Quelli degli anni novanta

Come tutte le estati, è uscita una canzone che guarda con nostalgia al passato, in particolare agli anni novanta.

Farla cantare al gruppo de I trentenni e  Lorenzo Baglioni mi sembra fuori contesto. Tutti sono troppo giovani per aver vissuto bene gli anni novanta. Persino io, nato nel 1979, ho difficoltà a ricordare tutto.

Basta leggere la prima strofa del testo : un nato nel 1986 avrebbe difficoltà a ricordare i mondiali del 1990, oppure il fatto che oltre al Ciao la Piaggio aveva realizzato anche il Bravo e il Si.

Le persone dovrebbero parlare prevalentemente di ciò che hanno vissuto personalmente oppure di ciò che hanno potuto comprendere dalle notizie attuali o dai libri di testo.

Gli anni novanta, inoltre, sono un concetto geograficamente generico: un siciliano avrà ricordi diversi da un toscano o un lombardo. Anche il tempo è molto generico. Stiamo parlando di un decennio, cominciato con la chiusura al pubblico della Torre di Pisa e terminato con l’avvento al Cremlino di  una persona molto nota ai giorni nostri: Vladimir Putin.

Il difetto del passato è quello di diventare sempre più generico e sfumato man mano che si allontana. Ironia della sorte, faticheremo a ricordare a collocare nel tempo gli eventi che ci hanno reso la persona che siamo.

Ognuno di noi, quasi senza rendersene conto, vive determinati eventi che lo trasformano. Potremmo pensare al primo giorno di scuola (non importa di che ordine e grado) o alla nostra prima volta in cui abbiamo fatto una qualsiasi cosa. In quel momento, senza rendercene conto, stavamo evolvendo.

Questo concetto può essere ben spiegato dai libri di storia. Prendiamo a riferimento gli ultimi cento anni. Non possiamo immaginare che quanto accaduto dall’avvento del Fascismo in poi si possa riassumere in così poco spazio. Lo stesso vale per la vita di ognuno di noi.

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