Se pensassi ad alta voce sarei ai domiciliari

Se pensassi ad alta voce sarei ai domiciliari
Se pensassi ad alta voce sarei ai domiciliari

È sabato sera, ho appena cambiato casa, sono senza voce, ma domani andrò comunque a fotografare: bastano questi tre motivi per giustificare il motivo per cui ho scelto una frase ironica da Facebook questa sera?

Il fatto che sia ironica non esclude che la frase autografata con lo pseudonimo tremenoventi sia vera:

Se pensassi ad alta voce sarei ai domiciliari

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C’è qualcosa di più importante della logica

Logica o immaginazione ?
C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione

 

Quando andavo alle elementari, la mia maestra era una persona molto logicaogni settimana, dedicava almeno tre giorni su sei alla matematica, i restanti erano equamente ripartiti tra le altre materie. Non ho mai chiesto perché, ma suppongo che la mia maestra  non apprezzasse la fantasia.

Alfred Hitchcock contraddice quanto sosteneva la mia maestra con la frase

C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione

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Essere felici non vuol dire che nella tua vita sia tutto perfetto

EssereFeliciPiccoleCose
Essere felici non vuol dire che nella tua vita sia tutto perfetto

Quante volte ho cercato di immaginare la vita perfetta, quella in cui una persona può definirsi assolutamente felice? Non lo so: ho perso il conto. So solo che non ci sono mai riuscito veramente, forse perchè il concetto di felicità è evanescente: cambia con il tempo e a seconda delle situazioni.

La frase di stasera, tratta dal film 4 amiche e un paio di jeans, sta modificando le mie convinzioni e mi fa riflettere

Essere felici non vuol dire che nella tua vita sia tutto perfetto. Magari significa vivere di tante piccole cose…e far sì che siano più importanti delle cose brutte.

Da qualche tempo ho preso l’abitudine di segnarmi su un’app dello smartphone tuttociò che mi capita durante la giornata:

  • Incontri programmati o casuali
  • Frasi dette dai colleghi
  • Imprevisti

A fine giornata, mi rendo conto che mi sono capitati tanti piccoli aneddoti, la maggior parte piacevoli, che fanno sì che la mia vita da single impenitente non sia così monotona come l’ho sempre considerata.

 

 

Ci vogliono quattro secondi per scrivere un messaggio

Un messaggio richiede quattro secondi
Ci vogliono 4 secondi per scrivere un messaggio.

Una veduta di una città europea (ad occhio, dato il canale e la bicicletta,direi che si tratta di Amsterdam) in cui non si vede anima viva fa da sfondo alla frase di oggi

Ci vogliono quattro secondi per scrivere un messaggio. Pensate un po’: con soli quattro secondi si può rendere felice una persona

Devo dire che questa frase ha tre difetti:

  • Non mi piace che sia scritto un numero in una frase motivazionale: preferisco la parola
  • La forma della seconda parte del messaggio mi ricorda una campagna di raccolta fondi (meritorie, ma fuori contesto, in questo caso)
  • Non trovo un nesso fra l’immagine e la frase: se qualcuno lo vede, mi avvisi

Il messaggio è comunque vero e profondo. Provate a fare un piccolo test: scorrete la rubrica del vostro cellulare e cercate di ricordare l’ultima volta in cui avete mandato un messaggio o avete telefonato ad ogni persona registrata.

Ogni tanto, lo faccio anche io, domandandomi:

 Perchè non sento più Tizio o Caio da così tanto tempo?

Ammetto che, molto spesso, ho il dubbio che una persona non si ricordi di avermi conosciuto o che il numero sia corretto: dopo tanto tempo, una persona può dimenticarsi di noi o aver cambiato compagnia telefonica. Altre volte, non mi sembra il momento opportuno.

Non so se è così anche per voi. La frase che spesso si usa per giustificarsi è

Non ho tempo

Sinceramente, ho usato molto spesso questa frase come scusa, perciò mi sembra che la usino anche gli altri come scusa. Se trovate altre motivazioni, non avete che da commentare questo post.

In questi casi, mi torna utile risentire Accetta il consiglio, per questa volta: ci sono molte frasi che calzano a pennello pe una cosa simile.

 

 

 

L’umile sente che sbaglia e lo ammette

Differenza tra umile, ipocrita e arrogante
L’umile sente che sbaglia e lo ammette. L’ipocrita sente che sbaglia e lo nasconde. L’arrogante è immune all’errore

Uno sguardo sornione, un sorriso beffardo, una posa che ricorda gli imperatori dell’Antica Roma : è Garfield che, con il cappello tipico dello Zio Sam, pronuncia la frase

L’umile sente che sbaglia e lo ammette. L’ipocrita sente che sbaglia e lo nasconde. L’arrogante è immune all’errore

Con umiltà vi dico che questa sera potrei sbagliare: non tutti saranno d’accordo leggendo che – secondo me – siamo tutti umili, ipocriti e arroganti.

Se è certamente vero che una persona può avere un’indole più incline all’ipocrisia piuttosto che all’umiltà o all’arroganza, è anche vero che la nostra personalità non è statica, ma varia a seconda della situazione.

Immaginiamo un qualsiasi individuo con un carattere mite: per quanto buona possa essere, si arrabbierà certamente se riceve una gomitata senza motivo. Magari quella stessa persona è già rabbuiata per altri motivi che non sappiamo e che amplificano la sua reazione.

