In mezzo al nulla, nulla ha importanza

cosa ha importanza quando non c'è nulla
In mezzo al nulla, nulla ha importanza

Molti di noi hanno tutto ciò che si potrebbe desiderare per essere felici: una casa, un lavoro, degli amici, eppure non diamo sufficiente importanza a tutto questo. Il motivo lo spiega benissimo Sergio nel suo tweet

In mezzo al nulla, nulla ha importanza

L’immagine sembrerebbe parlare chiaro: una casa su una roccia che spunta in mezzo al fiume non può aver nient’altro intorno a sé se non acqua che scorre. In senso metaforico, questi sono i rapporti umani attuali: scorrevoli, superficiali, non duraturi.

Se volete una prova, basta passeggiare per Milano durante il week-end. Negli unici due giorni della settimana in cui ci si potrebbe dedicare veramente agli amici, molte persone vagano senza meta alla ricerca di qualcosa che possa catturare la loro attenzione. Vedere una cosa del genere in una metropoli con milioni di abitanti che ha praticamente tutto da offrire sembra senza senso.

Se qualcuno volesse addossare la colpa al fatto che qualsiasi occasione di svago richiede sia investimento di tempo, sia investimento di denaro, potrei rispondere che organizzandosi durante la settimana, si trovano molte occasioni gratuite.

Il problema vero è stabilire quanto le persone vogliano veramente frequentare i loro simili. Questo permetterebbe di stabilire se la solitudine che  vediamo ogni giorno intorno a noi sia subita o voluta.

Io propendo per entrambe le ipotesi contemporaneamente: il nulla di cui parla Sergio è interno a tutti noi. Senza rendercene conto, lo manifestiamo verso l’esterno. Ironia della sorte, soffrendo tutti della stessa sindrome, nessuno si rende conto di quanto l’umanità stia male.

Per risolvere questo problema non occorre lo psicologo: sappiamo sia quale sia l’origine del nostro malessere, sia in quale modo contrastarla.

Credo non facciamo nulla di tutto questo perché confondiamo il nostro bisogno di rapporti umani con la voglia di primeggiare sugli altri.

 

6 commenti su “In mezzo al nulla, nulla ha importanza”

  1. È proprio vero… “In mezzo al nulla, nulla ha importanza”. Mi sembra una frase da cui possono partire tanti spunti e tante idee che ci fanno rendere conto di quanto abbiamo bisogno di un veri rapporti umani

  2. Asweetlullaby, prima di tutto, grazie per il commento. Qualsiasi frase può far nascere riflessioni diverse a persone diverse. Proprio queste “diversità di veduta” potrebbero essere spunto per allacciare dei “veri rapporti umani”. Tuttavia, vedo sempre meno persone disposte ad accettare l’opinione altrui.

  3. Questo tuo articolo offre tantissimi spunti di riflessione, viviamo in una società sempre più volta all’apparenza che alla sostanza. Io ho notato anche un altro aspetto del “fenomeno” se così vogliamo chiamarlo, a volte ci si sente soli anche quando si esce in comitiva, spesso organizzo delle uscite a mangiare fuori con un gruppo di amici, peccato che un pezzo del gruppo passa il tempo e fotografare il piatto, l’altro pezzo a fare foto con la bocca a culo di gallina e gli altri a guardare video. Così da veramente senso uscire con altre persone?

    1. Posso risponderti in un solo modo: non ha senso. Ciò che faticavo a capire tempo fa era: “Perché le persone si comportano così?”. Non so se sono giunto alla verità, ma credo che dipenda dal fatto che ci sentiamo tutti soli (forse anche incompresi) perciò ci isoliamo dal mondo con la scusa del selfie o del messaggio anche quando siamo in gruppo.
      La cosa ironica è che si potrebbe risolvere il tutto parlandosi e confrontandosi, ma vogliamo che siano gli altri a cominciare ad aprirsi.

  4. Stiamo diventando i peggiori nemici di noi stessi, sempre più isolati, sempre più soli, sempre più terrorizzati dal prossimo, sempre più a cedere a becera ignoranza, allontanandoci al tempo stesso dalla città, da tutto ciò che può rappresentare anche il solo concedersi un caffè da soli, in un bar seduti, gustandosi i rumori attorno a noi, magari chiaccherando con il vicino di tavolo, entriamo sempre meno nei musei, non frequentiamo mostre, non frequentiamo luoghi in cui ci sia uno scambio culturale che non riguardi le condizione del meteo, stiamo divendando sempre più ignoranti sotto ogni aspetto, è come se in questo momento ci sia una spaccatura, da un lato schiere di benpensanti che frequentano luoghi culturali e lettori accaniti, che però pensano che una banana sul muro basti per incitare alla rivoluzione, e dall’altra folle oceaniche di persone che pensano alla cultura e all’arte come perdita di tempo, figuriamoci riunirsi in file per poter stare assieme, condividendo un momento cosidettamente culturale o anche solo umano, l’ho sempre detto e lo ribadisco, siamo in un’epoca pericolosa dove gli smartphone sono i nostri migliori amici nonchè finestra sul mondo.

    1. Grazie anche a te Katrin. Più che “migliori amici”, definirei gli smartphone “Migliori nemici – amici”: permettono di mantenere il contatto con gli altri, ma è un contatto virtuale (una sana, vecchia telefonata sembra costare chissà che, alla faccia delle tariffazioni “tutto compreso”) tramite varie app (WhatsApp, Telegram, ecc.). Inoltre, su internet si crede di trovare tutto, perciò di “sapere tutto”. Ci dimentichiamo un fatto: la realtà, quella vera, non si può capire tramite uno schermo. Per esempio: se sono state scritte fior di monografie alte centinaia di pagine su Leonardo, Michelangelo, Manzoni, ecc. un motivo ci sarà. Difficile che uno smartphone -addicted abbia letto qualcosa su di loro per puro interesse personale.
      Queste persone, senza rendersene conto, diventano sempre più analfabete, nel senso funzionale del termine: non credo che leggano libri, vadano a mostre…al massimo, un cinema ogni tanto (Netflix permettendo, ovvio).
      Chi si è reso conto che ciò che si trova su internet deve essere in qualche modo approfondito, lo ha fatto. Risultato di tutto questo: chi ha usato solo lo smartphone è rimasto al palo, chi ha capito che al di là dello schermo c’è un mondo, è andato avanti.
      Col passare del tempo, chi si è acculturato sempre di più ha perso interesse nei dialoghi con gli ignoranti. Non lo ha fatto in un ‘ottica radical -chic, ma è successo quello che ci accade con i bambini piccoli: per quanto vogliamo loro bene, dopo un po’ abbiamo bisogno di una conversazione “da adulti”.
      Questa è la mia opinione, ammesso che abbia inteso il senso del tuo intervento.

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