Prigione peggiore

Il pensiero può essere una prigione
Non esiste prigione peggiore di un pensiero fisso che non va via

Marisina Vescio, che ho conosciuto grazie a Piera del Gruppo Facebook Frasi, ha ragione quando pronuncia la frase

Non esiste prigione peggiore di un pensiero fisso che non va via

Tante persone si sentono proprio in prigione quando il loro cervello sembra pensare solo ad una cosa. Si vorrebbe riuscire quanto meno a focalizzare l’attenzione su altro ma, per un meccanismo che credo di aver capito solo in parte, la testa va in un unica direzione.

Il pensiero fisso non è altro che una preoccupazione: vorremo riuscire a risolvere una determinata situazione, ma ci sentiamo impotenti

motivi (alternativi e generici) sono due:

  • Non esiste effettivamente alcuna soluzione al problema
  • Una soluzione esiste, ma non l’abbiamo ancora trovata

Sembrerebbe che la nostra vita presente ed il nostro futuro dipendano dalla risoluzione di quello specifico problema.

La metafora della prigione è calzante: una cosa che possiamo fare è stabilire la durata della condanna. Se una soluzione esiste, sappiamo che prima o poi la condanna finirà. L’importante è conoscere questo meccanismo mentale per far sì di non cascarci nuovamente. Se non esiste soluzione, forse sarebbe il caso di dirigere le nostre forze verso qualcos’altro.

Non dobbiamo commettere l’errore, però, di preoccuparci di trovare un altro pensiero: cambieremmo solo preoccupazione.

La soluzione può essere la meditazione: dedicare del tempo a sé stessi in un luogo calmo aiuta molto. Se non siete abituati, non è nemmeno necessario frequentare un corso di yoga: può bastare uno dei tanti video appositi o una delle tante app realizzate a questo scopo.

Dobbiamo essere consapevoli di una cosa: siamo noi stessi che ci costruiamo la nostra prigione mentale. In questo periodo, può essere utile vedere al cinema Inside Out 2: spiega in modo comprensibile a chiunque l’effetto dei pensieri sulla nostra psiche.

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