Comunità LGBT

Cartello a favore della comunità LGBT
Non faccio parte della comunità LGBT, ma vedere mia figlia felice…Rende felice anche me

Ieri la comunità LGBT si è riunità a Roma nel cosiddetto Gay Pride. Una delle immagini più eloquenti è quella postata sul proprio profilo Twitter da Fabio: una donna mostra un cartello che recita

Non faccio parte della comunità LGBT, ma vedere mia figlia felice…Rende felice anche me

Come dice un famoso detto napoletano

I figli… so’ pezzi ‘e core

Vedere un figlio fare parte di una comunità che non sia illegale è la felicità di un genitore.  Significa che questo figlio riesce, a proprio modo, a relazionarsi con il mondo e a non isolarsi. Le persone che si proclamano contro questa o quella parte del mondo non dovrebbero dimenticarlo mai.

Si potrebbe sostenere che certi principi dovrebbero essere comunemente accettati. Non si capisce – però – in base a quale dogma questo dovrebbe avvenire.

Ho parlato di dogma perchè non esistono spiegazioni razionali in merito. Se dovessimo andare sulle spiegazioni razionali, dovrei dire che l’omosessualità è abbastanza comune in natura e anche nella storia: solo da un paio di secoli e solo per l’uomo questo non sembra essere accettato. Per le questioni religiose è anche peggio: la Chiesa Cattolica ha espresso il proprio parere solo nel 1976.

La storia, quindi, sembra andare contro chi sostiene che l’omosessualità sia contro la vita comunemente accettata: forse comunemente accettata oggi, non certo in passato.

La domanda che dovremmo porci è

A parte le proprie inclinazioni sessuali, quali altre caratteristiche ha questa persona?

Trovando una qualsiasi riposta al quesito, ci renderemmo conto che la sessualità è tra le cose meno importanti.

Ci troveremo davanti una persona, per esempio:

  • Amante dell’arte
  • Bravissima in cucina
  • Chissà cos’altro ancora

In poche parole, con delle caratteristiche che la rende una persona piacevole da frequentare. Guardando il pride dall’esterno, però, ci focalizziamo solo sul fatto che le piacciono le persone del suo stesso sesso.

Tutto questo non ha senso: non possiamo giudicare qualcuno senza aver scambiato con lui o lei qualche parola di confronto.

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