Su “Spelacchio” si scatena l’ironia social

AlberoNataleSpelacchiatoAltareDellaPatriaRoma
La posa di “Spelacchio”, l’Albero di Natale donato a Roma, davanti all’Altare della Patria

Qualunque città è addobbata a festa in questo periodo: non poteva essere diversamente. A tutti piace l’atmosfera di questo periodo ed anche gli addobbi che il Comune ha pensato per i propri cittadini…o no?

A quanto si legge sul sito de La Repubblica, i romani hanno già trovato un soprannome per il proprio alberto cittadino

 Roma, Raggi: “Albero di piazza Venezia semplice e raffinato”. Ma su “Spelacchio” si scatena l’ironia social

Già il titolo dice tutto. Spelacchio è l’abete rosso della Val di Fiemme che il comune di Roma ha addobbato per  in Piazza Venezia. Che non sia rigoglioso, è abbastanza evidente.

Su questa notizia si potrebbe dire tutto ed il contrario di tutto:

  • Ecco come vengono spesi i nostri soldi
  • Ma c’era solo quello?
  • Che figura ci facciamo con i turisti?

Sono le prime frasi che mi vengono in mente e che potrebbero pensare i romani a proposito del loro albero.

Sarebbe troppo semplice fare un paragone con l’Abete di Milano o di qualsiasi altra città: pensiamo a come cambierà la vita dei cittadini a causa di quell’albero.

Prima di proseguire, vi faccio una domanda

Ci avete pensato bene?

Se la vostra è, più o meno

Io ci ho pensato bene, ma non mi è venuto in mente nulla!

Allora non siete romani e non avete pensato ai soldi che sono usciti, tramite le tasse, dalle tasche dei cittadini dell’urbe. A parte questo, che mi rattrista e mi fa un po’ anche incazzare, non credo che la vita dei cittadini romani cambierà più di tanto.

Certo, saranno probabilmente arrabbiati per lo spreco di denaro pubblico e qualche ambientalista potrà anche ritenere che l’albero sarebbe stato meglio al suo posto, cioè il luogo dove aveva piantato radici.

Lo so anche io che Natale è un periodo di festa e si vorrebbe che tutto fosse perfetto…ma non si può controllare tutto: prendetela con più leggerezza!

Annunci

L’ansia può rovinare la vita

Ritratto di Brittany Nichole Morefield
Ritratto di Brittany Nichole Morefield

Esiste uno stato d’animo che, per chi non lo vive, sembra senza senso: sto parlando dell’ansia.

Brittany è una persona ansiosa, come me, che lotta ogni giorno contro quella che è stata definita in vari modi

  • Malattia
  • Stato d’animo
  • Componente caratteriale

E che, stando a quanto riporta la notizia pubblicata sull’Huffington Post, la protagonista di questa storia definisce così

L’ansia è svegliarsi alle 3 di notte mentre si dorme profondamente, perché il tuo cuore batte all’impazzata. L’ansia è stressarsi per cose che potrebbero non accadere mai. È farsi domande sulla propria fede, sul perché il Creatore permette che mi senta in questo modo. L’ansia è chiamare tua sorella 3 ore prima che si svegli per andare al lavoro, nella speranza che ti risponda e permetta alla tua mente di non rimanere sotto attacco

Il messaggio mi sembra piuttosto chiaro: voi non ansiosi non potete (o non volete?) capire! Non capite quanto le persone ansiose abbiano tanto da offrire e che abbiano una forza interiore pari a quella di un toro (nel senso di animale, non di segno zodiacale). Sarà un caso, ma ho sentito parlare più spesso di persone depresse che si suicidano, non di  persone ansiose che fanno il gesto estremo.

Descrivere cosa mi accade durante quello che definisco un attacco non aggiungerebbe molto alla descrizione fatta da Brittany: l’ansia colpisce nei modi più assurdi che voi possiate immaginare, agendo sul corpo e sulla mente.  Purtroppo, è una cosa che non dipende da un virus, da un’allergia o da un qualsiasi agente esterno.

