Chissà se un giorno quelli che contano….

Cosa ci diranno quelli che contano?
Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Proprio nel giorno in cui il re di quelli che contano (o che credono di contare) Gianluca Vacchi balza agli onori della cronaca per un’attività che non ha nulla a che fare con Instagram,ho trovato questa immagine sulla pagina Facebook Informazione Libera: una scritta in pennarello incorniciata.

Anche se la fotografia è leggermente sfocata, la frase si legge benissimo

Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

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Vita da artista, stipendio da fame…

Artista di strada -Mia fotografia scattata nei pressi del Duomo di Milano
Violinista di strada

Ci sono lavori che non sono considerati tali o, almeno, meno lavori degli altri. L’elenco proposto dall’articolo de La Repubblica non è certo esaustivo, ma fa capire subito di chi stiamo parlando:

  • Musicisti
  • Attori
  • Comparse
  • Sceneggiatori
  • Autori
  • Drammaturghi
  • Poeti di strada

Il mondo dello spettacolo non è certo semplice, anzi: come cantava Gianni Morandi

Uno su mille ce la fa

Forse, anche meno di uno su mille.

Gli altri novecentonovantanove sono costretti ad arrabattarsi come possono, districandosi fra l’arte ed un lavoro più comune, spesso anche poco remunerato. Come dicevo ieri, di Mozart ne nasce uno ogni secolo.

Con la sola esclusione di medici, infermieri e di chiunque altro si prodighi per salvare la vita di qualcuno,  dedicherei grandi donazioni a chiunque possa essere definito un artista. L’artista non è colui che dicembre

Guardate quanto sono bravo a fare questa cosa

Ma colui che ha una sensibilità più spiccata rispetto ad altre persone e cerca di far vedere in modo più ampio il mondo a tutti noi. Se vogliamo, è una figura che ne racchiude molte altre: ricercatore, esploratore, rivoluzionario, studente.

L’artista è tutte queste cose insieme, ma siamo diventati così ossessionati dalle cose più pragmatiche e razionali che ci rendiamo conto di quanto fosse geniale una mente solo quando viene a mancare.

Io non mi reputo un artista: la scrittura e la fotografia sono degli hobby, nulla di più. Non posso nascondere, però, che  entrambe queste attività richiedano una certa costanza e una buona dose di fatica:

  • Si va a letto tardi
  • Ci si alza presto
  • Si fanno chilometri con lo zaino in spalla
  • Si rinuncia ad altre attività

Ma chi te lo fa fare?

La vostra domanda è legittima. Lo faccio per passione. Allora perché noi artisti non possiamo essere remunerati per la nostra passione come lo sono altre categorie di lavoratori?

Ci vediamo sul lato oscuro della luna

Murales in bianco e nero
Ci vediamo sul lato oscuro della luna

Guardo il murales che ho trovato sulla pagina Facebook Il rock è la migliore musica del mondo e penso che Valentino Rossi avrebbe anche potuto farlo disegnare sul suo casco.

Ci vediamo sul lato oscuro della luna

ha scritto il graffitaro, italianizzando il verso di una famosa canzone dei Pink Floyd.

La luna ha sempre affascinato l’uomo, tanto da portare due Nazioni a rivaleggiare fra loro per arrivare prima dell’altra a conquistarla.

Il lato oscuro dello stesso satellite ci affascina tuttora, non solo per lo stesso motivo, ma anche metaforicamenente.

Anche le persone migliori hanno un loro lato oscuro, che si esprime con quelle emozioni che non ci piacciono

  • Rabbia
  • Tristezza
  • Delusione

per citarne solo tre.

Vorrei porre questa metafora in modo più pratico. Spesso io e Paola ci sentiamo telefonicamente: a volte vogliamo solo salutarci, altre volte uno di noi vuole mostrare all’altro il proprio lato oscuro. In altre parole, sente il bisogno di sfogarsi. Raramente è accaduto che entrambi fossimo giù di morale nello stesso momento. Il più delle volte, ci facciamo forza reciprocamente.

Quando si è tristi, si sente il bisogno di essere ascoltati: e chi può ascoltare qualcuno meglio di un amico? In quel momento, ci stiamo spostando sul lato oscuro della luna altrui. All’inizio, potremmo rimanerne intimoriti…ma tocca a noi guidare il prossimo dove c’è luce.

State pur sicuri che, quando toccherà a voi capitare sul lato oscuro della vostra luna, un amico verrà a soccorrervi.

Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco

VivereFavolaCoraggioEntrareNelBosco
Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco

Prima di parlare dell’immagine di stasera devo fare una premessa: ebbene sì, cara collega blogger Loredana Amodeo, oggi parlerò della tua immagine.

Do per scontato che conosciamo tutti il personaggio rappresentato e la sua storia: è superfluo farne il riassunto.

Anzichè il classico finale

e vissero tutti felici e contenti

Quella folle di Loredana preferisce la morale

Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco

L’unica persona che non avrebbe mai dovuto entrare nella selva oscura fu  Dante: non avrebbe impiegato cento canti e…tre anni di scuola superiore per vedere il volto di Dio. Come si suol dire

L’eccezione conferma la regola

Chi vuole vivere deve osare. Chi, fra i miei lettori, mi conosce di persona, probabilmente riderà leggendo  queste ultime frasi, ma credetemi: so di cosa parlo…e – se mi leggete da un po’ di tempo – sapete a cosa mi riferisco. Vi assicuro che ci vuole un gran coraggio per fare ciò che sto facendo….non tutti ce l’hanno

 

Canzone del bambino nel vento

 

Come scrivevo sul mio nuovo blogoggi è la giornata della memoria. 

Scegliere la canzone di cui parlare è stato semplice:  ho scelto Canzone del bambino nel vento, meglio nota come Auschwitz. Per i miei gusti musicali, preferisco la versione live dei Nomadi che vi propongo anzichè quella dell’Equipe 84.

Mi piace questa versione perchè si sente distintamente il pubblico ripetere il ritornello della canzone.

Se si trattasse di un qualsiasi altro brano, il fatto potrebbe passare inosservato. Tuttavia, come scrivevo il primo marzo scorso

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Perciò, con Auschwitz, il discorso è diverso:

  1. il pubblico canta una tragedia che – forse – non ha vissuto, ma che conosce bene.
  2. Non a caso, il video propone l’incipit  di Se questo è un uomo.
  3. Le fotografie proposte sono eloquenti

Per questo parlare del brano è difficile, soprattutto a livello emotivo: le parole sono chiare, ma colpiscono come un pugno allo sterno. Un pugno allo stomaco – forse – fa più male, ma il dolore passa in fretta: un pugno allo sterno, potrebbe anche perforare il cuore.

 

 

Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione…

Frase di Charlie Chaplin
Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.

Questa mattina, mentre stavo cercando il primo argomento per il mio nuovo blog su Milano, ho trovato questa frase

Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.

Ho sempre considerato Charlie Chaplin un genio….ma non avrei immaginato avesse così tanto da dire!

A parte questo, mi domando: riusciamo effettivamente a seguire questo consiglio?

La reputazione – per quanto importante – è comunque almeno un paio di gradini sotto la coscienza….Ma, come diceva il grillo parlante a Pinocchio nella versione di Walt Disney

La coscienza è quella vocettina interna che la gente ascolta così di rado… Per questo il mondo va così male, oggi!

Ho voluto riportare la definizione integralmente, perchè credo che la seconda parte abbia molto da dirci e da insegnarci.

Non solo ci preoccupiamo del giudizio altrui, ma ci lasciamo influenzare (troppo) dall’opinione altrui, senza tenere presente che anche la nostra opinione conta. Questo è forse, il segreto per andare a letto sereni la notte.

Non serve essere ricchi per essere felici…

Frase di Rita Lombardi
Non serve essere ricchi per essere felici, le migliori cose nella vita sono gratis, il sorriso, un abbraccio, una carezza, e tanto amore.

Il bello di internet è che ognuno può dire pubblicamente ciò che vuole: questo blog ne è la prova. Il brutto di internet è che ognuno dice pubblicamente ciò che vuole celato dietro uno schermo.  Sembra quasi che Rita Lombardi abbia voluto usare il mezzo di comunicazione a distanza per eccellenza per proporre una frase che si basa sulla vicinanza

Non serve essere ricchi per essere felici, le migliori cose nella vita sono gratis, il sorriso, un abbraccio, una carezza, e tanto amore.

Ironia della sorte, la frase è stata ripresa dalla pagina Facebook I Stay with me: non credo sia necessaria una traduzione di queste parole, comunque mi ricordano tanto la solitudine.

