Buoni, tutti buoni. A fare del male

Tutti si considerano buoni
Buoni, tutti buoni. A fare del male

Mi sembra un dato di fatto che tutti si considerino buoni. Tuttavia, non tutti lo sono. Basta leggere la didascalia dell’immagine proposta oggi dalla pagina Facebook Penelope delle colonne

Buoni, tutti buoni. A fare del male

Pensate, per esempio, ad un qualsiasi regime autoritario. Il capo di turno avrà sicuramente pronunciato un discorso in cui si poteva quantomeno dedurre la frase

Noi siamo i buoni!

La storia ci ha insegnato che mai un regime dittatoriale è stato buono!

Il motivo alla base del considerarsi buono è semplice: ritenere valide le proprie ragioni e fallaci quelle altrui. Questo giustifica ai nostri occhi qualsiasi comportamento, anche immorale.

Eppure, distinguere un comportamento quantomeno corretto da uno scorretto è semplice: se fa del male ad un altra persona, allora è un comportamento da evitare.

Il problema è che – molto spesso – anche le altre persone hanno comportamenti malsani, spesso senza volerlo. Si parla spesso di violenza, ma riteniamo violento solo un comportamento fisico, senza considerare la violenza verbale. Anche non parlare a qualcuno per lungo tempo può essere una forma di violenza.

Per quanto le ragioni di una persona possono essere valide, raramente queste giustificano un comportamento violento. L’unica eccezione è quella di rispondere con la violenza per legittima difesa, come stanno facendo gli ucraini.

Nei rapporti di tutti i giorni fra persone civili si giustificano comportamenti violenti dettati dal carattere.

In questi casi, dobbiamo far prevalere la calma e la razionalità. Se provate una sensazione di rabbia, fate un respiro profondo e chiedete a chi vi ha fatto arrabbiare di parlare del problema che vi affligge successivamente. Non si tratta di nascondere la testa sotto la sabbia, ma solo del tempo per riacquistare la calma e la lucidità mentale.

In questo modo, non farete del male a nessuno.

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