I've become comfortably numb

 

Oggi su Facebook avevo promesso di scrivere a proposito di una frase. L’umore, però non è adatto: credo che questa sera ci vogliano i Pink Floyd.

Nonostante l’album The Wall sia universalmente riconosciuto come la storia di Pink in varie fasi della vita, sembra che Roger Waters e soci abbiano attinto a piene mani dalla mia storia: poiché l’album è uscito il 30 novembre 1979, solo 9 mesi dopo la mia nascita, mi dà una sensazione di preveggenza.

I’ve become comfortably numb

La traduzione del verso sarebbe

Sono diventato piacevolmente insensibile

Sto lavorando per diventarlo: la vita mi sta chiedendo troppo…

Capita che per quante cose abbiamo da dire alla fine ci teniamo tutto dentro….

Capita che per quante cose abbiamo da dire alla fine ci teniamo tutto dentro....
Capita che per quante cose abbiamo da dire alla fine ci teniamo tutto dentro….

Ho trovato l’aforisma di stasera su vari siti, senza trovare l’autore originale. Se qualcuno trova indicazioni, commenti questo post…sono proprio curioso di sapere chi abbia pronunciato queste belle parole

Capita che per quante cose abbiamo da dire alla fine ci teniamo tutto dentro; forse aspettando che qualcuno le venga a cercare

Lo faccio spesso anche io: ho aspettato per anni qualcuno che mi ascoltasse veramente. Nonostante tutti fossero dotati di orecchie, tanti si dimenticavano di collegare questi due organi al cuore. Alla fine, mi sono rassegnato: ho tenuto tutto dentro….

Quando stavo per scoppiare, finalmente ho trovato la persona adatta: non vi rivelerò il nome nemmeno sotto tortura, quindi evitate di chiedermelo…Vi basti sapere che non si tratta della mia psicanalista!

Non saprei dire come ha fatto a trovarle, so solo che ci è riuscita….Anche se lei non se ne rende ancora conto!

Quando riuscirà a rendersene conto, so che mi farà la domanda giusta.

Anche se io non so ancora quale sia questa domanda, sono certo che  la mia risposta verrà dal cuore!

Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: "A che gli è servito nascere?"

TempoMortoVivoCioran

Nascita e morte sono l’inizio e la fine della vita: in mezzo a questi due estremi, dobbiamo vivere.

Emil Cioran è arrivato a domandarsi

Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: “A che gli è servito nascere?”. Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo

La domanda può essere semplificata così

Come riempiamo la nostra vita?

Vi invito a fare un piccolo esperimento che richiede pochi minuti per quattordici giorni:

  • Ogni giorno scrivete su un’agenda le cose che vi sono accadute durante la giornata e come avete trascorso le vostre ore
  • Prima di addormentarvi, rileggete quanto avete scritto
  • Confrontate i vari giorni l’uno con l’altro

Se per due settimane le giornate vi sembrano tutte uguali, è il momento di cambiare qualcosa.

Non è necessario un cambiamento radicale: basta modificare qualche piccola abitudine e aguzzare un po’ di più i sensi.

Se, per esempio, siete abituati a trascorrere la sera davanti alla televisione, cercate un qualche evento nella vostra città. Se proprio non c’è niente che vi piaccia, provate a entrare in quel bar di fronte a casa in cui non siete mai stati: in poche parole, vincete la pigrizia.

Molte volte gli eventi ci sfrecciano davanti senza che ce ne rendiamo conto, a causa dei tanti impegni. Annotare anche le piccole cose rende più tangibile quante cose accadono nel corso di una giornata senza che ce ne rendiamo conto.

Vi accorgerete che la vostra vita non è così vuota come pensavate e che – comunque – potete migliorarla in molti modi.

 

Non c'è più fantasia

 

Questa mattina la riproduzione casuale del mio IPod mi ha regalato il ricordo di Non c’è più fantasia di Eros Ramazzotti.

Questa canzone fu pubblicata nel 1994: parlando solo di fantasia, le cose sono drammaticamente peggiorate. Allora c’era forse ancora qualche speranza di recuperarla, ma oggigiorno la fantasia è morta.

