Le donne di Modena

Nello scorso weekend sono stato a Modena, per questo non ho pubblicato il mio solito articolo. Durante il viaggio mi è venuta in mente la canzone di Francesco Baccini.

Mentre stavo cercando il testo, mi è saltata all’occhio una notizia di sessismo proprio a riguardo del cantante mossa dalle donne di Sondrio circa un anno fa. Non avrei voluto fare del campanilismo, ma mi sono immaginato le donne di Modena ridere di questa critica.

Nonostante siamo nel XXI secolo, l’Italia (soprattutto quella provinciale, chiamiamola così, senza alcun intento di critica) è legata ancora a molti stereotipi, specie di tipo campanilistico. Non a caso, a Modena si dice che

È meglio un morto in casa che un mantovano sulla porta

Se sostituite il mantovano con le persone che abitano la provincia vicino alla vostra, vedrete che è uno stereotipo comune a tutt’Italia.

Fortunatamente, le giovani generazioni sembrano meno inclini al sessismo e al provincialismo. Tuttavia, in un paese in cui l’età media supera i quarantacinque anni, sessismo e provincialismo sono duri a morire.

Novanta volte su cento, si è spaventati o schifati da cose che non si conoscono. A volte, basta un libro per poter colmare questo tipo di lacune, ma nel caso di

  • Sessismo
  • Provincialismo
  • Razzismo in generale

Questo non basta. Occorre parlare con persone che vivono direttamente sulla loro pelle il sessismo o qualunque altra forma di emarginazione.

Il motivo è semplice: spesso siamo spaventati da ciò che non conosciamo e – pertanto – pensiamo che dobbiamo evitarlo. Dall’evitamento alla denigrazione il passo è breve.

Con un po’ di sforzo e senza essere prevenuti, occorre essere consapevoli che non si conosce nulla di un determinato argomento. Se parlassimo di una qualsiasi materia scolastica, si andrebbe a scuola. In questo caso, occorre mettere da parte la paura e parlare con le persone che ben conoscono questo argomento…e chi meglio di chi vive queste cose sulla propria pelle ogni giorno?

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