Tutti maestri di vita, finché non arriva l’interrogazione

Frase sui maestri di vita dalla pagina Facebook "Sole nero"
Tutti maestri di vita, finché non arriva l’interrogazione a sorpresa

Anche se non mi piacciono i cosiddetti maestri, oggi ho deciso di rischiare, perché l’immagine pubblicata sulla pagina Facebook Sole nero è veramente bella.

Il primo piano di una donna in penombra invita tutti noi a stare zitti con il classico gesto del dito indice sulle labbra, mentre la frase recita

Tutti maestri di vita….finché non arriva l’interrogazione a sorpresa!

Anche io parlo di vita, ma non faccio parte della categoria dei maestri. Non conosco certo tutto ciò che potrebbe accadermi in futuro e non è detto che lo accetti con facilità. Io parlo solo di ciò che ho già affrontato, ovviamente secondo il mio punto di vista. Altri, invece, pretendono di voler insegnare agli altri come comportarsi, anche quando non hanno mai affrontato una questione anche solo simile a quella che ci angustia.

La differenza può essere spiegata con un un semplice esempio: quando io parlo delle mie sedute psicanalitiche, lo faccio secondo il mio punto di vista, ben sapendo che

  1. I miei problemi sono diversi dai vostri
  2. Non tutti vanno in analisi
  3. Molto dipende anche dalla tecnica usata dallo specialista
  4. Specialista a parte, nessuno è presente nella stanza durante le sedute

Non parlerò mai di esperienze che non ho vissuto in prima persona….eppure c’è gente che lo fa! In questi casi, il tempo ha giocato spesso a mio favore. Certi maestri si sono ritrovati in una situazione che non hanno mai affrontato. Le loro certezze si sono sciolte come neve al sole, fino ad arrivare a chiedermi consiglio.

Possiamo sbagliare anche in situazioni che abbiamo già vissuto:come in un remake di un film, cambiando i protagonisti e le ambientazioni, cambierà il risultato finale. Anche se la trama sarà la stessa, potremmo valutare questo spettacolo che è la vita solo dopo averlo vissuto.

Noi invece anche volendo non ci possiamo fermare all'apparenza: dobbiamo andare oltre

IlColoreNascostoDelleCose
Noi invece anche volendo non ci possiamo fermare all’apparenza: dobbiamo andare oltre

Ieri sera sono andato al cinema a vedere il film Il colore nascosto delle cose: non ne farò una recensione, anche perchè il mio amico Alex è ben più competente di me in materia.

Mi ha colpito molto la frase pronunciata da Valeria Golino in una scena

Noi invece anche volendo non ci possiamo fermare all’apparenza: dobbiamo andare oltre

Il noi della battuta è riferita alla condizione di non vedente, a cui Emma (il personaggio interpretato dalla Golino) reagisce con tenacia e caparbietà.  Una condizione che, a mio parere, riguarda in senso metaforico anche molte persone che in realtà ci vedono benissimo. Sono tutti coloro che hanno dei limiti, qualunque essi siano, ma cercano di superarli o compensarli in qualche modo.

Io, per esempio, sono una persona ansiosa, ma cerco di compensare questo mio difetto con la riflessività e l’empatia (che poi non riesca a farmi capire è, ovviamente, un altro discorso). Se fossi stato l’esatto contrario, forse mi sarei iscritto ad un corso di paracadutismo, anzichè scrivere un blog.Ho preso solo il mio caso, che è quello che conosco meglio, ma vi invito a portare anche la vostra testimonianza.

 Trovo che l’empatia sia un bellissimo pregio, se usato correttamente (io sto ancora imparando): come nel caso dei non vedenti, le persone empatiche non si fermano all’apparenza, ma vanno oltre. Comunque sia, sostenere che esistano brutti pregi è un vero e proprio ossimoro: ogni pregio è bello a suo modo.

Ciò che ho appena scritto può aiutarci a relazionarci bene con il prossimo: ogni persona che conosciamo ha pregi e difetti. Come dice Valeria Golino, non dobbiamo fermarci all’apparenza (dei difetti) e andare oltre, scovando la bellezza (nascosta) dei pregi.

