Il Tamagotchi compie vent’anni

Non credo che molti dei miei follower apprezzeranno il mio post di oggi: per farlo, occorre avere l’età giusta ed aver almeno sentito la notizia del ritorno di un oggetto di culto negli anni novanta: il Tamagotchi .

Chi ha la giusta età, ricorderà il  Tamagotchi : quel gioco elettronico portatilei l cui scopo era allevare un pulcino con tutte le cure del caso, pena morte del pennuto virtuale. Per tutti gli altri, ho pensato di caricare il video della pubblicità di ventun anni fa, quando

  • Alcuni di voi non erano ancora nati
  • Altri erano troppo grandi per apprezzarlo
  • Per una minoranza, questo videogioco era un oggetto di culto

Facendo una proporzione, il Tamagotchi sta al 1996 come Pokèmon GO sta al 2016. A quel tempo, tutti ne parlavano, così come oggi  si affannano tutti a cercare mostri virtuali su strade reali.

I tempi cambiano, i gusti pure, ma i bisogni delle persone restano sempre i medesimi.

Basta fare una domanda per carpirlo

Chi di voi a quattordici anni non ha voluto il motorino?

L’economia e gli studi universitari in generale li chiamano beni, comunemente si chiamano oggetti o cose, a seconda del termine che preferite.

Io preferisco chiamarli mezzi perché sono – appunto – i mezzi che utilizziamo per sentirci accettati da un gruppo. Non dico che il tamagotchi allora o i Pokemon oggi costituiscano un motivo per essere esclusi da un gruppo: certo è che chi non ne aveva mai sentito parlare appariva come vecchio, così come appare vecchio oggi chi non conosce Pikachu.

Il dialogo reciproco potrebbe essere un mezzo alternativo che abbiamo sempre avuto a disposizione, ma mi  sembra che lo utilizziamo ben poco. Forse è proprio il caso di cominciare a parlare di più ed usare meno i mezzi elettronici. Magari la notizia del ritorno del tamagotchi potrebbe essere l’argomento da cui partire.

 

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