Jazz dell’aldilà – La sposa cadavere

Sembra che la musica jazz debba le sue origini anche ai funerali. Le band afroamericane, tornando dalla mesta cerimonia, improvvisavano un brano più allegro.

Mi piace immaginare che questa storia sia vera e, magari, come accade nel film La sposa cadavere di Tim Burton, la canzone jazz scelta serva anche a ricordare in modo allegro il defunto, magari narrandone la storia, come accade nel testo in questo caso.

Raccontare una storia con il jazz sembra impossibile, perché questo genere di musica è – prima di tutto – improvvisazione. Almeno, lo era ai suoi albori.

La cosa ha una sua logica. Capita spesso di ricordare la vita di un defunto subito dopo il suo funerale, spesso ricordandone gli eventi più comici per esorcizzare il dolore che si prova in quel momento.

Sebbene si ricordi una persona venuta a mancare solo in occasione dell’anniversario della morte o per la ricorrenza dei defunti, dovremmo ricordarli più spesso.

Magari non si può andare al cimitero con una certa costanza perché il defunto a suo tempo aveva espresso il desiderio di essere sepolto nel suo paese di nascita anziché quello di residenza.

Ci sono anche altri modi per ricordare una persona cara.

Uno di questi è sicuramente la preghiera, ma mi sembra più appropriato ricordarla attraverso le storie. Non è necessario scrivere il testo di una canzone o   una biografia postuma.

Basta lasciare vagare la mente. Per esempio, si potrebbe ricordare la famosa quella volta in cui il nostro caro ha fatto uno scherzo a qualcuno.

L’importante è ricordare eventi allegri. Sicuramente non è sbagliato ricordare storie tristi, ma ricordare una storia deve avere la stessa funzione del jazz: deve esorcizzare il dolore.

Proverete comunque un senso di nostalgia per il passato, magari potreste anche mettervi a piangere. È la cosa più bella che vi possa accadere: significa che siete umani.

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