 

 

Non so se faccia più paura il fatto che il 2010 sia stato 7 anni fa o che sarà il 2020 tra 3 anni

Frase dal web
Non so se faccia più paura il fatto che il 2010 sia stato 7 anni fa o che sarà il 2020 tra 3 anni

Come avete potuto vedere, nei miei articoli parlo spesso del tempo: forse perché – consciamente o meno – mi fa paura il fatto che scorra così velocemente. Oggi mancano esattamente centoquattordici giorni al Veglione di San Silvestro: non mi direte che non avete già cominciato ad organizzarlo?

Scherzi a parte, come dice la frase che ho trovato sulla pagina Facebook Hello vodka, goodbye dignity

Non so se faccia più paura il fatto che il 2010 sia stato 7 anni fa o che sarà il 2020 tra 3 anni

La cosa risulta tragicamente assurda perché

  1. Considerando un singolo giorno, il tempo scorre molto lentamente
  2. Considerando periodi più lunghi, scorre molto velocemente

Per fare un esempio: ho scritto l’ultimo articolo del blog prima delle ferie il 20 agosto, ma mi sembra di averlo scritto ieri.

La vita corre velocemente e può sembrarci di non sfruttarla appieno. Tuttavia, basta fare un piccolo esercizio: basta pensare dove e come eravate un anno fa e come siete cambiati da allora. Se c’è qualcosa che non torna, di certo dovrete agire, ma sicuramente vi stupirete voi stessi del cambiamento.

 

Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova

Verso della poesia "Appello allo Yeti" di  Wislawa Szymborska
Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova. Ve lo dico dal mio cuore sconosciuto

Se usato bene, internet ci può far conoscere molte cose: basta essere un po’ curiosi. Grazie alla pagina Facebook Informazione Libera, oggi ho conosciuto un Premio Nobel a me sconosciuto: Wisława Szymborska.

Proprio la parola sconosciuto è quella che mi ha colpito di più nella frase contenuta nella poesia

Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova. Ve lo dico dal mio cuore sconosciuto

forse perché è associata al cuore…Chi lo sa?

Trovo comunque profondamente vero che una persona non si conosce mai abbastanzasia che parliamo di altri, sia che parliamo di noi stessi.

Una persona può conoscere gli altri e sé stessa solo giorno per giorno, per esempio

  • Mettendosi alla prova
  • Facendo nuove esperienze
  • Confrontandosi con gli altri

A volte è semplice, altre volte occorre aspettare l’occasione giusta. Ma come si fa a riconoscere quale sia l’occasione giusta? Occorre seguire l’istinto.

Qualcuno troverà buffo questo mio consiglio, visto che mi considerano ancora molto cerebrale, ma è solo la metà del tutto.

Il cervello serve a posteriori: riflettendo su quanto ci è accaduto in passato, capiremo il nostro presente.

Ma perché non siamo nati tutti finocchi?

 

Questa notte se ne è andato Gastone Moschin, che qualcuno ricorderà anche per essere stato

  • Il Vescovo di Gubbio al fianco di Don Matteo/Terence Hill
  • Il padre del maestro Emilio (Solfrizzi) in Sei forte maestro

Per la maggioranza, però, resterà per sempre l’Architetto Rambaldo Melandri, quello che in Amici miei, durante la scena della stazione, si chiedeva

Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?

Già allora si era capito che l’omosessualità è (forse) una questione genetica, eppure siamo andati indietro e non avanti.

Lasciando perdere il progresso tecnologico, una volta sarebbe bastato cercare di tirare su di morale un amico assestando qualche ceffone ai passeggeri di un treno in partenza per comprendere il significato del termine amicizia.

Al giorno d’oggi, mi chiedo non solo quante persone farebbero qualcosa di simile, ma soprattutto

quanti si interessano che il prossimo si senta bene?

Sono certo che tutti fanno una telefonata o vanno a trovare qualcuno ogni tanto, ma sembra sempre più un’oasi in mezzo a comunicazioni più asettiche e virtuali. Basta ripercorrere velocemente la storia tecnologica per rendersene conto: WhatsApp ha sostituito gli SMS, che hanno sostituito le mail, che hanno sostituito le telefonate, che hanno sostituito le lettere.

La velocità in certe comunicazioni è sicuramente produttiva, ma in amicizia è controproducente: meno tempo si passa con il prossimo, più il prossimo si sentirà messo da parte e, di conseguenza, penserà che la nostra amicizia non sia veramente tale.

