Ho visto un re

Essendo venerdì, oggi vorrei proporvi una canzone molto ironica, che parla di re e non solo. Parla anche di  imperatori, vescovi, ricchi e villani.

Se leggiamo il testo, avremo molto da ridere, e ancor più rideremo guardando il video, con le voci di Enzo Jannacci, Cochi e Renato. Tuttavia, si tratta di un buon esempio di commedia all’italiana, anche se sotto forma di brano. L’ironia è velata di una forma di tristezza che fa riflettere.

Parlando di beni materiali, quando una persona perde o danneggia qualcosa di sua proprietà, si sente molto abbattuto. Magra consolazione pensare che l’oggetto si può sempre ricomprare e che c’è qualcuno più povero di noi. Magra consolazione pensare che un re, un imperatore o un vescovo – nonostante i privilegi – debbano anche prendere decisioni importanti, da cui dipende il destino di qualcun altro. Magra consolazione sapere che i dittatori, pur esistendo, possono sempre essere vittime di un colpo di Stato.

L’approccio alla vita, se vogliamo migliorarla, è partire da ciò che siamo e da ciò che abbiamo. Il classico elenco delle cose che sentiamo possedere e che sappiamo di non avere o dover sviluppare può darci una mano.

Se tenete veramente a qualcosa, troverete anche il tempo per farlo. Piuttosto che al re, pensate al Vescovo della stessa canzone. Se non avesse avuto la cosiddetta vocazione, non avrebbe potuto comandare una diocesi, perché non sarebbe mai potuto diventare nemmeno Sacerdote.

Avere un attitudine non significa necessariamente riuscire subito ad avere successo in un determinato campo: significa avere delle basi da cui partire. Spetta a noi doverle sviluppare.

Per trovare la propria attitudine in cui diventare un re, basta andare alla ricerca del proprio hobby e cercare di calarlo nella realtà lavorativa di tutti i giorni. Questo vale anche per i dipendenti, non solo per i lavoratori in proprio.

 

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