Onda alta

In tutto il Festival di Sanremo, l’unico a immaginare che un’onda possa travolgere una nave di migranti sembra essere stato Dargen D’Amico con la sua canzone.

Credo di capire il motivo per cui il testo è – se non criptico – quantomeno poco esplicito. Parlare di migranti nella società attuale è paragonabile a parlare di corda in casa dell’impiccato. Peccato che gli italiani dimentichino che i nostri avi sono stati a loro volta (molto spesso) migranti.

Stando all’attualità, anche gli italiani migrano: per la precisione, nel 2022 sono stati 5.800.000. L’assurdità è che nessuno si lamenta di queste migrazioni, dimenticando che non è facile – a volte – trovare lavoro nel bel Paese. Certamente, i nostri connazionali non scappano da guerre e gli spostamenti sono assolutamente più sicuri, ma ciò non rende la migrazione meno dolorosa o meno speranzosa, a seconda dei punti di vista.

Spesso si crede che i migranti siano venuti in Italia a rubarci il lavoro. Peccato che – molto spesso – gli italiani non vogliano spaccarsi la schiena a raccogliere pomodori d’estate, tanto per fare un esempio lampante.

Spero che questa canzone travolga (metaforicamente) le persone come un’onda, anzi, uno tsunami, dopo aver compreso il significato del testo.

Qualcuno potrebbe sostenere

Ci voleva proprio un’onda metaforica

Io avrei sperato il contrario. La situazione migratoria ed economica è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo, tutti sperano che siano (solo) i politici a fare qualcosa. Capisco che dirigere i flussi migratori e pensare all’economia sia un dovere del Governo, ma non tutti sono d’accordo con la visione governativa e – comunque – non possiamo sperare che il Governo faccia tutto da solo.

Qualsiasi idea diversa dal

Rimandiamoli a casa loro

è ben accetta: se qualche imprenditore vuole mettere mano al portafoglio e creare un’impresa di soli migranti o realizzare uno stabilimento all’estero ha tutto il mio appoggio, ma con una precisazione: trattiamoli come persone, non come zecche che ci fanno del male.

 

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