Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico

Un pensiero di Khaled Hosseini su Kabul
Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico e scoprire che la vita era stata impietosa con lui, privandolo di tutto.

Prima del 2001, Kabul era poco più di un puntino su una mappa per la maggior parte di noi. Un tragico 11 settembre ci risvegliammo sapendo tutti dov’era. Ora la città è tornata alla ribalta e vorrei ricordarla con una frase di Khaled Hosseini

Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico e scoprire che la vita era stata impietosa con lui, privandolo di tutto.

Sarebbe troppo complicato analizzare la questione. Penso alle persone che – fino a pochi giorni fa – erano relativamente in pace, seppur in una zona ben poco pacifica.

Pensando alla gente di Kabul, non possiamo fare a meno di notare che Hosseini abbia ragione: la vita è stata impietosa con loro, privandola della libertà.

In occidente il concetto di libertà è dato per scontato, ma in un tempo passato anche il cosiddetto primo mondo ha combattuto per per ottenere la propria libertà. La Francia può ricordare Kabul: dopo aver decapitato il re ed avere instaurato la Repubblica, Napoleone sale al trono poco a poco.

Le persone che non entreranno mai a fare parte dei libri di storia, hanno dovuto subire le decisioni dei potenti di turno. Sperare che la situazione si risolva in tempi brevi è da sciocchi: solo la storia ci potrà dire come evolveranno gli eventi.

Nel frattempo, il mondo non deve restare con le mani in mano. Non parlo solo dei potenti di turno. Si trattasse anche solo di una donazione di pochi Euro, ogni persona che ha a cuore la libertà altrui dovrebbe dare il proprio contributo.

Tutto però deve essere fatto con la testa e con il cuore, non solo con lo scopo di lavarsi la coscienza aprendo il portafoglio

 

 

 

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