Non so quale sia la causa:

  • Forse l’età mi ha reso meno fantasioso
  • Forse sono rimasto drammaticamente traumatizzato dall’11 settembre 2001
  • Forse…chissà cos’altro?

I programmi televisivi sono tutti uguali, non ricordo quale sia stato l’ultimo film per il quale mi sono emozionato.Fa parziale eccezione la letteratura, ma trovare qualcosa di fantasioso equivale al classico terno al lotto.

Comunque sia, sono anni che spero che la fantasia riprenda il posto che gli spetta in questa società. Economisti e politici si arrabattano per trovare una soluzione alla crisi, la gente comune cerca un modo per continuare a vivere dignitosamente, nessuno sembra riuscire a trovare il bandolo della matassa.

Forse ci vorrebbe un po’ di intuito…Ma come si fa ad intuire qualcosa se non c’è più fantasia?

 

 

Incontra Elisa sul treno e condivide una riflessione su Facebook. Il suo post fa 18mila like

Stasera voglio dedicare spazio ad una notizia pubblicata su L’Huffington Post.

Il titolo è già molto esplicativo

 

Incontra Elisa sul treno e condivide una riflessione su Facebook. Il suo post fa 18mila like

In breve: un’utente di Facebook incontra su un treno Elisa. Dopo averle scattato una foto con lo smartphone,  la pubblica sul social network commentando

Ero in treno di fronte a Elisa, la cantante. Nessuno discute sulla sua bravura, sulla sua fama e, naturalmente, sulla sua ricchezza. Era vestita in maniera semplicissima e ha mostrato un atteggiamento di un’umiltà spettacolare, tanto da aiutare una mamma a scendere le scale con un passeggino. Non c’erano guardie del corpo o persone con lei. Era sola e con una borsa della coop, non Hermes, Luis Vuitton o Chanel

Attualmente, il post ha ricevuto:

  • 80.737 Like
  • 10.167 Condivisioni
  • 1.419 Commenti

Questi numeri mi fanno riflettere: la gente comune è talmente abituata a pensare che un personaggio non possa avere una vita privata che si stupisce del contrario! Non solo: spesso non ci rendiamo conto che l’equazione

Successo = Ricchezza = Ostentazione

non è una regola matematica, ma una convinzione sociale!

 

 

 

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto
La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto

 

Per chi non l’avesse capito, adoro Charles Bukowski: è la seconda volta che dedico un post ad un aforisma quest’autore.

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto

Gli artisti in generale sono dei grandi osservatori del mondo esterno, in modo diverso dagli studiosi:

  • Gli studiosi si basano su meri dati e osservazioni scientifiche
  • Gli artisti vanno alla ricerca di cose meno tangibili e visibili

Entrambe le categorie osservano il mondo che le circonda. E’ proprio osservando il mondo che si scoprono cose nuove e se ne realizzano tante altre.

Mi sono spesso chiesto

Perché i personaggi dei libri di Bukowski sono così realistici tanto da apparire dannatamente umani?

La risposta che mi sono dato è

Perché sono ispirati a persone realmente esistenti

La gente comune mi sembra poco interessata a ciò che la circonda e molto interessata a ciò che proviene dal proprio interno: una specie di epidemia di egocentrismo che ha contagiato un po’ tutti.

Questa epidemia ha fatto morire l’interesse per l’altro, considerato come una specie minacciosa per la nostra incolumità, aumentato l’ego in maniera smisurata, logorato i rapporti umani.

Fortunatamente, il nostro corpo è dotato dei tre strumenti che servono per guarire:

  1. Occhi per osservare
  2. Cuore per provare sentimenti
  3. Cervello per capire

Dobbiamo solo allenarli di più…

 

Non ho bisogno che sia facile…

Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena
Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena

Un qualsiasi nostro obiettivi può essere più o meno facile e necessario per il nostro futuro. Detto in altri termini, può essere classificati secondo due parametri:

  1. Importanza
  2. Difficoltà

Il rapper  Lil Wayne non sarebbe sulla scena da diciannove anni se non avesse seguito le sue stesse parole

Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena

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A person who never made a mistake never tried anything new

A person who never made a mistake never tried anything new
A person who never made a mistake never tried anything new

Mi piace l’inglese, perciò ho deciso di riportare questa frase di Albert Einstein nella lingua in cui l’ho trovata su internet

A person who never made a mistake never tried anything new

La traduzione in italiano sarebbe

Una persona che non ha mai fatto un errore non ha mai provato nulla di nuovo

La scelta di questo ritratto su sfondo nero come immagine, lontano dall’iconografia normalmente associata ad Einstein, non mi sembra casuale: l’espressione dello scienziato e lo sfondo nero aumentano la serietà del concetto.

