Qualsiasi cosa ti faccia felice, vivila più che puoi

Frase di un anonimo
Qualsiasi cosa ti faccia felice, vivila più che puoi

Esiste una differenza sostanziale fra vivere sopravvivere, come ben spiega la frase anonima di stasera

Qualsiasi cosa ti faccia felice, vivila più che puoi

Forse esagerando, considero tutti i doveri necessari alla nostra sopravvivenza: chi di noi non vorrebbe fare un lavoro non solo appagante, ma anche divertente? Purtroppo, è una cosa riservata a pochi eletti.

La giornata , però, può essere suddivisa in tre periodi:

  • Tempo del lavoro
  • Tempo dello svago
  • Tempo del riposo

Solo pochi eletti possono divertirsi lavorando. Per l’uomo comune, è proprio nel secondo periodo che può esprimere veramente sé stesso e provare una sensazione di felicità.

Invece di fare il solito esempio relativo a persone che conosco, oggi posso – finalmente – parlare di me stesso. Nessuno mi ha ordinato di aprire questo blog, né guadagno qualcosa da ogni articolo: è una semplice passione, ammesso che le passioni possono essere definite semplici.

Proprio la passione mi fa vincere la stanchezza della sera: scrivere è una cosa che mi rilassa, come avevo già scritto tempo fa.

A volte possiamo essere derisi per le nostre passioni: non dobbiamo cadere nel tranello di rinunciare.  Spiegare ad altri quanto ci faccia stare bene praticare una certa attività richiede una forte dose di empatia reciproca.

Con il tempo, la nostra passione emergerà: ogni volta che vedo che mettete un like ad un mio articolo, significa che capite ciò che provo quando scrivo.

Tre cose nella vita: insisti, resisti e conquista

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Tre cose nella vita: insisti, resisti e conquista

Non so quale tipo di tuffo stia eseguendo il ragazzo che si è appena lanciato da un masso sul lago rappresentato in questa immagine ma, per i miei standard, siamo ai limiti del base jumping.

Cosa c’entra con la frase in primo piano?

Tre cose nella vita: insisti, resisti e conquista

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Dove mi sono interrotto?

A volte, qualcuno mi domanda

 

 

Ma dove prendi spunto per gli articoli?

Oggi ho deciso di rispondere a questa domanda.

Per farlo, ho scelto di condividere con voi questa scena del film Amadeus, dove Wolfgang Amadeus Mozart sul letto di morte detta ad uno stupito Antonio Salieri una parte della sua ultima opera, partendo dal punto in cui il genio della musica si è interrotto: il famoso Requiem
Come Salieri, qualcuno potrebbe rimanere sorpreso per come lo faccio. Non mi paragono certo al genio della musica ma, come Mozart in questa scena, molte parole mi vengono quasi istintive. Impossibile, quindi, riprendere un discorso interrotto tempo prima: tutto apparirebbe artificiale.

Se la musica si basa su sette elementi di base (le note), la scrittura ne ha ventuno: le lettere dell’alfabeto. Tramite ventuno lettere, possiamo comporre tutto ciò che vogliamo. Di certo, abbiamo un limite posto da due vocabolari. Il primo è il dizionario che tutti conosciamo: a meno che non vogliate creare una sorta di neolingua come fece Orwell in 1984, dovete fare affidamento su quello.

Il secondo vocabolario è quello personale: non potete conoscere tutte le parole esistenti nella lingua italiana, perciò dovete arrabattarvi con quelle che conoscete. I luoghi (se vogliamo chiamarli così) dove conoscere nuove parole sono molteplici:

  1. I dialoghi con una persona
  2. Un libro
  3. In qualche caso, anche la televisione

Ci sono, poi, delle regole da seguire. In musica non saprei se è possibile trasgredirle. In scrittura è relativamente semplice. Una volta capito da dove partire, potete fare una variazione sul tema come meglio credete. Il vostro scritto è il vostro percorso: nessuno deve dirvi da dove partire.

Il resto è tutto istinto: è quello che Mozart paragona al fuoco in questa scena.

Non sorprendetevi, quindi, se non mi vedrete mai prevedere scalette o scrivere brutte copie: per me la scrittura è così.