Non puoi sapere dove vai, se non sai da dove vieni

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Non sorprendetevi se vedete un’immagine così povera per una frase così bella. Non trovando lo spezzone del film che mi interessava su youtube:

  1. Ho dovuto arrangiarmi 
  2. Non sono molto bravo con la grafica
  3. Apprezzo la semplicità
  4. Mi ha permesso di ricordarvi l’indirizzo del mio blog
  5. Consolata dovrebbe aiutarmi a trovare un logo per la mia immagine

Mentre Alex Hitch Hitchens/Will Smith corteggia Sarah Melas/Eva Mendes portandola ad Ellis Island, i due parlano del proprio passato. Come tutti gli americani, i due hanno un antenato che è giunto nel Nuovo Mondo come immigrato.  Hitch è riuscito a trovare la firma di arrivo dell’antenato di Eva su un registro. Pochi attimi prima di mostrarla ad Eva, recita la frase:

Non puoi sapere dove vai, se non sai da dove vieni

Questa frase potrebbe essere stata pronunciata da Socrate: trovo che abbia qualcosa di filosofico, perché invita a conoscere il passato come se fosse una parte di sé stessi.

In effetti, il passato è una parte di noi stessi: ciò che possiamo definire la nostra identità. Forse è per questo che la psicanalisi si concentra tanto sugli eventi passati.

Non occorre una psicanalisi per capire che gli eventi passati ci hanno forgiato come siamo ora. La psicanalisi va più a fondo: descriverla qui sarebbe troppo lungo ed è forse per questo che molti miei conoscenti non si sono mai sdraiati sul lettino e non capiscono perché io lo faccia.  La psicanalisi mi ha dato una nuova chiave di lettura ai miei eventi passati.

Pazienza se il percorso che sto facendo richiede tempo e denaro: il fine ultimo (essere sereno) non ha prezzo!

Il mio non è un invito a sdraiarsi tutti sul lettino, ma a trovare il tempo di guardarsi dentro, per capire

  1. Da dove veniamo
  2. Dove andiamo

Vi pare poco?

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Non so cosa dirvi davvero….

 

Un piccolo scambio di battute con i miei vicini di tavolo in pizzeria mi ha fatto venire in mente la scena del film Ogni maledetta domenica con Al Pacino che vi propongo stasera: da molti è considerato un video motivazionale, dato il contesto. Io lo considero incoraggiante.
Il monologo è lungo: se volete leggerlo, lo trovate su Wikiquote.
Il paragone tra la vita ed uno sport è calzante: poco importa che si tratti di football americano, di corsa ad ostacoli o di scherma. In ogni sport può essere una questione di centimetri:
• Mezzo centimetro troppo avanti e mancate la presa
• Mezzo centimetro troppo basso e cadi
• Mezzo centimetro troppo di lato e il punto è nullo
In vita mia, ho fatto degli errori proprio per una questione di centimetri. Paradossalmente, è stato l’errore inverso a quello previsto dal coach Tony D’Amato: sono stato troppo preciso, la mia psicanalista lo sa bene. Ho studiato ogni mia minima mossa pensando che il mio modo di pensare fosse l’unico modo corretto.
Per anni sono stato convinto che tutto fosse sulle mie spalle e dovessi calcolare ogni centimetro alla perfezione. Non mi rendevo conto che la vita è un gioco di squadra: occorre anche guardarsi in tutte le direzioni per capire i movimenti di chi ci sta intorno.
Può sembrare un invito a studiare l’avversario, ma è l’esatto contrario: occorre capire la personalità altrui, apprezzandone i pregi e smussandone i difetti… e ricordarsi che ogni persona è unica e irripetibile.

 

La bellezza può attirare l’attenzione, ma la personalità cattura il cuore

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La bellezza può attirare l’attenzione, ma la personalità cattura il cuore

 

Avevo promesso su Twitter che avrei scritto a proposito di una canzone, poi sono incappato casualmente in questa frase, detta da un anonimo:

La bellezza può attirare l’attenzione, ma la personalità cattura il cuore

Potrebbe essere una frase detta da un maestro spirituale ad un discepolo attratto più dalla bellezza esteriore che da quella interiore. La bellezza esteriore, quella fisica, è subito evidente: basta uno sguardo per capire se una persona ci piace esteticamente oppure no. La bellezza interiore, la personalità, la percepiamo frequentando le persone per lungo tempo.