A nessuno piace fare errori: ecco perchè ci scusiamo o ci sentiamo in colpa quando ne commettiamo uno. L’apprendimento, però, nasce proprio dagli errori. Inoltre, l’errore può avere diverse motivazioni:

  • Errate spiegazioni
  • Stanchezza
  • Ansia

Insomma: una serie di motivi psicologici e fisici che fanno capire perché una persona sbaglia. Anche la comunicazione ha una parte di responsabilità: non possiamo dare per scontato che le nostre parole siano immediatamente comprensibili al nostro interlocutore.

Einstein a parte, ci sono una serie di proverbi che spiegano gli errori. Il mio preferito è

Fino alla bara, sempre si impara

Ricorda che non ottenere quel che si vuole, può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna

Non ottenere quel che si vuole, può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna
Ricorda che non ottenere quel che si vuole, può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna

Ogni tanto ci capita di pensare a degli obiettivi: potremmo definirlo ciò che vorremmo. Dopo aver faticato tanto, gli obiettivi ci sfuggono di mano, perchè non possiamo controllare tutto.

Quando mi capita di non aver raggiunto un determinato obiettivo, devo sforzarmi di ricordare la frase che ho letto oggi e vi propongo stasera

Ricorda che non ottenere quel che si vuole, può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna

Il fatto che sia genericamente attribuito al Dalai Lama, mi fa pensare che la frase sia stata pronunciata da Tenzin Gyatso…Se così non fosse, vi prego di correggermi.

Nessuno può dire se questa frase sia vera. Per appurarlo dovremmo:

  1. Vivere una determinata esperienza
  2. L’esperienza deve rivelarsi negativa
  3. Poter tornare indietro nel tempo
  4. Vivere un’esperienza alternativa

Il resto sono solo supposizioni.

Se volete la mia, la graffetta gialla in alto a destra mi ricorda qualcosa da appuntare sulla copertina di un testo. L’angolo piegato in basso mi ricorda che, in determinati casi, si deve proprio voltare pagina.

Spesso è difficile farlo: abbiamo paura di abbandonare ciò che abbiamo inseguito lungamente. A volte, però, è necessario.

Devo cercare di ricordarmelo più spesso.

Io e la batteria del mio cellulare ce la giochiamo a chi è più esaurito!

BatteriaCellulareEsaurito
Io e la batteria del mio cellulare ce la giochiamo a chi è più esaurito!

Il week-end ed il fatto di aver passato un giorno piacevole mi fa venire voglia di scherzare

Io e la batteria del mio cellulare ce la giochiamo a chi è più esaurito!

Chiunque abbia un po’ di sana autoironia ammetterà di non essere completamente sano di mente. I più seri potrebbero prenderla in modo diverso:

  • Contrariarsi
  • Arrabbiarsi
  • Autocommisserarsi

Posso proporvi di vedere la cosa da un’altra prospettiva, per esempio cercando di vedere il lato ironico o comico di una questione? Ovviamente, ciò non è sempre possibile, ma in molte altre occasioni possiamo almeno provarci.

In genere, si è portati a lavorare seriamente, tenendo un certo distacco: forse sarebbe il caso di riuscire a distendere i nervi almeno a pranzo e durante le pause-caffè. Purtroppo, molti portano i loro problemi con loro anche in quei momenti.

Cosa dire, poi, degli hobby? Rischiamo di stressarci senza motivo se ci dimentichiamo del loro lato ludico, che è poi ciò che occorre per rilassarci.

Nella giusta accezione, è bello ogni tanto essere esauriti…