Su “Spelacchio” si scatena l’ironia social

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La posa di “Spelacchio”, l’Albero di Natale donato a Roma, davanti all’Altare della Patria

Qualunque città è addobbata a festa in questo periodo: non poteva essere diversamente. A tutti piace l’atmosfera di questo periodo ed anche gli addobbi che il Comune ha pensato per i propri cittadini…o no?

A quanto si legge sul sito de La Repubblica, i romani hanno già trovato un soprannome per il proprio alberto cittadino

 Roma, Raggi: “Albero di piazza Venezia semplice e raffinato”. Ma su “Spelacchio” si scatena l’ironia social

Già il titolo dice tutto. Spelacchio è l’abete rosso della Val di Fiemme che il comune di Roma ha addobbato per  in Piazza Venezia. Che non sia rigoglioso, è abbastanza evidente.

Su questa notizia si potrebbe dire tutto ed il contrario di tutto:

  • Ecco come vengono spesi i nostri soldi
  • Ma c’era solo quello?
  • Che figura ci facciamo con i turisti?

Sono le prime frasi che mi vengono in mente e che potrebbero pensare i romani a proposito del loro albero.

Sarebbe troppo semplice fare un paragone con l’Abete di Milano o di qualsiasi altra città: pensiamo a come cambierà la vita dei cittadini a causa di quell’albero.

Prima di proseguire, vi faccio una domanda

Ci avete pensato bene?

Se la vostra è, più o meno

Io ci ho pensato bene, ma non mi è venuto in mente nulla!

Allora non siete romani e non avete pensato ai soldi che sono usciti, tramite le tasse, dalle tasche dei cittadini dell’urbe. A parte questo, che mi rattrista e mi fa un po’ anche incazzare, non credo che la vita dei cittadini romani cambierà più di tanto.

Certo, saranno probabilmente arrabbiati per lo spreco di denaro pubblico e qualche ambientalista potrà anche ritenere che l’albero sarebbe stato meglio al suo posto, cioè il luogo dove aveva piantato radici.

Lo so anche io che Natale è un periodo di festa e si vorrebbe che tutto fosse perfetto…ma non si può controllare tutto: prendetela con più leggerezza!

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Hallelujah

 

Finalmente è arrivato dicembre: mi verrebbe voglia di cantare insieme a Jeff Buckley

hallelujah

Una delle sue canzoni o, meglio, cover più famose, visto che la versione originale è quella di Leonard Cohen.

Ci sono poche cose che uniscono, tre di queste sono sicuramente

  • Natale
  • La musica
  • La vita

Quest’ultima, la vita, è sicuramente quella che racchiude tutte le altre, non solo quelle che ho citato: i vostri commenti potrebbero elencare molte delle cose che uniscono e l’elenco sarebbe comunque incompleto.

Purtroppo, diamo per scontate molte cose, fino a darle per assodate e a sentirne la mancanza solo quando le abbiamo effettivamente perse. Personalmente, ho sempre pensato ad andare avanti, al futuro e al presente, più raramente al passato. Non so se ho fatto bene: del resto, la storia passata influenza le nostre decisioni presenti e future.

In ogni caso, ci sono molte cose per le quali cantare halleluia.

Il giorno di Natale

 

Visto che oggi  è la Vigilia di  un giorno speciale, probabilmente sarete indaffarati a preparare il cenone e non avrete tempo di leggermi.

Volevo comunque augurarvi Buon Natale a modo mio. Scegliere la famosa canzone di John Lennon sarebbe stato scontato. Fortunatamente, anche Marco Masini, sia pure con la sua vena malinconica, ha celebrato in musica Il giorno di Natale.

Usualmente, pensiamo a questa Festa come un giorno da passare in famiglia. Spesso, però, ci dimentichiamo che facciamo parte di una grande famiglia allargata. Augurare

  • Buon Natale
  • Buon Anno nuovo
  • Buone Feste

è diventata una consuetudine ormai priva di valore. Le persone a cui sorridiamo oggi, saranno le stesse persone con cui litigheremo il 7 gennaio.…forse anche prima.

Forse il regalo più bello che potrebbe portarci Natale è il ricordo dei giorni di Festa: ricordandoci come ci siamo comportati con gli altri in questi giorni (ammesso di aver fatto i bravi) ci può aiutare a comportarci allo stesso modo tutto il resto dell’anno.

