Avevi ragione te

 

C’è una ragione dietro al fatto che oggi ho deciso di parlare ancora di Francesco Gabbani. Le canzoni di Francesco Gabbani sono strane: in superficie appaiono scritte semplicemente per divertire qualche minuto (i più maligni potrebbero dire che sono scritte per fare soldi). Tuttavia, se vi prendete un attimo in più per riascoltarla bene, anche nel testo di Avevi ragione te, potreste leggervi qualcosa di interessante.

Non ho contato tutti i cantanti menzionati nel testo, ma Francesco ha ragione quando fa notare a sua madre

Guarda quanti ce n’è

Per capire bene questo brano credo, sia necessario un esperimento: ascoltate un brano e immediatamente dopo ascoltatene una cover. Il testo rimarrà pressochè identico, salvo qualche parola, ma le differenze ci saranno comunque:

  • Tonalità
  • Accompagnamento
  • Ritmo

Solo per citare qualche esempio.

Cosa ci insegna questo brano, che è solo un elenco di artisti e poco altro? Se è vero che siamo qualche miliardo sulla terra, ognuno fa le cose a suo modo: le tagliatelle di mia madre sono ottime, ma mio padre le fa meglio. Non è solo una questione di gusto personale: la ragione è che siamo unici e diversi. Stare a crogiolarsi mentalmente perché vorremmo avere delle qualità che non abbiamo

A volte, Consolata mi passa dei testi da rivedere: lei sa scrivere molto bene, ma il suo stile è diverso dal mio. Alcune volte, invidio Angelica per il suo modo di scrivere in modo scanzonato, mentre io sarei capace di trovare la serietà anche in un film di Fantozzi.

Gli aneddoti potrebbero continuare all’infinito, ma su un punto saremo tutti d’accordo: ognuno ha il suo modo di rapportarsi con la vita….ed è sempre quello corretto.

Naturalmente, ci saranno persone che penseranno di avere ragione dicendo che state sbagliando tutto, ma c’è un però: loro non sanno com’è vivere come voi!

Svegliatemi quando finisce settembre

Stasera svegliatemi solo se il mio contatto Roberto non se ne abbia a male. Avevo promesso di parlare di una frase da lui postata ieri su Facebook

Non per mettervi ansia ma il famoso “se ne riparla a settembre” è fra 2 giorni

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Non lasciare che venga presa…- Don’t Let Me Get Me

 

Continuerò sempre a sostenere che la vita è proprio strana: tutti vorrebbero vivere come meglio si crede, eppure non ci riusciamo, forse perché non riusciamo a lasciare che la vita stessa segua il suo corso.

Così come P!nk  si lamenta di essere sempre paragonata a Britney Spears nella canzone  Don’t Let Me Get Metutti noi ci lamentiamo – se non di essere paragonati a…. – quanto meno di essere criticati per il proprio comportamento.

Ecco uno dei casi in cui una persona può arrivare ad odiare sé stessa, se non sostenuta o dagli amici o da un’immensa forza di volontà. Tutto questo non accadrebbe se riuscissimo a lasciare andare le cose che non ci vanno bene.

È un errore che ho fatto anche io, anche in tempi recenti, confondendo le critiche con i consigli. I primi mirano a distruggere la persona, i secondi aiutano a farla crescere. Distinguere le due cose è relativamente semplice:

  • Chi critica è guidato dalla ferma convinzione che il suo pensiero sia corretto
  • Chi consiglia spesso si interroga e interroga il prossimo sulle motivazioni del proprio comportamento

Se vi comportate nel primo modo, molto probabilmente non farete il bene di quella persona: capisco che ognuno abbia il suo carattere ed il suo modo di esprimersi, ma il (sempre dovuto) rispetto passa anche nel trovare il modo giusto per comunicare con il prossimo. Un modo giusto potrebbe essere far notare le cose partendo  dalla propria esperienza personale: vi farà sentire più umani.

