poi il 9 settembre…non comincerò certo oggi a denigrarla.

Nella vignetta trovata sulla pagina Facebook Informazione libera, Roberto Mangosi disegna un fattorino che chiede ad un bidello

Dove la metto la lavagna multimediale?

all’entrata di una scuola che cade a pezzi.

Non voglio certo accusare lo Stato (specialmente in questo periodo) di non fare il proprio dovere oppure di pensare ai problemi sbagliati: voglio accusare tutti noi, me incluso!

Tendiamo a preoccuparci di determinati problemi e a sottovalutarne altri: putroppo, spesso poniamo attenzione al problema sbagliato. Quante volte ci siamo preoccupati delle nostre finanze trascurando la nostra salute? Se ci pensate bene, è proprio per questo motivo che ha avuto successo il Junk Food.

Il nostro bene più prezioso siamo noi stessi: se ognuno di noi starà meglio, tutto il mondo starà meglio.

 

 

Taxnomìa Cerebral

 

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Taxonomìa Cerebral

Al mondo esistono più di sette miliardi di persone, ognuna diversa dalle altre. La e la razionalità, però, ci portano a classificare tutto.

L’immagine di oggi ben rappresenta questa mania di classificazione, tanto da essere stata chiamata

Taxonomia Cerebral

Secondo questa vignetta, al mondo esistono nove categorie di cervelli, quindi nove tipologie di persone

  1. Il cervello razionale
  2. Il cervello incompreso
  3. Il cervello giocatore
  4. Il cervello bambino
  5. Il cervello distratto
  6. Il cervello politico
  7. Il cervello ermetico
  8. Il cervello introspettivo
  9. Il cervello bipolare

Come se avessimo una ed una sola caratteristica che emerge di noi stessi!

Certamente ci sono aspetti del carattere di ognuno predominanti sugli altri….Ma una persona è molto più complessa di quanto non possa essere visto o percepito a prima vista.

Quante volte, conoscendo una persona, l’abbiamo subito giudicata in un certo modo? Quante volte abbiamo dovuto rivedere la nostra opinione dopo aver frequentato quella stessa persona per un po’ di tempo?

Ad essere sincero, trovo questa vignetta anche piuttosto riduttiva sotto un secondo aspetto. Anche ammettendo che abbiamo una sola caratteristica predominante sulle altre..Possibile che al mondo esistano solo nove tipi di cervelli, quindi nove modi per vedere le cose?

Secondo me, no. Ricordo sempre con piacere la frase di un mio professore universitario

Siamo unici e diversi

Statistica alla mano, quindi, al mondo esistono oltre sette miliardi di modi per giudicare la stessa cosa…uno diverso per ogni persona!

Come te la cavi? Va alla grande, pollici in su!

Come te la cavi?

Quante volte ci chiedono, come nella vignetta di Sarah Andersen

Come va? Come stai?

La risposta di circostanza é sempre la stessa

 

Va alla grande: pollici in su!

 

In realtà, non va bene per niente:

  • Lo stress non ci fa dormire
  • Vorremmo scappare

Non sto parlando dello stress quotidiano, per il quale basta un bagno caldo per ritemprarsi, ma di cose più profonde, a cui raramente sappiamo dare un nome. Solo un terapeuta o una persona empatica  sanno fare questo: purtroppo, la psicanalisi costa e l’empatia non  è ascoltata un dono di tutti

Trascorrere il tempo fuori casa non vuol dire prendersi cura di sè.

Per farlo basta fare ciò che ci piace qualche minuto al giorno.