Ora proviamo a fare un ragionamento seguendo la frase di questa sera:

  • Se comincio a fare un nuovo lavoro, dovrò imparare quasi tutto, perciò è più facile cadere in errore: con umiltà, ammetterò di aver sbagliato
  • Quando comincerò ad essere più preparato, può darsi che io sbagli per un calo di attenzione : tenterò, con ipocrisia, di nascondere il mio errore
  • Se sono una persona molto fiera (per non dire piena di sè), forse peccherò di arroganza,  e incolperò chissà chi o a chissà cosa per il mio errore

Attenzione, però: la classificazione non è matematica, bensì tra il psicologico ed il sociologico, quindi imperfetta.

Per esempio, io sono una persona molto timida e con una bassa autostima, il che mi porta ad addossarmi anche le responsabilità non mie.

Se provate a guardarvi dentro, scoprirete il caso giusto per voi.

 

Non fate finta di vivere in un paese normale

Facciamo finta di vivere in un paese normale?
Non fate finta di vivere in un paese normale

Il titolo e l’immagine di oggi è un po’ politica (e – forse – anche un po’ polemica): d’altronde, sono state condivise da Roberto Saviano sul suo profilo Facebook

Non fate finta di vivere in un paese normale

Dell’Italia (all’estero, ma anche dentro i nostri confini) se ne dicono letteralmente di tutti i colori: non solo bianco, rosso e verde. Purtroppo, in Italia si legge poco, perciò molti ignorano l’opinione altrui. Il bello è che facciamo finta di essere aperti alle opinioni altrui, salvo poi giudicarle.

Vocabolario alla mano, Saviano ha ragione: il concetto di normalità è sconosciuto al DNA italico. In compenso, gli italiani sono dotati di un’inventiva invidiabile: alcuni la chiamano arte di arrangiarsi, altri creatività, ma il concetto non cambia.

Data questa situazione,  un brainstorming nazionale per normalizzare il Paese sarebbe inutile: ve lo immaginate un gruppo di pazzi alla guida di un ospedale psichiatrico?

Verrebbe da chiedersi

Che fare, allora?

Avrei una risposta, ma ho deciso di non scriverla: andrei contro il principio di questo post..ma, ovviamente, ho la mia opinione.

Non posso fare finta che anche voi non abbiate la vostra opinione: certi problemi del nostro Paese sono uguali in ogni luogo.

Il problema è che facciamo finta di non avere diritti, ma essere soggetti alle decisioni presi da altri. Non parlo solo di decisioni politiche o prese in ambito lavorativo. Parlo delle decisioni che prendiamo ogni giorno.

Ci sono persone che non prendono in considerazione l’opinione altrui, vivendo come meglio credono, altri che si sentono soggiogati dalle decisioni altrui, facendo finta di essere schiavi. Ovviamente, non è normale: ognuno ha i propri diritti personali.

Avere diritti implica il dovere di farli rispettare. Non è solo una questione politica, ma anche di autostima. Dobbiamo credere (o fare finta?) di essere tutti sullo stesso piano.

L’apparenza inganna parecchio

In apparenza un punk, in realtà un angelo
Se c’è una cosa che ho imparato nella vita, è che l’apparenza inganna parecchio

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Abitando a Milano, ci si rende conto che non esiste un modo migliore di un altro o un modo giusto per vivere. Ciò che in apparenza sembra una massa indistinta di individui è, in realtà, un insieme molto variegato di persone.

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Come te la cavi? Va alla grande, pollici in su!

Come te la cavi - Sarah Andersen
Come te la cavi?

Ci sono  periodi che – con una battuta – potremmo definire cavi, nel senso di vuoti. Quante volte ci chiedono, come nella vignetta di Sarah Andersen

Come te la cavi?

La risposta di circostanza è sempre la stessa

 

Va alla grande: pollici in su!

 

In realtà, non va bene per niente:

  • Lo stress non ci fa dormire
  • Vorremmo scappare
  • Sentiamo che ci manca qualcosa

Non sto parlando dello stress quotidiano, per il quale basta un bagno caldo per ritemprarsi, ma di cose più profonde, a cui raramente sappiamo dare un nome.  Questi sono i periodi cavi: facciamo tutto come al solito, ma ci sentiamo vuoti dentro. Solo un terapeuta o una persona empatica  riuscirebbero ad aiutarci, ammesso che diciamo loro la verità: purtroppo, la psicanalisi costa e l’empatia non  è ascoltata un dono di tutti.

Trascorrere il tempo fuori casa non vuol dire prendersi cura di sè. Dobbiamo uscire fuori di casa con lo scopo di fare qualcosa che ci fa stare bene: per essere chiari, uscendo dalla porta, dobbiamo avere un obiettivo. Non è necessario che sia qualcosa che non abbiamo mai fatto: basta che sia qualcosa che ci fa stare bene.

Per farlo basta fare ciò che ci piace qualche minuto al giorno. Sembra facile ma, a volte, la stanchezza ci fa dimenticare anche le cose che ci piacciono. Se non riuscite a dormire, significa semplicemente che dovete dedicarvi al vostro hobby non avete sonno, dovete solo fare in modo che la mente si rinfreschi. Non è difficile uscire da un periodo cavo, basta solo ricordarsi che stanchezza e sonno sono simili per sintomi, ma la loro cura – se così possiamo chiamarla – è molto diversa.

Dopo che avrete fatto ciò che vi piace per un po’, riuscirete a dormire meglio e la mattina dopo sarà migliore delle precedenti.

Chi soffre, alla fine è sempre la persona…

Caratteristiche di chi soffre
Chi soffre, alla fine è sempre la persona che si fa il culo per far star bene gli altri

Chi soffre, alla fine è sempre la persona che si fa il culo per far star bene gli altri

La ragazza rappresentata in questa fotografia soffre, perché sa che esistono due tipi di persone:

  • Gli altruisti, che cercano di far star bene il prossimo
  • Gli egoisti, che pensano solo al proprio benessere

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