Non ho pubblicato foto, ma giuro

Abbiamo pubblicato foto su tutto
Non ho pubblicato foto, ma giuro: anche i miei figli sono andati a scuola

Al giorno d’oggi, sembra che la prova di aver fatto qualcosa sia data dall’aver pubblicato una prova tangibile su un social network, come suggerisce la frase pubblicata oggi dalla pagina Ti strappo na risata

Non ho pubblicato foto, ma giuro: anche i miei figli sono andati a scuola

Fare una fotografia o scrivere un diario è un modo per conservare un ricordo di un evento importante per noi: non è necessario che il contenuto sia pubblicato e che tutti ne vengano a conoscenza.

Il problema  non è tanto l’aver caricato o meno una prova su internet: il problema è la condivisione, intesa come quella capacità – figlia dell’empatia – di emozionare e rendere partecipi gli altri delle proprie gioie.

Se una fotografia fosse pubblicata o fosse fatta vedere ad una qualsiasi persona, potrebbe dire se è di suo gradimento oppure no; al massimo, se è un esperto di fotografia, potrebbe dare un giudizio tecnico su come è stata fatta.

Pubblicare la fotografia senza una frase opportuna non suggerisce emozione. Anche una frase standardizzata è senza sapore. Molto meglio usare qualche parola personale per rendere – a parole – l’unicità di un momento .

Un modo migliore per usare le fotografie che fate ai vostri figli o ai vostri cari in generale è la conservazione cartacea: scegliete qualche scatto dei momenti salienti di ogni anno. Anche se esteticamente non sono un granché fatele stampare da un fotografo oppure armatevi voi stessi di stampante a colori, cartucce, carta e santa pazienza.

Dedicando un po’ di tempo ogni sera a

  • Scegliere le foto
  • Individuare la grandezza giusta
  • Ricordare in quale momento è stato fatto un certo scatto

Non vi annoierete facendo zapping davanti alla televisione e realizzerete con le vostre mani un ricordo per tutta la famiglia.

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