Auschwitz – Canzone del bambino nel vento

Oggi è la giornata della memoria. Scegliere la canzone di cui parlare è stato semplice:  ho scelto Canzone del bambino nel vento, meglio nota come Auschwitz. Per i miei gusti musicali, preferisco la versione live dei Nomadi che vi propongo anziché quella dell’Equipe 84.

Mi piace questa versione perché si sente distintamente il pubblico ripetere il ritornello della canzone.

Se si trattasse di un qualsiasi altro brano, il fatto potrebbe passare inosservato. Tuttavia, come scrivevo il primo marzo scorso

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Perciò, con Auschwitz, il discorso è diverso:

  1. il pubblico canta una tragedia che probabilmente non ha vissuto, ma che conosce bene dai libri di storia
  2. Non a caso, il video propone l’incipit  di Se questo è un uomo.
  3. Le fotografie proposte sono eloquenti

Per questo parlare del brano è difficile, soprattutto a livello emotivo: le parole sono chiare, ma colpiscono come un pugno allo sterno. Un pugno allo stomaco – forse – fa più male, ma il dolore passa in fretta: un pugno allo sterno, potrebbe anche perforare il cuore.

Non credo che la vicenda legata ad Auschwitz in particolare sia rimasta impressa nella mente delle persone perché l’hanno studiata sui libri di storia. Non credo nemmeno che Se questo è un uomo di Primo Levi sia servito esattamente allo scopo.

Quello che ci ha aiutato di più è la mania del Nazismo nel documentare tutto.  In questo modo, abbiamo avuto la testimonianza diretta (anche se dalla parte del nemico) di quanto accaduto. Il resto lo hanno fatto le testimonianze delle persone rimaste in vita.

Non è esattamente una questione legata ai documentari o ai libri di storia. Molto è legato alla possibilità di poter attingere alle testimonianze dirette. Non ci siamo appassionati alla storia dei lager, ci siamo appassionati alle storie di chi è uscito vivo dai lager.

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