La cattiveria fa male, non il cioccolato

la cattiveria fa più male del cioccolato
La cattiveria fa male, non il cioccolato

La giornata mondiale del cioccolato cade in piena estate…forse perché è stata creata da qualcuno che vive nell’emisfero australe, quando là è inverno.

In ogni caso, la frase augurale condivisa dalla pagina Facebook La vita è contiene un messaggio importante

La cattiveria fa male, non il cioccolato

Io non sono d’accordo: sia il cioccolato che la cattiveria fanno parte della vita e – come ogni altra cosa – devono essere usate con moderazione.

È necessario essere cattivi quando subiamo un torto da parte di chi ci sta vicino e non siamo riusciti a far valere le nostre ragioni. In quel caso, un po’ di sana cattiveria nella discussione è doverosa. Non mi riferisco certo a modi vendicativi, ma al tono usato nell’ipotetica discussione.

Se i toni pacati non vengono ascoltati, metterci un po’ di rabbia – che ci fa sembrare cattivi – è il modo migliore per far valere le proprie ragioni. Inoltre, la parola cattiveria ha più di un accezione.

Se nella vita vogliamo ottenere qualcosa, logico doversi mettere in una condizione psico-fisica che ricorda molto la rabbia, anche se è più giusto chiamarla grinta.

Nessuno deve confondere la rabbia con la grinta o con la cattiveria: sarebbe come confondere il cioccolato con la Nutella! Nei primi due casi, sono reazioni umane che si hanno quando avremmo voluto tanto ottenere qualcosa. Nel secondo caso, vogliamo solo far fuori (emotivamente parlando, ovvio) qualcuno che ci ostacola.

Se sentite di provare cattiveria o di subirla da qualcuno, vi suggerisco di guardarvi un po’ dentro e cercare di  comprendere perché accade tutto questo. Non credo che esista una soluzione possibile diversa dallo scendere a patti con la propria parte cattiva ed ascoltarla. Se non altro, si può cercare di avvicinarsi all’altro offrendogli  – magari – una tavoletta di buon cioccolato.

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