Il ritorno del tamagotchi

Non credo che molti dei miei follower apprezzeranno il mio post di oggi: per farlo, occorre avere l’età giusta ed aver almeno sentito la notizia del ritorno del Tamagotchi.

Per tutti gli altri, ho pensato di caricare il video della pubblicità di ventun anni fa, quando

  • Alcuni di voi non erano ancora nati
  • Altri erano troppo grandi per apprezzarlo
  • Per una minoranza, questo videogioco era un oggetto di culto

Facendo una proporzione, il Tamagotchi sta al 1996 come Pokèmon GO sta al 2016.

I tempi cambiano, i gusti pure, ma i bisogni delle persone restano sempre i medesimi.

Basta fare una domanda per carpirlo

Chi di voi a quattordici anni non ha voluto il motorino?

L’economia e gli studi universitari in generale li chiamano beni, comunemente si chiamano oggetti o cose, a seconda del termine che preferite.

Io preferisco chiamarli mezzi perché sono – appunto – i mezzi che utilizziamo per sentirci accettati da un gruppo.

Il dialogo reciproco potrebbe essere un mezzo alternativo che abbiamo sempre avuto a disposizione, ma mi  sembra che lo utilizziamo ben poco.

 

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Lovely on my hand

Un singolo spot pubblicitario dura mediamente trenta secondi.

L’azienda che lo commissiona vuole acquisire clienti o raccogliere donazioni, chi lo guarda ne è interessato o infastitidio. 

Per capire come stiano veramente le cose, occorrerebbe andare dietro le quinte, come permette di fare il video sulla campagna pubblicitaria Calzedonia del 2011,  incentrato sul venticinquesimo anniversario di attività aziendale.

Non ho contato artisti e tecnici che hanno lavorato: tanti si ricordano di Dorotea Mele per la voce o, al più, Fabrizio Campanelli per essere stato il paroliere del brano.

Il testo si riferisce chiaramente ad una coppia. Già solo questo fatto sarebbe sufficiente a porsi molte domande:

  • Perchè comporlo appositamente per uno spot?
  • Perchè proprio una campagna su un indumento indossato da (quasi) tutti?

La risposta è univoca ed è più semplice di quanto sembri a prima vista.

Generalmente, l’amore porta chi va a formare una coppia a lasciare in secondo piano gle altre persone che le hanno accompagnate fino a quel punto.

Nonostante questo, la  vita continua e, anche quando le persone non ci saranno più o non si vedranno per un po’, contribuiranno con i loro insegnamenti alla nostra personale visione del mondo.

 

Ridammi tutto quello che ti ho dato

E’ ricominciato il Campionato di Calcio.  Per i prossimi nove mesi circa, questo sarà argomento principale di discussione nei bar italiani, poi  ci saranno le Olimpiadi invernali.

Anche la pubblicità e le Aziende in generale conoscono bene dell’italica passione per il calcio. I nostri ricordi sono pieni di ricordi legati al tema

  • La sigla di 90° minuto
  • Le pubblicità in periodo di mondiali
  • Determinate canzoni

Uno storico spot dedicato al Totocalcio e al Totogol parla anche di vita, sia nella versione di 30 secondi riportata in questo articolo, sia nella versione di 45 secondi che potrete vedere cliccando questo link.

Basta interpretare nel giusto modo la frase

Ridammi tutto quello che ti ho dato

Sembra quasi una preghiera alla vitaabbiamo dato tanto, vogliamo qualcosa in cambio! La verità è che raramente qualcosa nella nostra vita accade per caso: la mia amica Francesca direbbe che mai nulla avviene per caso, ma io voglio essere meno drastico.

Credo che si tratti di una questione di tempo: vorremmo avere tutto e subito. In realtà, dovremmo ricordarci più spesso il discorso di Steve Jobs, soprattutto per quanto riguarda ciò che lui chiamava l’unire i puntini.