Io resto a casa – L’hashtag

Io resto a casa
Immagine dell’hashtag “Io resto a casa”

L’hashtag che sta più spopolando in questi giorni, su Twitter ma non solo, è la frase

Io resto a casa

Il corrispettivo in altre lingue di maggior interesse che ho trovato è homeoffice.

In un certo senso, questo virus ci sta insegnando che possiamo restare a casa  e lavorare per lungo tempo senza gravi danni, anzi con un beneficio per la nostra salute e quella altrui.

Pur essendo fatto a difesa della salute delle persone, il restare a casa ci fa mancare il contatto umano: una di quelle cose che diamo talmente per scontate che capiamo quanto siano importanti solo quando le abbiamo perse.

Chi  ha lavorato da casa come me, immagino avrà sofferto la mancanza di varie cose:

  • Telefoni altrui che squillano
  • Pause caffè e pranzi con i colleghi
  • L’attesa del tram nel percorso casa-ufficio

Tutte cose che, fino a poche settimane fa, facevano parte della nostra quotidianità, dandole per scontate. Probabilmente, essendo entrate a far parte della nostra routine, in passato abbiamo odiato quelle cose, pensando di doverle cambiare radicalmente. Oggi, probabilmente, ci sono mancate.

Questo può essere un segnale: la nostra vita non  è così brutta come pensiamo e quello che dobbiamo cambiare è altro. Non si tratta di cambiare lavoro, luogo di residenza o chissà cos’altro: si tratta di vedere il mondo con occhi nuovi.

Vedere il mondo con occhi nuovi significa apprezzare ciò che si ha e scartare ciò che ci fa male.  In questo modo, potremo veramente pensare al resto, cioè quello che veramente non ci va bene della nostra vita.

Restare a casa è l’occasione per fare la lista delle cose che ci mancano e quali no. Ci vuole poco tempo, il resto lo possiamo impegnare  per modificarle. Il cambiamento deve essere graduale, in modo da acquisire una nuova abitudine.

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