Cattivi pensieri

Con la sua canzone pubblicata il 26 aprile scorso, anche Rachel Platten ammette di essere preda di cattivi pensieri, a volte. Non a caso, alla fine del video, c’è un richiamo ad un’associazione americana per la salute mentale e la solitudine.

Se non fosse sufficiente, basta leggere il testo. Tutte le persone -anche le più ottimiste – a volte hanno cattivi pensieri.

La difficoltà più grande sta nel trovare il modo di fronteggiare questi cattivi pensieri. Certamente, parlarne con qualcuno dà sollievo, così come lo fanno gli hobby o il binge-eating. Nessuna di queste cose, però, è risolutiva, ma solo lenitiva, come prendere un antidolorifico.

Si potrebbe anche pensare di lasciare passare questi pensieri. Putroppo, hanno la caratterisca di diventare ossessivi.

L’unica soluzione è sfogare le emozioni  portate dai cattivi pensieri. Tranne nei casi in cui si voglia commettere un reato, si devono sfogare le emozioni.

Non sempre parlarne con qualcuno ha l’effetto desiderato. Non tutti sono terapeuti, tutti hanno i loro problemi da risolvere:  sembra che dobbiamo imparare a cavarcela da soli, ma è solo un’impressione.

Naturalmente, spetta a noi trovare il modo di sfogare i cattivi pensieri. Rachel ha trovato la musica (non credo che scriva questi testi semplicemente per denaro), a noi spetta trovare la nostra personalissima strategia.

Una volta che amici e conoscenti vedranno il nostro impegno nell’affrontare una determinata situazione che ci crea disagio, saranno più propensi ad aiutarci.

Se vogliamo, il concetto è espresso bene dal proverbio

Aiutati, che il ciel di aiuta!

Non dobbiamo preoccuparci se le nostre azioni sono mal viste all’esterno. Non è necessario mettere in piazza qualsiasi notra azione: l’importante è che gli effetti  benefici siano visibili all’esterno.

L’unica eccezione sta nelle azioni che possono compromettere la sicurezza altrui. Lungi da me consigliarvi di ammazzare il vostro vicino di casa o commettere qualsiasi tipo di reato.

 

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