Bruciano i green pass per protesta

Perché certe persone bruciano il greenpass?
Bruciano i green pass per protesta: «Lo facciamo per difendere la libertà».

Quanto è accaduto a Perugia in questi giorni è ben riassunto dal tweet di Lucilla Masini rilanciato da soppressatira

Perugia, bruciano i green pass per protesta: «Lo facciamo per difendere la libertà». Che è esattamente come bruciare i boschi per preservare l’ambiente.

In un certo senso, l’accaduto mi ricorda quanto accadeva negli anni settanta, quando certe persone andavano contro lo Stato bruciando la propria carta d’identità ed entrando in clandestinità.

Le cose che bruciano possono essere considerate una metafora della vita: tutte le cose a cui rinunciamo perché crediamo di non averne bisogno.

Non credo che le persone che bruciano un documento lo facciano consapevoli di poter chiedere un duplicato in qualunque momento, soprattutto in un’epoca digitalizzata come quella attuale. Lo fanno come estremo atto di protesta verso qualcuno o qualcosa, in genere ciò che reputano il potere in nome della libertà.

Per quanto riguarda la libertà, la questione è semplice: già il fatto che qualcuno abbia la possibilità di bruciare un documento senza incorrere in sanzioni penali significa che siamo persone libere. Purtroppo, abbiamo un concetto legato alla libertà personale e non a quella collettiva.

Se qualcuno è libero di esprimere il proprio dissenso in quasi qualsiasi modo, non è giusto mettere in difficoltà perenne il prossimo. Un bosco si ricostituisce in decenni; se le persone non hanno a cuore il benessere altrui non usciremo mai da questa pandemia, sebbene sia abbastanza sotto controllo.

Prima di fare un qualsiasi gesto che potremmo definire inconsulto, non dovremmo solo considerare  le conseguenze sulla nostra persona, ma anche su quelle che ci circondano.

Se ci pensate, lo facciamo ogni volta che sentiamo parlare di un omicidio, pensando che qualcuno sia andato fuori di testa. Qui è la stessa cosa, ma non ci sbilanciamo in opinioni.

 

 

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