 

 

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini?

Vignetta pubblicata sul blog di cecigian e condivisa dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

Ieri la pagina Facebook Informazione Libera ha condiviso una vignetta originariamente pubblicata sul https://cecigian.blogspot.it.

Un personaggio femminile disegnato in un modo molto simile in cui lo farebbe Vauro, si domanda

Che cosa mi proteggerà dalla violenza degli uomini? Di certo non il razzismo

La frase sembrerebbe essere pienamente condivisibile, ma – concretamente – dobbiamo fronteggiare tutti i giorni il razzismo.

Non un razzismo evidente, ma più subdolo e strisciante, che pochi ammettono di nutrire nei confronti del prossimo, ma che si evidenzia in determinati atteggiamenti:

  • Ignorare chi chiede la carità
  • Allontanare sbuffando i venditori ambulanti
  • Mostrare insofferenza nei confronti dei continui sbarchi proposti dal telegiornale

Se qualcuno ci chiedesse una giustificazione qualsiasi per il nostro atteggiamento in questi casi, dubito che vi dichiarerete apertamente razzisti. Immagino, invece, che risponderete con giustificazioni più o meno politicizzate.

Politicizzate o meno che siano, si tratta comunque di giustificazioni che denotano il razzismo. Chi non è razzista, non ha bisogno di giustificazioni: aiuta il prossimo e – forse – si scusa nei casi in cui non gli è possibile fare di più.

Non essendo razzista, mi domando

Quali sono le motivazioni di chi odia qualcuno di diverso?

Sinceramente, vorrei proprio saperlo, ma non credo che qualcuno dei chiamati in causa avrà il coraggio di rispondere.

Non hai mai notato quanta tristezza c’è negli occhi di chi ride e scherza sempre?

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Non hai mai notato quanta tristezza c’è negli occhi di chi ride e scherza sempre?

Quando ho trovato la frase

Non hai mai notato quanta tristezza c’è negli occhi di chi ride e scherza sempre?

sulla pagina Facebook Una pioggia di te, pensavo si trattasse di un contributo originale, per poi scoprire che circola su internet almeno da due anni.

Il motivo del successo di questo concetto è semplice: è profondamente vero. Anche se i problemi ci tartassano non lasciandoci dormire di notte, raramente la gente è più interessata a risolvere i propri problemi che ascoltare i nostri.

Poichè siamo persone e, in quanto tali, animali sociali, ecco che ogni mattina – preparandoci per andare al lavoro – senza rendercene conto ci stiamo preparando a recitare una parte: quella della persona

  • Di successo
  • Senza problemi
  • Allegra

Che la gente vorrebbe frequentare: una recita in cui siamo attori e spettatori contemporaneamente.  Consapevoli che ognuno vive in un modo diverso, siamo arrivati a pensare che nessuno si interessi di noi e che – pertanto – siamo liberi di fare ciò che ci pare, apparendo possibilmente sempre vincenti.

Putroppo, stiamo recitando e, quando la sera ci togliamo il trucco di scena, dobbiamo fare i conti con quella parte di vita che abbiamo deciso di non affrontare. Guardandoci allo specchio, molti di noi vedrebbero riflessa un’immagine tenebrosa, come quella rappresentata.

La soluzione sarebbe ovvia: smetttere di recitare, ma chi vuole farlo veramente?

Non dir di me finché di me non sai, pensa di te poi mi dirai

NonDirMeFincheNonSaiPensaTePoiDirai
Non dir di me finché di me non sai, pensa di te poi mi dirai

I proverbi sono strani: nessuno potrà mai dire chi ha pronunciato per primo una determinata frase, ma tutti trovano nel testo qualcosa di profondamente giusto.

La frase di stasera ben rispecchia queste caratteristiche

Non dir di me finché di me non sai, pensa di te poi mi dirai

Un concetto talmente condivisibile che l’immagine non mente: è stata scritta su pietra!

 

Le persone parlano molto degli altri, ma parlano pochissimo di sè stesse. In entrambi i casi, spesso lo fanno in modo improprio

  • Elogiano sè stesse e chi gli sta vicino
  • Trovano difetti in chi non fa parte della propria cerchia
  • Biasimano chi non la pensa come loro

Mi domandoperchè ci comportiamo così? Se avete una risposta, sarò felice se la scriverete nei commenti di questo articolo, perchè io non so proprio cosa pensare.

