Uomini – Alex Britti

Nella sua nuova canzone, Alex Britti preferisce parlare di uomini, quando Gianna Nannini nel 1987 parlava di maschi.

Leggendo il testo, si capisce che Alex dà alla parola uomini un significato che poco si discosta dal cosiddetto gender-fluid.

Le generazioni antecedenti agli anni Sessanta e Settanta  sono ancora legate allo stereotipo che vuole le persone divise a seconda del sesso: gli uomini in fabbrica o in ufficio a portare i soldi a casa, le donne occupate nelle faccende domestiche.

Si concede qualche licenza in campo artistico o creativo; stereotipo duro a morire, infatti, è lo stilista maschio omosessuale.

Anche in una città cosmopolita come Milano, non è raro vedere qualcuno che bacia qualcun altro del suo stesso sesso, ma è ancora più frequente vedere qualcuno che si gira dall’altra parte pur di non guardare.

Questo schema – se così posso chiamarlo – ha a che fare con la psicologia: da un lato, ciò che vuole il singolo individuo, dall’altro ciò che il sistema si aspetta da lui.

Forse non ce ne accorgiamo, ma esistono molte persone che rinunciano alla propria identità pur di compiacere il prossimo. Triste a dirsi, saranno i prossimi clienti di uno psicanalista e dovranno affrontare anni di lotta interiore, anche se poi risorgeranno.

La colpa è del sistema: come detto, si aspetta che ogni ingranaggio giri in un certo modo affinchè tutto funzioni.

Pochi, però, si sono posti la domanda 

Perché non proviamo anche in questo modo?

Quei pochi che sono riusciti a trovare una risposta, hanno capito che il sistema funziona comunque. Non solo: funziona pure meglio!

Tutto questo casino accade perchè abbiamo paura dell’ignoto e del diverso. Una faccenda che affrontiamo pressochè da sempre, con l’apice raggiunto tra gli anni Trenta e Quaranta del XX secolo.

Quello che non abbiamo ancora compreso è che siamo tutti uomini ed ognuno di noi può contribuire alla società a proprio modo.

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