L’avevo detto che non avrei mollato per Marco

La mamma di Marco Vannini non ha mollato
Vignetta per celebrare il risultato del processo Vannini

 

La madre di Marco Vannini  non ha mollato così come fece a suo tempo Ilaria Cucchi per il fratello,  e siamo giunti alla verità ed all’annessa condanna.

Per celebrare l’evento, su Facebook circola in queste ore il disegno che vedete con la frase

Te l’avevo detto che non avrei mollato

Nulla può essere più forte del dolore di un parente per la perdita del proprio caro. Solo la forza di non mollare in questi casi può eguagliarla. Non credo sia per forza necessario un evento tragico per trovare le risorse interne per giungere ad un risultato, qualunque esso sia.

Più una persona ritiene giusta una determinata cosa, più è probabile che impieghi tutta la sua determinazione per giungere al risultato voluto.

In questi casi, può essere utile sfruttare a proprio vantaggio la rabbia – per esempio, se pensiamo di aver subito un’ ingiustizia. La rabbia andrebbe incanalata nella direzione opportuna, in modo che si trasformi in determinazione, non in qualcosa che mira a nuocere a qualcuno.

Ammetto che spesso non sia facile: la rabbia è una sensazione spesso incontrollabile che ricorda un fiume in piena. La metafora rende l’idea: del resto, come si realizzano argini per gestire le piene, dobbiamo realizzare degli argini emotivi per gestire la rabbia.

Ciò non vuol dire controllare la rabbia stessa, ma instradarla in modo che sia uno sprone per non mollare nel momento in cui vogliamo realizzare un nostro obiettivo.

Se, per esempio, la madre di Marco avesse mollato, probabilmente non avrebbe ottenuto la verità e si sarebbe lasciata andare alla disperazione.

Non sempre – fortunatamente – ci troviamo davanti ad eventi così tragici. Ciò non vuol dire che non siano importanti per la nostra vita. Mollare, in ogni caso, significherebbe lasciarsi trasportare dagli eventi senza poter far nulla per risolvere ciò che riteniamo ingiusto. L’alternativa è sinceramente migliore.

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