Questo sono io – The greatest Showman

Il breve jingle della TIM che imperversa in questo inizio di campionato mi ha fatto venire in mente la canzone originale, tratta dal film The greatest showman.

Forse la traduzione del testo non rende merito a questo piccolo capolavoro. Io lo considero tale per il concetto che esprime.

Ogni persona è diversa dall’altra e deve essere rispettata per ciò che è sia fisicamente, sia per le idee che propone. Dobbiamo accogliere veramente il prossimo.

Per quanto ci riteniamo aperti di mente, non possiamo fare a meno di provare un sentimento di pietà verso le persone più sfortunate di noi o di ribrezzo se non condividiamo certe sue idee o – ancora – se ci rendiamo conto di una sua menomazione fisica evidente.

Questo non ci deve spaventare, almeno inizialmente: tendiamo a respingere ciò che è diverso da noi. Il problema si pone quando assecondiamo questa sensazione:

  • Scansiamo il mendicante che ci chiede la carità
  • Evitiamo di frequentare gruppi che non condividono le nostre idee
  • Cerchiamo di non girare in quartieri con una cattiva fama, quantomeno di notte

Se l’istinto ci suggerisce la fuga, il cuore ci deve suggerire un po’ di compassione di manzoniana memoria e il cervello ci deve dire come mettere in atto i nostri sentimenti.

Pensate, per esempio, a Bebe Vio. Se tenessimo conto solo della sua menomazione, non avremmo l’opportunità di parlare con una splendida persona, almeno per come appare in pubblico.

Vedendo la stessa storia dall’altra parte della barricata, dobbiamo pensare che – qualunque sia il nostro disagio, fisico o psicologico – non dobbiamo suscitare pietà nel prossimo. Dobbiamo invece fare leva sui nostri punti di forza per migliorare ciò che siamo.

Se qualcuno non vi ha dato l’opportunità di conoscervi per ciò che siete il problema è suo: vede il mondo con il paraocchi, abbiate pietà di lui.

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