A chi riceve una critica ingiusta, posso solo consigliare di prendersi un po’ di tempo per riflettere: come dice il maestro Kesuke Miyagi

 Tuo migliore karate ancora dentro di te: devi solo tirarlo fuori!

Come nel Karate, però, tirare fuori la parte migliore di sé può richiedere un lavoro di concentrazione, soprattutto su sé stessi.

Alice

 

È appena nata mia nipote Alice.

Sono zio per la prima volta, non sono padre, perciò non so descrivere bene le emozioni che provo in questo momento. Mentre scrivo, ho un sorriso stampato sul volto per la felicità ed un groppo in gola per la commozione.

Ma come sarà la  vita di Alice e di qualsiasi altro nascituro? Non posso prevedere il suo futuro e tutti noi ci aspettiamo solo il meglio per lei. Intorno a lei ci sono già due genitori, quattro nonni, tre zii e non so quanti altri parenti emozionati.

Come cantano Ligabue e Francesco De Gregori in questa canzone

Tutto questo Alice non lo sa

 

Di certo non sa quanto abbiamo aspettato con ansia questo momento, soprattutto negli ultimi giorni. Naturalmente, uso il termine ansia in senso positivo

Potrei solo immaginare un ipotetico futuro per lei, ma le cose potrebbero anche andare diversamente, perciò preferisco che sia il tempo a dire quale strada prenderà.

Di certo, chi ha figli da da un po’ di tempo può ben immaginare di cosa stia parlando: da genitori, ci si aspetta che i nostri figli siano la nostra copia esatta, ricercando – magari – qualche aspetto di somiglianza caratteriale o fisico.

Crescendo, Alice – come qualsiasi altro figlio – svilupperà un suo carattere.

Sviluppare un proprio carattere è giustissimo e sano, ma ciò significa non andare sempre d’amore e d’accordo con le persone che ci vogliono bene. Vorrei tanto che mio fratello e mia cognata, quando loro figlia sarà cresciuta, ricordassero questo concetto:molto semplice da leggere, molto più complicato da applicare.

Capisco che la vita ci porti a scelte spesso impopolari o difficili, ma occorre sempre rimanere fedeli a sé stessi. D’altro lato, occorre accettare anche l’altro per come è. Se ci blocchiamo davanti alla prima incomprensione, potremmo far morire un rapporto letteralmente sul nascere.

Finley – Domani

 

Milano e Legnano distano fra loro meno di un’ora di automobile: impossibile non aver mai sentito parlare dei Finley! Non so se si possa chiamare una fortuna, in ogni caso il nome di questo gruppo mi ha permesso di conoscere Michael Howard Finley, prima cestista, poi produttore americano.

Non tutti sono così fortunati: come ci spiega bene la canzone Domani, ci sono coppie che si amano ma che abitano ad oltre mille chilometri di distanza l’uno dall’altra e possono vedersi solo nel week-end o anche meno.

Come si suol dire

L’amore non ha confini

inoltre, fa parte della vita. A volte, però, mi domando: perché le coppie non possono avvicinarsi fisicamente fra loro?

Se fra chi mi legge c’è anche qualcuno che sta vivendo una relazione a distanza, me lo spieghi: io non lo capisco. Un amore a distanza deve essere molto forte per riuscire a durare.

Se l’amore è vero, insieme al partner si dovrebbe riuscire a trovare il modo per avvicinarsi fisicamente: forse non si vivrà in casa, ma sarebbe comunque possibile vedersi quasi ogni giorno.

Nel tempo libero, per esempio, si potrebbero creare i presupposti per vedersi, senza al pensare al domani citato dal ritornello dei Finley.

Ho alcuni  parenti che si sono sposati con persone di altri continenti: è vero che è accaduto negli anni ottanta e novanta del secolo scorso, quando l’economia era decisamente migliore, ma nel ventunesimo secolo dovrebbe essere più semplice avvicinarsi e vivere insieme.

