Lo smart working al tempo del coronavirus

 

Che siate milanesi imbruttiti oppure giargiana,  probabilmente in questi giorni sarete in modalità smart working. Tempo fa avreste detto semplicemente che stavate lavorando da casa, ma i tempi evolvono.

Essere in smart working è una novità per molti di noi.  Troppo abituati ad andare in ufficio tutti i giorni, non avevamo mai pensato prima a questa eventualità. In tempi normali, tutte le mattine lottiamo contro

  • Sveglie
  • Traffico
  • Scioperi dei mezzi pubblici

per arrivare puntuali alla nostra scrivania, possibilmente puliti,  pettinati e – per gli uomini che non portano la barba – rasati di fresco. Ora il nostro ufficio è a pochi passi dal nostro letto. Salvo necessità di effettuare call conference, non abbiamo nemmeno l’obbligo di indossare un abbigliamento consono al nostro ufficio ed al nostro ruolo.

Il video  sullo smart working proposto  da il milanese imbruttito fa sorridere ed esaspera certe situazioni per ottenere un effetto comico. Tuttavia,  ma non è così lontano dalla realtà. Ci stiamo comportando così perché – in fondo – siamo a casa nostra e ci sentiamo più liberi.

Anche se è doveroso presentarsi bene ai colleghi ed alle altre persone, ed anche se tutto avviene con gli strumenti tecnologici del caso, nel momento di una video chiamata entrambi gli interlocutori stanno vedendo un pezzetto della vita altrui al di fuori dell’ufficio. Alle loro spalle ci sarà una parete arredata secondo il loro gusto e dall’audio si  potranno sentire i rumori che sono parte del quartiere in cui abitano.

Se è vero il proverbio 

Un’immagine conta più di mille parole

L’immagine che stiamo dando di noi in questo periodo durante le video chiamate  racconta un po’ la nostra vita di tutti i giorni. Non ce ne rendiamo conto, ma stiamo raccontando molto di noi stessi all’altro senza parlare.

Vorrei che cogliessimo tutti questa come l’opportunità di parlarsi più apertamente.

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