Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà

Proust, cosa siamo costretti a fare?
Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia.

Per capire la realtà, siamo tutti costretti ad affidarci alle frasi del passato, come quella di Marcel Proust condivisa oggi da Il conte senza terra

Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia.

Immaginate, per un istante, di essere persone che detestano la pazzia – in senso lato del termine, non come malattia mentale – come il fumo negli occhi.

A prima vista, può sembrare una vita perfetta: tutto diventa in qualche modo prevedibile. Con il passare del tempo, tuttavia, questa vita apparentemente perfetta può risultare quantomeno noiosa: non accade nulla che possa sorprenderci. Le uniche cose che possono parzialmente scalfire questa monotonia sono le notizie, sia del telegiornale, sia quelle che ci vengono comunicate dai nostri amici.

Con il trascorrere del tempo, la vita apparentemente perfetta ci apparirà noiosa o – peggio – intrisa di cattive notizie. Il motivo è semplice: non ci siamo mai concessi una pazzia, perciò non abbiamo nulla che possa emozionarci positivamente.

Naturalmente, occorre contestualizzare la parola pazzia: persino Proust specifica che deve essere qualcosa di piccolo. Gli amici che vi stanno accanto non devono essere costretti a subire le conseguenze della vostra pazzia, vicini di casa e conoscenti devono essere certi che non vogliate dare fuoco alla loro villetta.

Deve trattarsi di una pazzia sana, di quelle che vi ricordano cosa significa vivere. Visitare un luogo che non avete mai visto può rientrare nel novero delle piccole pazzie, ammesso che vogliate andare ad Amsterdam o in Giamaica a divertirvi.

Se non avete modo di viaggiare, dovete assolutamente trovare il modo di fare una piccola pazzia vicino casa. Non è necessario che vicini e parenti ne siano informati. Basta che non facciate del male a nessuno e non lo diciate a nessuno.

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