Non so nemmeno io come considerare questo articolo: forse è solo il mio augurio di Natale.

So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Tatuaggio con bambino e cuore in mano
So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Oggi sulla pagina Facebook amore è poesia ho trovato l’immagine di un insolito tatuaggio. Come potete vedere, raffigura un bambino a braccia tese, che regge con le mani un cuore. Altri cuori completano la figura.

Il tutto è completato dalla frase

So che non è molto…ma è tutto ciò che ho

Come hanno commentato già molti miei contatti, non è certo poco. Il problema è proprio questo: prestiamo troppa attenzione al gesto in sè e troppa poca attenzione al significato emotivo di quel gesto. Faccio un piccolo esempio, calzante con il periodo che stiamo vivendo. Fra quattro giorni, quando scarterete i regali di Natale, forse troverete sotto l’albero qualcosa che non sarà di vostro gradimento.

Posso immaginare la delusione che proverete: non importa che non siate più bambini. Considerate, però, che la persona ha pensato a voi: vi ha fatto un regalo che riteneva di vostro gradimento.

Non penso che i regali siano fatti semplicemente per mantenere un usanza: si fanno solo se si vogliono fare. Escludendo questa ipotesi, si giunge a due sole possibili conclusioni:

  1. La persona che vi ha fatto il regalo vi conosce poco
  2. Voi non vi siete aperti abbastanza con questa persona

Ci vuole poco a smontare la prima ipotesi: generalmente, non siamo portati a regalare qualcosa a persone appena conosciute (anche se sarebbe bello, devo ammetterlo).

Dunque, resta in piedi solo la seconda ipotesi: cosa intendete fare?

Natale, candele ai tavoli e menu da favola. Gli invitati? I poveri e i disoccupati

Foto da "Il Giorno"
Ivano Tenni nella cucina del suo ristorante di Tirano (SO)

Pur vivendo a Milano da tanto tempo, non rinnegherò mai le mie origini valtellinesi. Quando ho letto su internet la notizia

Natale, candele ai tavoli e menu da favola. Gli invitati? I poveri e i disoccupati

ho sorriso per la gioia. Il ristoratore Ivano Tenni di Tirano ha offerto un pranzo natalizio ai meno fortunati.

Sarebbe stato facile – in questo caso – cogliere l’occasione per farsi un po’ di pubblicità, ma Tenni non l’ha fatto: come si legge nell’articolo de Il Giorno, non ha voluto dire il nome dei ristoranti di cui è proprietario.

In questo periodo siamo circondati da:

  • Buonismo pubblicitario
  • Consumismo
  • Crisi economico-politica

Cos’hanno in comune queste cose? E cosa c’entrano con la notizia? Il nesso è presto trovato: sono tutte faccende pratichea loro modo cerebrali. La notizia ci  ricorda che abbiamo anche un cuore…ogni tanto, dobbiamo ricordarci di usarlo.

Questo spot ci dice che dovremmo goderci i nostri nonni finché sono in vita

Il 30 novembre dell’anno scorso, il quotidiano online Huffington post pubblicò un articolo, rilanciandolo su Facebook con il titolo

Con questo video di Natale non riuscirete a smettere di piangere

Il video proposto era una pubblicità tedesca, un popolo che tradizionalmente noto per la sua freddezza.

Oggi l’ho rivisto per l’ennesima volta. Non voglio rovinarvi la sorpresa per ciò che vedrete e le poche frasi pronunciate sono ben comprensibili, se calate nel giusto contesto.

Il filmato mi piace molto, senza ombra di dubbio.  Tuttavia, mi sembra legittima una domanda

Perché dobbiamo preoccuparci dei nostri cari solo a Natale o quando accade loro qualcosa?

La maggior parte delle nostre giornate è fatta di routine. Tuttavia, trovo sarebbe piacevole condividere con gli altri anche le nostre abitudini, perché ogni persona ha le proprie. Ciò che può risultare banale per me, per altre persone potrebbe essere al limite di un evento eccezionale.

In genere, aspettiamo eventi particolari per condividere il tempo con gli altri:

  • Un matrimonio
  • Un battesimo
  • Una ricorrenza

Sarebbe bello anche riuscire a fare altrettanto con la vita di tutti i giorni: vi immaginate come sarebbe fare la spesa con un vostro caro amico? Conoscereste meglio anche le vostre piccole abitudini.

Perché dobbiamo aspettare l’evento per ricordarci delle persone che ci circondano?