Spezzacchio fa già discutere

 

L’anno scorso, di questi tempi, avevo parlato di Spelacchio, l’albero di Natale posato dal Comune di Roma. Quest’anno mi tocca parlare di Spezzacchio, il suo fratello posato per le Feste di quest’anno, sempre nella Capitale.

Il nome Spezzacchio, come riporta la notizia pubblicata da L’Huffington Post, nasce dal fatto che l’abete della Val di Fiemme avrebbe già qualche ramo spezzato.

Se il nome Spelacchio mi ricordava effettivamente un soprannome burlesco e – forse – un po’ romanesco, quello di Spezzacchio mi dà più un senso di forza, quasi a ricordare i nomi indiani. A parte questo, sembra che il battesimo di  Spezzacchio sia avvenuto un po’ troppo frettolosamente.

Probabilmente è stato scelto da qualcuno che ha visto solo di sfuggita o l’albero o il video. Documentandosi un po’ , si capisce che i suoi rami sembrano spezzati, tuttavia il trasporto è stato effettuato consuma tecnica precisa.

Leggendo tutto questo, ho pensato

Siamo alle solite

Quante volte giudichiamo una notizia senza approfondirla? Non è possibile conoscere tutti i fatti, questo è ovvio, ma è anche altrettanto ovvio che non è dal titolo che si può conoscere come stiano le cose.

La stessa cosa avviene fra persone: si giudica il comportamento altrui frettolosamente, basandosi su poche notizie, spesso indirette, cioè riportate da altri, non dal diretto interessato.

Una prassi ormai vecchia di secoli, se Cesare Sterbini mette in bocca ad uno dei personaggi de Il barbiere di Siviglia la famosa Aria della Calunnia. Controllare le notizie è abbastanza semplice: basta controllare più fonti. Capire le persone è più difficile, vero?

Non si possono capire tutte le persone e non è facile capire le persone in generale. Tuttavia, ci complichiamo la vita (detto ironicamente) credendo alle dicerie o alle nostre supposizioni. Basterebbe chiedere al diretto interessato notizie sulle cose che lo riguardano per comprendere

  • La verità
  • Il perchè di un suo determinato comportamento
  • Varie ed eventuali

Invece è più comodo credere a ciò che ci dicono gli altri e non avere prove tangibili.

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