Muore in un campo perché schiavizzato…

Cosa succede se un uomo muore in un campo?
Un uomo muore in un campo perché schiavizzato, ma non si sono inginocchiati

Stando al tweet di Antonio, i giocatori della Nazionale avrebbero dovuto inginocchiarsi contro la schiavitù moderna, così come alcuni hanno fatto contro l’omofobia

Un uomo muore in un campo perché schiavizzato, ma non si sono inginocchiati

Ognuno è libero di fare ciò che vuole e di pensarla come crede. Logico, quindi, che fare o non fare una determinata azione dimostrativa quasi mai trova tutti d’accordo. Spesso, anzi, la comunità mondiale si dividerà in due fazioni contrapposte: chi è pro e chi è contro una determinata causa.

Risolvere la questione sarebbe semplice: basta considerare la vittima di questo o quell’evento una persona e saremmo tutti d’accordo che occorre schierarsi compatti affinché un determinato evento non accada più.

Nel momento in cui – però – ci troviamo ad affrontare direttamente un problema, la questione diventa più complessa. Ricordate, per esempio, il caso di Malika? Molto probabilmente, i suoi genitori non si sono mai dichiarati omofobi in vita loro. Non li voglio difendere, ma far notare quanto le nostre opinioni possono cambiare – sia nel bene, sia nel male – quando ci troviamo ad affrontare una delle tante cause civili in prima persona.

I calciatori hanno espresso libertà di coscienza, ma si sono sempre raccolti almeno in un minuto di silenzio quando ad essere colpito – sovente dalla morte – era un loro compagno.

Per comprendere veramente una causa, dobbiamo non solo esserne sensibilizzati dai mass media o dall’opinione pubblica, ma anche affrontarla in prima persona. Sarebbe utile, per esempio estremo, che una persona potesse trascorrere un giorno della propria vita nei panni di un altro, un po’ come avviene nelle trame di alcuni film. Forse si renderebbe conto cosa significa essere dall’altra parte della barricata. Non essendo possibile, dobbiamo trovare il coraggio di parlare con tutti con mentalità aperta.

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