Paradossalmente, le persone che le circondano possono essere sia la cura che la causa dello stato d’animo di un ansioso. Siamo esseri umani come tanti altri che non ci sentiamo accettati per questo nostro status, anche se non lo diamo a vedere. Anche se non siamo malati, non ci fa di certo piacere sentirci dire

Devi fare qualcosa per la tua ansia

Una frase simile è come l’arrivo dell’Enola Gay su Hiroshima: rendo l’idea?

Quando parlo di ascoltarsi di più, non lo intendo solo nel senso grammaticale del termine, ma anche in senso empatico: cercate di capire lo stato d’animo di un ansioso, poi andate oltre  questo suo stato d’animo. A volte, vi sembrerà di dover abbattere un muro…ma scoprirete una gran bella persona. Vero, Angelica?

 

Secondo te, cosa le farebbe piacere?

FerroStiroGrembiuleBraccialePandora
La campagna pubblicitaria Pandora sulla metropolitana di Milano

Visitando questo blog, avrete sicuramente notato come io trovi in un messaggio qualsiasi dei significati ulteriori a quelli espliciti.

Tuttavia, quando ho letto la notizia

Regali di Natale, un ferro da stiro o un bracciale? Polemica a Milano sulla pubblicità nel metrò

Sulle pagine del quotidiano La Repubblica non credevo ai miei occhi. In breve: un gruppo di donne dedite al burlesque si è sentita offesa dalla pubblicità Pandora che campeggia nelle stazioni della metropolitana di Milano in questi giorni.

Essendo uomo, forse non sono la persona adatta per commentare, ma ci proverò comunque.

Mi piace immaginare che il pubblicitario abbia letto il mio articolo del 13 novembre scorso, declinando il messaggio agli scopi commerciali. Per come è stato composta, la pubblicità si rivolge ad un pubblico maschile: alzi la mano il primo uomo che non stia pensando in questi giorni ad un regalo per la propria donna, sia essa

  • Sua madre
  • Sua moglie
  • Sua nonna

Provando a declinare lo stesso messaggio per rivolgerlo al pubblico femminile, si potrebbe dire

Un computer, una valigetta, un pigiama, una sciarpa, un Apple Watch

Secondo te cosa gli farebbe piacere?

Spero che la Apple non se la prenda per averla citata nell’esempio: è il primo prodotto che mi è venuto in mente. Non sono un veggente, ma mi piace immaginare che lo spirito cameratesco maschile avrebbe portato tutti a farsi una grassa risata….e magari a scrivere una letterina a Babbo Natale per avere un determinato orologio nuovo.

Ho preso una bella botta…

DitaVittoriaNadiaToffaIeneOspedaleSanRaffaele
Le dita della Iena Nadia Toffa fanno il segno di Vittoria sul letto dell’Ospedale San Raffaele di Milano

 

Il titolo del post di oggi non è l’inizio  nè di un aforisma, nè di un proverbio o di una frase qualsiasi, ma le prime parole del messaggio postato su Facebook dalla Iena Nadia Toffa  dalla camera dell’Ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverata a seguito del malore che l’ha colpita.

La frase di Nadia

Ho preso una bella botta, ma tengo duro

Fa ben sperare ma, nella sua semplicità, fa anche riflettere.

A volte la vita ci mette davanti a delle prove a cui dobbiamo per forza di cose tenere duro. Se lasciassimo proseguire gli avvenimenti che ci accadono senza reagire in alcun modo, non useremmo

  • Testa
  • Cuore
  • Anima

Saremmo dei computer che, dotati esclusivamente di intelligenza artificiale, analizzano i dati dando la risposta più pertinente al problema che ci si pone davanti. Ragionando così, molti dei problemi non avrebbero soluzione.

La testa che citavo nell’elenco precedente ci permette di risolvere i problemi razionali, il cuore ci permette di mettere passione nella risoluzione dei problemi ed anche in questioni più leggere.

