Il ritorno del tamagotchi

Non credo che molti dei miei follower apprezzeranno il mio post di oggi: per farlo, occorre avere l’età giusta ed aver almeno sentito la notizia del ritorno del Tamagotchi.

Per tutti gli altri, ho pensato di caricare il video della pubblicità di ventun anni fa, quando

  • Alcuni di voi non erano ancora nati
  • Altri erano troppo grandi per apprezzarlo
  • Per una minoranza, questo videogioco era un oggetto di culto

Facendo una proporzione, il Tamagotchi sta al 1996 come Pokèmon GO sta al 2016.

I tempi cambiano, i gusti pure, ma i bisogni delle persone restano sempre i medesimi.

Basta fare una domanda per carpirlo

Chi di voi a quattordici anni non ha voluto il motorino?

L’economia e gli studi universitari in generale li chiamano beni, comunemente si chiamano oggetti o cose, a seconda del termine che preferite.

Io preferisco chiamarli mezzi perché sono – appunto – i mezzi che utilizziamo per sentirci accettati da un gruppo.

Il dialogo reciproco potrebbe essere un mezzo alternativo che abbiamo sempre avuto a disposizione, ma mi  sembra che lo utilizziamo ben poco.

 

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Non avrei mai pensato di vivere qui…

 

La vita è sostanzialmente composta da 3 elementi:

  1. Passato: ciò che siamo stati ieri
  2. Presente: ciò che siamo oggi
  3. Futuro: ciò che saremo domani

Il primo lo possiamo solo ricordare, il secondo lo possiamo solo vivere, il terzo lo possiamo solo immaginare.

Quelle che avete appena letto sono le mie conclusioni dopo aver letto la notizia sul romano Francesco Galati, cervello in fuga in terra londinese da ormai quattro anni.

Ho scelto di postare il video perché mettere una fotografia di Francesco avrebbe dato un che di funereo a questo testo. Francesco, invece, sta vivendo: gettandosi in una nuova avventura, nel 2012, lo ha fatto sicuramente con entusiasmo e con fiducia nel futuro, soprattutto lavorativo.

Sicuramente con l’età, ma anche per altri motivi, cambiano le nostre prospettive e le nostre priorità.

Per questo trovo insensato progettare un futuro a lungo termine: l’immaginazione è sicuramente un’arma potente, ma dobbiamo sempre confrontarci con gli altri e con il mondo esterno…ciò che noi comunemente chiamiamo realtà.

These are the days…

 

Certe volte la vita è proprio strana: ci accade una cosa che influenzerà il nostro futuro,solo che in quel momento non lo sappiamo.

Leggendo il  testo di These are the days of our lifes,magari mentre la si sta ascoltando, è questo il messaggio che ho percepito e che l’ultima delle dieci storie della vita di Freddie Mercuy raccontata su Rolling Stone  per ricordarne l’anniversario della morte lascia trasparire come se fossimo noi stessi vicini al cantante durante quei momenti.

Non è necessario che sia una tragedia come l’AIDS a far sì che accada tuttociò: potrebbe essere qualcosa di infinitamente più bello.

Di certo, sapere come e quando è stato girato questo video dà più connotazione al tutto.

Anche noi persone attuali, comuni mortali che non possiamo essere di certo paragonati all’immortale Freddie Mercury, saranno capitato eventi di ogni tipo, belli e brutti:

  • La morte di un caro
  • La conoscenza di nuove persone
  • La visione di un film

Un esempio personale è quello che ci vuole per spiegarvi meglio questo articolo, anche se in modo generico: le cose migliori che mi hanno effettivamente cambiato la vita sono state quelle che ho preso inizialmente più alla leggera, come questo blog. Da semplice modo per sfogare la mia fame di scrivere nella speranza che qualcuno mi leggesse, è diventata una necessità per comprendere me stesso…e spero anche far sì che gli altri mi comprendano.

Aldo Biscardi intervistato dalle Iene

Appena ho saputo della morte di Aldo Biscardi, pensavo di volerne commentare solo la notizia.

Ricercando qualche immagine da inserire in questo articolo, ho ascoltato guardato tutto il video che vi propongo

Aldo Biscardi intervistato dalle Iene

Non lo nego: il passaggio che mi piace di più di questa intervista è quello in cui Enrico Lucci chiede al compianto Aldo

La vita ti è piaciuta?

La risposta è talmente secca e decisa che non ho dubbi che Aldo Biscardi sia stato sincero.

