Trenta anni di Everybody Hurts

Come ricorda il sito di RDS, trenta anni fa i REM pubblicavano Everybody HurtsDetto in altri termini, trenta anni fa Michael Stipe e soci ci ricordavano che tutti soffrono.

Le persone non dovrebbero soffrire, ma penso di vincere sicuramente se scommettessi che ognuno di noi ha sofferto più di una volta in questi trent’anni.

Di certo, sapere che qualcuno soffre quanto o – forse – più di noi in un determinato momento è una magra consolazione: anzi, forse non consola affatto.

Che si tratti di

  • Rabbia
  • Tristezza
  • Qualsiasi altro sentimento

Dobbiamo sfogare ciò che ci fa soffrire, per poi ricominciare a vivere. A qualcuno può bastare il pianto (la cosa più naturale che esista, in questo senso), altri hanno bisogno di qualcosa di diverso.

Trovare quel qualcosa che ci aiuta a sfogarci è molto di aiuto, ma fa un effetto strano. Quando ci si rende conto di cosa avremmo dovuto fare, è spontaneo porci la domanda

Perché non ci ho pensato prima?

La risposta può fare incazzare: eravamo troppo concentrati a sfogare il dolore e a seguire il consiglio di chi ci stava vicino per stare un po’ meglio che non ci siamo veramente accorti di come ci sentivamo e di cosa avremmo avuto bisogno in realtà.

La sofferenza è un male comune, bisogna accettarla, ma bisogna anche sfogarla: trovare il proprio modo per farlo non è semplice, bisogna andare per tentativi. Dedicarsi ai soliti hobby è solo il primo passo, ma il più delle volte ci rendiamo conto che – in questi casi – non servono a molto e abbiamo bisogno di qualcosa di diverso.

Per esempio, per motivi che non sto qui a spiegare, negli ultimi nove mesi scorsi ho sofferto molto. Sono riuscito a stare un po’ meglio solo quando ho fatto una cosa che non facevo da tempo: ho pianto. Mi sono sentito subito meglio

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