To Be Number One

 

L’inizio degli Europei di calcio mi ha riportato alla mente l’estate di sedici anni fa: la cosiddetta estate italiana, riprendendo la canzone di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, inno ufficiale dei mondiali di quell’anno.

Pochi, però, si ricordano la versione inglese di quell’inno: To be number one di Giorgio Moroder.

Il video, ovviamente, risente ancora delle influenze del decennio precedente:

  • pettinature cotonate
  • inglese usato anche in Italia
  • Colori freddi ed elettrici per le ambientazioni notturne
  • Colori caldi per le ambientazioni diurne

La storia del video mescola lo spirito di sacrificio (italiano e sportivo) alla capacità di sognare adolescenziale.

Ciò che abbiamo perso (forse a causa dell’età, forse a causa degli eventi) è proprio la capacità di sognare. È una grave perdita: significa perdere la speranza e capacità di immaginare un’alternativa.

Lo ammetto: in passato sono caduto anch’io in questo errore, ma sto cercando di recuperare.  Perdere i sogni è un sintomo: la vera malattia è perdere la speranza.

I sintomi di questa malattia li riconosco subito: si tende a trovare una soluzione pragmatica ad ogni problema, lasciando poco spazio alla fantasia.

Non esiste una cura medica per questa malattia: siamo noi che dobbiamo lasciarci andare un po’ di più.

Non fate finta di vivere in un paese normale

Facciamo finta di vivere in un paese normale?
Non fate finta di vivere in un paese normale

Il titolo e l’immagine di oggi è un po’ politica (e – forse – anche un po’ polemica): d’altronde, sono state condivise da Roberto Saviano sul suo profilo Facebook

Non fate finta di vivere in un paese normale

Dell’Italia (all’estero, ma anche dentro i nostri confini) se ne dicono letteralmente di tutti i colori: non solo bianco, rosso e verde. Purtroppo, in Italia si legge poco, perciò molti ignorano l’opinione altrui. Il bello è che facciamo finta di essere aperti alle opinioni altrui, salvo poi giudicarle.

Vocabolario alla mano, Saviano ha ragione: il concetto di normalità è sconosciuto al DNA italico. In compenso, gli italiani sono dotati di un’inventiva invidiabile: alcuni la chiamano arte di arrangiarsi, altri creatività, ma il concetto non cambia.

Data questa situazione,  un brainstorming nazionale per normalizzare il Paese sarebbe inutile: ve lo immaginate un gruppo di pazzi alla guida di un ospedale psichiatrico?

Verrebbe da chiedersi

Che fare, allora?

Avrei una risposta, ma ho deciso di non scriverla: andrei contro il principio di questo post..ma, ovviamente, ho la mia opinione.

Non posso fare finta che anche voi non abbiate la vostra opinione: certi problemi del nostro Paese sono uguali in ogni luogo.

Il problema è che facciamo finta di non avere diritti, ma essere soggetti alle decisioni presi da altri. Non parlo solo di decisioni politiche o prese in ambito lavorativo. Parlo delle decisioni che prendiamo ogni giorno.

Ci sono persone che non prendono in considerazione l’opinione altrui, vivendo come meglio credono, altri che si sentono soggiogati dalle decisioni altrui, facendo finta di essere schiavi. Ovviamente, non è normale: ognuno ha i propri diritti personali.

Avere diritti implica il dovere di farli rispettare. Non è solo una questione politica, ma anche di autostima. Dobbiamo credere (o fare finta?) di essere tutti sullo stesso piano.

Buonanotte all’Italia

Sono italiano, scrivo prima di andare a letto: cosa c’è di meglio della canzone  Buonanotte all’Italia per augurarci una  buonanotte ? Poco importa se sarà una notte di sonno, una notte d’amore o una notte di lavoro: l’importante è che sia buona!

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