Anche il luogo è importante per conoscere una persona: a casa propria sarà più rilassata e spontanea che sul lavoro.

Durante il secondo anno di Università, una mia compagna mi disse: All’inizio non ti conoscevo, ma poi mi sono resa conto di essermi sbagliata sul tuo conto! Scoprii che le sembravo spocchioso….Invece ero solo timido! Lei è stata una delle poche persone che, con me, ha fatto una cosa bellissima:

  • Si è presa il tempo di conoscermi
  • Mi ha dato il tempo di conoscerla

Altri, la maggior parte, si è fatta accecare delle apparenze. Anche rischio di fare l’errore della maggior parte delle persone…poi mi ricordo della mia compagna al secondo anno di Università. Da allora, prendo tempo per conoscere gli altri, sperando che gli altri si prendano il tempo per conoscermi.

Non sempre accade, ma posso andare avanti sapendo di aver fatto tutto il possibile.

 

Buonanotte all’Italia

Sono italiano, scrivo prima di andare a letto: cosa c’è di meglio di Buonanotte all’Italia per augurarci una  buonanotte ? Poco importa se sarà una notte di sonno, una notte d’amore o una notte di lavoro: l’importante è che sia buona!

Sono nato il 25 gennaio 1979: la maggior parte degli italiani che si vedono alle spalle di Ligabue era già morta quel giorno, ma ne ho comunque sentito parlare. Basta cercare su Wikipedia o chiedere a chi è più vecchio di noi. Le fotografie del video scorrono veloci, ma volti e fatti sono immediatamente riconoscibili .

MI sono sempre fatto tante domande strane sulla nostra storia:

  • Come si chiama la donna immortalata da Federico Patellani?
  • Di cosa parlarono il Re di Spagna ed il nostro Presidente della Repubblica la sera dell’11 luglio 1982?
  • Cosa penserebbe mio nonno, morto nel 1981,  di internet? Secondo mia madre, l’avrebbe definito un’americanata, ma io non ne sono sicuro

Sembrano questioni ininfluenti, invece contano tantissimo. Le mie tre domande possono essere riassunte in una sola: cosa sarebbe accaduto se…?

La risposta che mi sono dato è: sarei comunque italiano, ma sarei diverso da ciò che sono oggi.

 

 

 

Stay hungry, stay foolish

Quando ho aperto il blog, sapevo che – prima o poi – avrei scritto a proposito del discorso di Steve Jobs: proprio per questo ho scelto il motto Stay hungry, stay foolish.

Il 12 giugno 2005 avrei voluto essere fra i neolaureati di Stanford, invece mi laureai tre giorni dopo allo IULM di Milano.

Criticare questo discorso è impossibile: per trovare dei difetti, avrei dovuto conoscere Jobs di persona ed avere tre lauree.

Mi piace perchè è sincero: mentre parla, Jobs crede fermamente in ciò che dice. Nel 2011, Walter Isaacson rivelò nella biografia del fondatore della Apple alcuni retroscena: Jobs sapeva che il tumore aveva ripreso a svilupparsi già da tempo quando fece il suo discorso a Stanford. Nonostante questo, Jobs credeva sinceramente in ciò che faceva, sia nella vita privata che lavorativa: era tenace e sapeva di poter realizzare qualcosa di innovativo.I fatti gli hanno dato ragione.

Io sono molto più modesto di Steve Jobs, ma condivido con lui – a mio modo – la tenacia: mi ripeto molto spesso vai avanti finchè non ce la fai più…poi continua come se niente fosse . Non è la traduzione letterale di Stay hungry, stay foolish, ma si avvicina nel suo significato.

Sono cambiato perché mi hanno cambiato

CambiatoPercheAngeloDiavolo

Mi sono appena reso conto che è dallo scorso 28 febbraio, quando pubblicai una frase di John Lennon, che non scrivo qualcosa a proposito di frasi, ma solo di video. Finalmente, qualcuno su Facebook si è svegliato ed ha pubblicato qualcosa di interessante! Un sentito ringraziamento all’amministrazione della pagina Piccoli brividi.