Di certo, la vita ha forgiato in modo diverso il carattere di tutti noi, ma non riusciamo a fare una riflessione banale: la nostra vita ed il nostro modo di pensare vale quanto quella del prossimo!

Il modo per risolvere il problema sarebbe molto semplice: lasciare che gli altri parlino di sè stessi e chiedere qualsiasi chiarimento venga in mente. Eppure, tanti saltano questi passaggi per giungere alle più classiche delle conflusioni affrettate e sbagliate.

Il carattere ha sicuramente una forte influenza in tutto questo: c’è chi è più sanguigno e chi più pacato, chi più riflessivo e chi più irruento. A prescindere dal carattere, però, nessuno pensa al modo in cui il prossimo reagisce a certi eventi.

 

 

Non c'è bisogno di grandi cose….

NonBisognoGrandiCoseCiaoCiSonoAttenzionePiccolaSollievoGiornateBuie

Oggi ho trovato una frase sulla pagina Facebook Vabbè di cui sembrerebbe superfluo parlarne

Non c'è bisogno di grandi cose; Un "Ciao", "Io ci sono", un'attenzione piccola masincera, talvolta è di sollievo anche nelle giornate più buie

Invece, credo sia importante parlarne, perchè sono proprio le piccole attenzioni quelle che dimentichiamo più spesso.

I problemi alla base di qesto comportamento sono sempre gli stessi:

  • Egocentrismo
  • La propensione a credere che tutti debbano cavarsela da soli
  • La propensione a credere che i nostri problemi siano peggiori di quelli altrui, salvo rare eccezioni
  • La supposizione di non sapere cosa fare

Invece, molto spesso, basta molto meno di quanto crediamo. Per spiegarmi meglio, devo fare un esempio. Circa un mese fa, conobbi Eric, figlio della mia amica Linda. Linda mi aveva fatto sapere che Eric aveva la passione per le canzoni rap: Eric non ascolta canzoni rap…compone proprio canzoni rap. Sapendo questo, ebbi l'idea di regalare ad Eric un quaderno personalizzato con il proprio nome dove poter comporre testi e – perchè no – appuntare i suoi pensieri. Ebbi proprio l'impressione di aver indovinato il regalo: Eric aveva lo sguardo raggiante.

In quel caso, l'empatia aveva giocato a mio favore, altre volte devo meditare più profondamente. L'esempio fatto non serve certo ad auto-elogiarmi, ma vuole solo farvi notare quanto sia semplice aiutare il prossimo, spesso con poco tempo e poco sforzo.

L'importante è – comunque – riflettere sulla situazione altrui: troverete sicuramente un piccolo gesto che possa alleviare un po' la sua pesante condizione.

Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Immagine dalla pagina Facebook "Informazione Libera"
Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Proprio nel giorno in cui il re dei social Gianluca Vacchi balza agli onori della cronaca per un’attività che non ha nulla a che fare con Instagram, ho trovato questa immagine sulla pagina Facebook Informazione Libera: una scritta in pennarello incorniciata.

Anche se la fotografia è leggermente sfocata, la frase si legge benissimo

Chissà se un giorno quelli che contano ci diranno a quanto sono arrivati

Sembra quasi una risposta alla famosa battuta di Alberto Sordi ne Il marchese del Grillo

Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!

ma ripetuta a bassa voce, sospirando una vita che appartiene ad altri, non a noi.

Non so se sia giusto avere questa forma di invidia, ma trovo giusto cercare di migliorarsi continuamente, anche a livello sociale. A volte, dobbiamo ricominciare da zero, più spesso possiamo fare riferimento

  • Al nostro modo di vivere
  • Al nostro modo di pensare
  • Alle nostre passioni

Se crediamo di non avere più passioni, occorre sperimentare cose nuove. Se non troviamo subito qualcosa di nuovo, dobbiamo osservare il mondo e capire cosa ci piace veramente e provarlo.

Io ho trovato questo blog ma, forse, è solo la prima delle tante cose che troverò anche in futuro.

Spero che anche voi riuscirete a trovare più di una passione.