Voglio una donna – Roberto Vecchioni

Voglio celebrare la festa della donna in un modo diverso dai canoni. Sarebbe troppo semplice scrivere di una frase o di una canzone celebre che inneggia e parteggia per il sesso femminile. Sarebbe la solita storia di ogni otto marzo.

Meglio cercare di capire cosa voglia un uomo da una donna: quale miglior modo di capirlo se non ascoltando una celebre canzone del professor Roberto Vecchioni?

Voglio che sia chiaro fin da subito: il testo non è maschilista, ma è il desiderio di una persona spaventata. Noi maschi non ci siamo ancora abituati all’emancipazione femminile. Non siamo retrogradi: semplicemente la storia femminile sta cambiando rapidamente.

I cambiamenti rapidi spaventerebbero qualsiasi persona ed ancor di più un gruppo egemone per secoli, come può essere considerato – in un certo senso – il genere maschile.

Giustamente, ogni gruppo – donne incluse – reclama i propri diritti, ma c’è modo e modo di reclamarli: un conto è puntare i piedi, un altro è sedersi ad un tavolo e parlare. Le donne dovrebbero ricordare agli uomini che – nonostante la diversità di sesso -sono anch’esse persone.

Può sembrare un ragionamento adatto all’inizio del secolo scorso piuttosto che al secondo ventennio di quello attuale. Tanti di noi, però, sono nati nel corso del novecento ed i nostri genitori possono ricordarci quanto la parità di genere fosse, ai loro tempi, un’utopia.

La storia ci ha insegnato che si può cambiare il mondo, ma pochi cambiamenti sono avvenuti rapidamente. Generalmente, il cambiamento è stato rapido quando l’evento era imprevisto o imprevedibile, come l’11 settembre. Altrimenti, tutto è stato molto più lento e violento, come la Seconda Guerra Mondiale, che ha portato alle attuali democrazie.

Non auguro certo una violenza di alcun tipo su nessuna donna. Sto solo dicendo che il cambiamento c’è, ma è così lento che facciamo fatica a vederlo proseguire.

 

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