Ma perché non siamo nati tutti finocchi?

 

Questa notte se ne è andato Gastone Moschin, facente parte di quel gruppo che erano tutto, fuorché finocchi, del film Amici miei.Qualcuno lo ricorderà anche per essere stato

  • Il Vescovo di Gubbio al fianco di Don Matteo/Terence Hill
  • Il padre del maestro Emilio (Solfrizzi) in Sei forte maestro

Per la maggioranza, però, resterà per sempre l’Architetto Rambaldo Melandri, quello che in Amici miei, durante la scena della stazione, si chiedeva

Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?

Già allora si era capito essere finocchi, per citare le sue stesse parole,  è (forse) una questione genetica, eppure siamo andati indietro e non avanti. Certe persone detestano il prossimo semplicemente perché tifa una squadra di calcio diversa dalla propria, figuriamoci per le proprie inclinazioni sessuali.

Lasciando perdere il progresso scientifico, una volta sarebbe bastato cercare di tirare su di morale un amico assestando qualche ceffone ai passeggeri di un treno in partenza per comprendere il significato del termine amicizia.

Al giorno d’oggi, mi chiedo non solo quante persone farebbero qualcosa di simile, ma soprattutto

quanti si interessano che il prossimo si senta bene?

Sono certo che tutti fanno una telefonata o vanno a trovare qualcuno ogni tanto. Tuttavia, sembra sempre più un’oasi in mezzo a comunicazioni più asettiche e virtuali. Basta ripercorrere velocemente la storia tecnologica per rendersene conto: WhatsApp ha sostituito gli SMS, che hanno sostituito le mail, che hanno sostituito le telefonate, che hanno sostituito le lettere.

La velocità in certe comunicazioni è sicuramente produttiva, ma in amicizia è controproducente: meno tempo si passa con il prossimo, più il prossimo si sentirà messo da parte e, di conseguenza, penserà che la nostra amicizia non sia veramente tale.

Basterebbe, per esempio, tornare a frequentare lo stesso bar per farsi un nuovo gruppo di amici.