Viviamo in un periodo in cui i rapporti non hanno potenzialmente limiti. Frequentiamo persone che non hanno la nostra età, andiamo chissà dove quando lo vogliamo…Ma spesso non riusciamo a colmare le distanze geografiche. Potrebbe anche darsi che non riusciamo a staccarci dalla nostra terra d’origine, ma non mi sembra una spiegazione sufficiente.

Se tutti lo facessero, nessuno dovrebbe più dire

Domani ripartirò

 

Piccolo uomo – Mia Martini

 

Per chissà quale ragione, stamattina mi sono svegliato con in testa la canzone Piccolo uomo della compianta Mia Martini: forse perché voglio continuare il discorso di ieri.

Un testo che conoscono tutti, che parla della fine di un amore. Non certo un piccolo testo, data la profondità delle parole usate.  Mi piacerebbe che in casi come quelli narrati John Belushi risorgesse per dire

È finita? Hai detto finita? Non finisce proprio niente se non l’abbiamo deciso noi.

Perché difficilmente due persone smettono di amarsi contemporaneamente: un componente della coppia si sente sollevato per aver dato la notizia all’altro, che invece si sente distrutto. Lasciarsi di comune accordo è più unico che raro,  sia che si tratti di amore, sia che si tratti di amicizia.

Ecco uno di quei casi in cui vorrei ci fosse più dialogo, non tanto per cercare di appianare i contrasti o rimettere insieme i pezzi, quanto per puro e semplice rispetto dell’altro.

Il problema è che non è facile affrontare questi argomenti e i due interlocutori pensano sempre di essere dalla parte della ragione.

L’empatia, in questi casi, può aiutare solo fino ad un certo punto: l’istinto di conservazione e la voglia di primeggiare sull’altro tramutano il dialogo in uno scontro che raramente ha vinti e vincitori.

In caso di morte di un componente della coppia, il dolore non è certo piccolo. L’amore continua per lungo tempo, anche quando una delle persone è morta. In questi casi, però, abbiamo una seppur magra consolazione: amavamo

The One That Got Away

 

A volte, ascoltiamo canzoni semplicemente per rilassarci pochi minuti, dimenticandoci di capirne il significato. Il 16 marzo dell’anno scorso avevo già detto quanto sostiene una mia coetanea, ma voglio riportarlo anche oggi

Nelle canzoni, ciò che conta veramente è il messaggio

Se, poi, il testo è in inglese, come nel caso di The one that got away, occorre fare anche uno sforzo di traduzione. Lo sforzo sarà ricompensato da una sorpresa, come quella che Katy Perry è capace anche di trasmettere un messaggio nei suoi brani.

Qualcuno potrebbe sostenere

È la semplice storia di due ragazzi che si lasciano

Forse avete ragione, ma vorrei farvi due domande:

  1. Se così fosse, perché realizzare un video così tragico come quello che vedete?
  2. Perché, in psicologia, si parla di lutto anche per la fine di un qualsiasi rapporto?

Credo che il nostro cervello voglia difenderci dalla sofferenza e che la vita, di tanto in tanto, ce la sbatta in faccia: dobbiamo affrontarla.

Se una persona soffre, occorre starle vicino, anche se lei vorrebbe il contrario e se non sappiamo esattamente come fare per aiutarla: la sola nostra presenza può essere di aiuto. Del resto, si parla di una spalla su cui piangere per indicare l’amico che sta vicino a chi soffre.

Non voglio augurarvi nulla di male, ma so una cosa: se vi comporterete così, il vostro amico sarà al vostro fianco quando voi avrete bisogno di lui.

Rehab – Amy Winehouse

 

 

Sono già trascorsi sei anni da quando Amy Winehouse ci ha lasciati entrando a far parte del 27 Club. Nel 2011, giusto in queste ore, la stavamo piangendo. Forse avremo anche pensato anche al suo periodo trascorso in un Rehab ascoltandone la relativa canzone.

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