Forse è proprio la solitudine la malattia di cui soffre la società attuale. Secondo me, molti di noi (soprattutto i single) non si ricordano l’ultima volta in cui hanno ricevuto

  • Un abbraccio
  • Un sorriso
  • Una carezza

Non parliamo, poi, dell’amore: fosse per me, le definizioni del concetto sarebbero le seguenti

  1. Sentimento che molti pretendono ma che pochi danno
  2. Sentimento che abbiamo dimenticato come sia fatto

Non so come siamo arrivati a questo punto, ma forse non è troppo tardi per tornare indietro. Avrei un suggerimento: provare ad utilizzare canali di comunicazione più umani e diretti. Potete procedere per gradi

  • Se vi chiedete che fine abbia fatto una persona, provate a cercarlo su internet
  • Se sentite un vostro amico solo su Facebook, scrivetegli
  • Se usate solo la mail per parlare con gli altri, alzate il telefono
  • Se vi sentite vocalmente, perchè non vedervi anche di persona?

Su quest’ultimo passaggio, la mia amica Francesca avrà sicuramente qualcosa da ridire (o da ridere?): ogni tanto, mi faccio prendere dai troppi impegni…e mi dimentico dei nostri appuntamenti!

Non ti preoccupare, Frà…recupereremo!

Per essere felice devi imparare ad ignorare molte cose

Ritratto di Vin Diesel
Per essere felice devi imparare a ignorare molte cose

Non ho idea sul perchè chi ha realizzato l’immagine poi pubblicata sulla pagina Facebook  Le cose che feriscono insegnano abbia scelto un ritratto di Vin Diesel come sfondo.

A quanto mi risulta, l’attore non ha mai pronunciato la frase 

Per essere felice devi imparare a ignorare molte cose

Inoltre, mi sembra un aforisma adatto più ad un filosofo antico piuttosto che ad un attore. Di sicuro, c’è un fondo di verità: più problemi ci tormentano, più la vita ci sembra complicata.

Anche se molti consigliano di risolvere un problema per volta, non sempre riusciamo a farlo. Pensate ad una giornata qualsiasi. Dopo il lavoro, dovremmo anche occuparci di altre faccende:

  • La spesa
  • Le commissioni alla posta
  • I doveri famigliari

Come riuscire a trovare tempo per noi stessi e per assaporare un po’ di felicità? La soluzione è semplice in teoria, un po’ meno in pratica.  Vi propongo due alternative:

  1. Fissare un orario in cui dobbiamo smettere di preoccuparci dei problemi e dedicarci al piacere
  2. Trovare il lato piacevole delle mansioni che stiamo affrontando

Esiste anche una terza via: trovare un modo diverso per affrontare le stesse questioni.

Quest’ultimo caso richiede volontà e capacità di ascoltare i pareri altrui… In ogni caso, ce la potete fare.

Mandateli quei messaggi che vi fanno paura…

Immagine dalla pagina Facebook di Marco Furfaro
Mandateli quei messaggi che vi fanno paura,spingete ‘invia’ e buttatevi. Fumate perché tanto prima o poi morirete tutti. Baciatele le labbra che volete baciare. Prendeteli quei cazzo di treni e di aerei. Vivete perché la vita è una!

Non è mia abitudine condividere materiale a cui potrebbe essere associato un significato politico. Questa sera, però, ho trovato questa bella immagine postata da Marco Furfaro e non ho saputo resistere.

Sinceramente, non riesco a capire se si tratti di un’elaborazione grafica o di una fotografia di un muro: quello che importa, però, è la frase

Mandateli quei messaggi che vi fanno paura, schiacciate “invia” e buttatevi; fumate se volete, perché tanto prima o poi moriremo tutti; baciatele le labbra che volete baciare; prendeteli quei cazzo di treni, di aerei. Vivete, perché la vita è una.

Chi ha realizzato il tutto, ha volontariamente omesso il vaffanculo con cui inizia la frase originale: probabilmente, se fosse stata scritta da Bukowski,  il buon Charles avrebbe avuto qualcosa da ridire sulla censura di una parola che lui considerava quasi un aggettivo rafforzativo.

Il concetto, però, è comunque chiaro senza ricorrere al torpiloquio: abbiamo paura di vivere come vorremmo veramente. La questione potrebbe essere analizzata a livello psicoanalitico, ma richiederebbe anni. I sociologi direbbero che dobbiamo comunque vivere all’interno della società. I filosofi si inventerebbero motivazioni che non riesco nemmeno ad immaginare.

Perchè accade tutto questo? Semplicemente, vogliamo essere accettati e – per raggiungere questo obiettivo – cerchiamo di conformarci al volere della società, dimenticandoci che spesso è proprio l’anticonformismo che fa evolvere la società stessa.