Questa frase si collega ad un mio ricordo preciso, un evento accaduto durante il terzo anno di Università. Non so se sia così per tutti oppure o no ma, dopo un iniziale buon periodo, i miei compagni di studi cominciarono a mostrare i loro difetti: il detto che afferma che la perfezione non è di questo mondo è assolutamente vero. Fu allora che una mia compagna di corso mi disse: “Sei cambiato!”.  Allora non conoscevo questa frase, ma avrebbe potuto essere una buona risposta:

Sono cambiato perché mi hanno cambiato

sappilo, sappiatelo.

Anche il diavolo

prima era un angelo

La mia personalissima filosofia di vita, ammesso che si possa definire tale, è: una persona è buona fino a prova contrariaEssere buoni, per me:

  • Non significa comportarsi in modo appropriato: queste sono le buone maniere
  • Non ha nulla a che fare con l’ottimismo: conosco persone pessimiste buone come il pane e persone ottimiste che trattano gli altri come pezze da piedi
  • Significa solo parzialmente essere empatici:  certamente capire ciò che sta provando una persona aiuta ad incentivare la bontà, ma non è sufficiente
  • Significa in gran parte trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi

Ammetto orgogliosamente che l’ultimo punto fa parte del mio personalissimo decalogo.

Purtoppo, l’età e la società ci portano spesso ad essere arrivisti: bramiamo così tanto il successo che siamo disposti a calpestare gli altri per raggiungere i nostri obiettivi. Vi vorrei fare una domanda: Siete contenti quando percepite di essere stati vittime, spesso ingiustamente, di un arrivista?  Fin da piccoli, poi, esiste la selezione naturale: a volte basta comportarsi male per uccidere una persona…Tante persone lo hanno fatto con me.

Se la risposta è no, probabilmente avete subito ciò che ho subito anche io: stanco dei torti subiti, ho cambiato carattere. L’ho fatto in modo solo parzialmente consapevole: il cervello umano mette istintivamente in modo dei meccanismi di difesa in caso di pericolo o minaccia senza che ce ne rendiamo conto. Per fortuna, ho conservato abbastanza lucidità per capire che – spesso – molti sorrisi erano falsi.

Non voglio dare la colpa solo alle persone che non incontro da tempo per questo mio cambiamento: molte cose accadute nella mia vita non dipendevano da loro, ma mi avrebbe fatto piacere ricevere un po’ più di comprensione e qualche critica in meno.

Se non ci fosse l’arrivismo, vivremmo tutti meglio: non trovate?

Tutto vero

Non ho mai fatto mistero che il mio gruppo preferito siano i Nomadi. Li ho scoperti – putroppo – tardi, anni dopo che Augusto Daolio e Dante Pergreffi se ne andarono.

Ciò non toglie che trovi in molte canzoni di questo gruppo, anche in quelle più recenti, un messaggio: a volte un messaggio che può sembrare di lotta, altre volte un messaggio di speranza, più raramente d’amore, nel senso sentimentale del termine.

Come il testo di ieri, anche quello di oggi mi ricorda un consiglio da fratello maggiore: è un fratello maggiore diverso, più grintoso e – forse- incazzato con chi ha smesso di lottare…come, forse, avevo fatto io….Lasciate che vi racconti.

Ho trascorso molti anni cercando affetto e stima (qualsiasi cosa significhino queste parole) da parte di chi mi conosceva: parenti, amici, semplici conoscenti. Per farlo, ho scelto la via apparentemente più semplice: ho fatto esattamente ciò che mi chiedevano gli altri. Oltre  a non ottenere i risultati sperati, ho avuto anche un problema non secondario: mi ero trasformato in una specie di robot, che eseguiva gli ordini ricevuti…e nulla più. Nessuna passione, nessuno svago degno di questo nome: passavo le giornate a lavorare e a lamentarmi della mia vita vuota.

Devo ringraziare qualche persona e alcune cose per avermi salvato:

  • La mia psicanalista
  • Chi ha creduto veramente in me (Consolata, mi stai leggendo?)
  • La fotografia
  • La scrittura
  • I viaggi
  • La musica

Quest’ultima (oltre a fornirmi gli spunti per il blog) mi ricorda sempre che la vita non è fatta solo di doveri, ma anche  – per citare il testo di stasera – di forza e di passione: concetti che ho dimenticato per molto, troppo tempo…e che devo, anzi, voglio riprendermi per continuare a vivere!