Se anche voi vi state ponendo la stessa domanda, ma non riuscite ad essere così pronti oppure avete una risposta diversa, vi invito a riguardare il discorso di Steve Jobs fin quando il passaggio

Mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Certo: mettere in pratica questo concetto non è semplice…ma ne vale la pena.

La cometa di Halley

 

Ci sono eventi che capitano raramente, come il passaggio della Cometa di Halley, che avviene una volta ogni settantasei anni.

Irene Grandi deve saperlo bene, altrimenti non avrebbe mai cantato un testo simile anni fa. Un messaggio che mi trova profondamente d’accordo. L’amore, l’amicizia, i rapporti in generale, sono un po’ come i piatti del servizio buono della nonna: piangiamo quando si rompono ma, anche se riusciamo a rimettere insieme i pezzi, non saranno mai come prima dell’accaduto.

Rinsaldare nuovamente un rapporto come un tempo è come il passaggio della cometa di Halley: è possibile una volta ogni settantasei anni. Che io sia riuscito a tornare sui miei passi con la mia terapeuta è l’eccezione che conferma la regola:

  1. Entrambi eravamo disponibili
  2. Fa parte della terapia avere momenti di sconforto

Non dico che sia impossibile rinsaldare un’amicizia, ma è un evento molto raro. Per lunghi periodi ripensiamo alle situazioni che si sono venute a creare nel corso del tempo. Osservandole con lo sguardo distaccato e lucido di chi ha elaborato il lutto, vedremo le cose come sono state nella realtà…e tanti pezzi andranno al loro posto.

 

 

With a Spirit

 

Il mio contatto Flavio ha molto apprezzato quanto ho detto sui Clash: chissà se farà altrettanto a proposito dei semi-sconosciuti 009 Sound System e della loro canzone With a Spirit?

Se leggiamo il testo, è un palese messaggio di speranza a sfondo religioso; il fatto che debba essere cantato da un gruppo che non esiste (dietro cui si cela  Alexander Perls) ci fa capire dove sia finito questo mondo.

Il fatto è semplice da spiegare, difficile da accettare: crediamo a tutti, tranne che a noi stessi.

Forse sembrerò materialista, ma mi sembra che vogliamo sempre di più di ciò che abbiamo. In teoria, questo sarebbe anche giusto; in pratica, mi domando e vi domando

Prima di puntare sul nuovo, abbiamo sfruttato appieno ciò che avevamo già?

Credo che la risposta sia no: spesso diamo per scontato molte cose, tra cui

  • L’affetto di chi ci circonda
  • Il cibo
  • Il lavoro

Se un giorno, d’improvviso, vi togliessero una sola di queste cose capireste quanto sia importante. Se non ne sentite la mancanza, non mi preoccuperei più di tanto: significa che quella cosa o quella persona non era così importante come credevate.

Avevi ragione te

 

Le canzoni di Francesco Gabbani sono strane: in superficie appaiono scritte semplicemente per divertire qualche minuto (i più maligni potrebbero dire che sono scritte per fare soldi). Tuttavia, se vi prendete un attimo in più per riascoltarla bene, anche in Avevi ragione te, potreste leggervi qualcosa di interessante.

Non ho contato tutti i cantanti menzionati nel testo, ma Francesco ha ragione quando fa notare a sua madre

Guarda quanti ce n’è

Per capire bene questo brano credo, sia necessario un esperimento: ascoltate un brano e immediatamente dopo ascoltatene una cover. Il testo rimarrà pressochè identico, salvo qualche parola, ma le differenze ci saranno comunque:

  • Tonalità
  • Accompagnamento
  • Ritmo

Solo per citare qualche esempio.

Cosa ci insegna questo brano, che è solo un elenco di artisti e poco altro? Se è vero che siamo qualche miliardo sulla terra, ognuno fa le cose a suo modo: le tagliatelle di mia madre sono ottime, ma mio padre le fa meglio.

A volte, Consolata mi passa dei testi da rivedere: lei sa scrivere molto bene, ma il suo stile è diverso dal mio. Alcune volte, invidio Angelica per il suo modo di scrivere in modo scanzonato, mentre io sarei capace di trovare la serietà anche in un film di Fantozzi.

Gli aneddoti potrebbero continuare all’infinito, ma su un punto saremo tutti d’accordo: ognuno ha il suo modo di rapportarsi con la vita….ed è sempre quello corretto.