Sull’anima occorrerebbe distinguere tra chi crede nella sua esistenza e chi no: userò il termine anima in un’ampia accezione del termine. Io lo definirei

tuttociò che non è possibile includere nei precedenti elementi: qualcosa di sottile e, pertanto, non percepibile o spiegabile

In parole più semplici, è il tenere duro a cui fa riferimento Nadia.

Il ritorno del tamagotchi

Non credo che molti dei miei follower apprezzeranno il mio post di oggi: per farlo, occorre avere l’età giusta ed aver almeno sentito la notizia del ritorno del Tamagotchi.

Per tutti gli altri, ho pensato di caricare il video della pubblicità di ventun anni fa, quando

  • Alcuni di voi non erano ancora nati
  • Altri erano troppo grandi per apprezzarlo
  • Per una minoranza, questo videogioco era un oggetto di culto

Facendo una proporzione, il Tamagotchi sta al 1996 come Pokèmon GO sta al 2016.

I tempi cambiano, i gusti pure, ma i bisogni delle persone restano sempre i medesimi.

Basta fare una domanda per carpirlo

Chi di voi a quattordici anni non ha voluto il motorino?

L’economia e gli studi universitari in generale li chiamano beni, comunemente si chiamano oggetti o cose, a seconda del termine che preferite.

Io preferisco chiamarli mezzi perché sono – appunto – i mezzi che utilizziamo per sentirci accettati da un gruppo.

Il dialogo reciproco potrebbe essere un mezzo alternativo che abbiamo sempre avuto a disposizione, ma mi  sembra che lo utilizziamo ben poco.

 

Non avrei mai pensato di vivere qui…

 

La vita è sostanzialmente composta da 3 elementi:

  1. Passato: ciò che siamo stati ieri
  2. Presente: ciò che siamo oggi
  3. Futuro: ciò che saremo domani

Il primo lo possiamo solo ricordare, il secondo lo possiamo solo vivere, il terzo lo possiamo solo immaginare.

Quelle che avete appena letto sono le mie conclusioni dopo aver letto la notizia sul romano Francesco Galati, cervello in fuga in terra londinese da ormai quattro anni.

Ho scelto di postare il video perché mettere una fotografia di Francesco avrebbe dato un che di funereo a questo testo. Francesco, invece, sta vivendo: gettandosi in una nuova avventura, nel 2012, lo ha fatto sicuramente con entusiasmo e con fiducia nel futuro, soprattutto lavorativo.

Sicuramente con l’età, ma anche per altri motivi, cambiano le nostre prospettive e le nostre priorità.

Per questo trovo insensato progettare un futuro a lungo termine: l’immaginazione è sicuramente un’arma potente, ma dobbiamo sempre confrontarci con gli altri e con il mondo esterno…ciò che noi comunemente chiamiamo realtà.

These are the days…

 

Certe volte la vita è proprio strana: ci accade una cosa che influenzerà il nostro futuro,solo che in quel momento non lo sappiamo.

Leggendo il  testo di These are the days of our lifes,magari mentre la si sta ascoltando, è questo il messaggio che ho percepito e che l’ultima delle dieci storie della vita di Freddie Mercuy raccontata su Rolling Stone  per ricordarne l’anniversario della morte lascia trasparire come se fossimo noi stessi vicini al cantante durante quei momenti.

Non è necessario che sia una tragedia come l’AIDS a far sì che accada tuttociò: potrebbe essere qualcosa di infinitamente più bello.

Di certo, sapere come e quando è stato girato questo video dà più connotazione al tutto.

Anche noi persone attuali, comuni mortali che non possiamo essere di certo paragonati all’immortale Freddie Mercury, saranno capitato eventi di ogni tipo, belli e brutti:

  • La morte di un caro
  • La conoscenza di nuove persone
  • La visione di un film

Un esempio personale è quello che ci vuole per spiegarvi meglio questo articolo, anche se in modo generico: le cose migliori che mi hanno effettivamente cambiato la vita sono state quelle che ho preso inizialmente più alla leggera, come questo blog. Da semplice modo per sfogare la mia fame di scrivere nella speranza che qualcuno mi leggesse, è diventata una necessità per comprendere me stesso…e spero anche far sì che gli altri mi comprendano.