Le ragazze non vogliono nè bracciali nè anelli…

RagazzeVoglionoNonBraccialiNonAnelliLetteraHogwarts
Le ragazze non vogliono nè bracciali nè anelli: vogliono la lettera per Hogwarts

Due giorni dopo aver scritto a proposito della pubblicità natalizia di Pandora, mi tocca tornare a parlarne.

Lo faccio grazie all’immagine scattata alla stazione della metropolitana di Cadorna, a Milano, e condivisa dalla pagina Facebook E a te se sei rimasto con Harry fin proprio alla fine.

Provocatoriamente, la frase sul cartello pubblicitario (guarda caso, verde) recita

Le ragazze non vogliono nè bracciali nè anelli: vogliono la lettera per Hogwarts

A parte questo, a livello sociologico, si potrebbe leggere la cosa sotto vari aspetti.

  • Fenomeno mediatico
  • Ironia o satira sociale
  • Effetto Boomerang

Lascio agli esperti questo genere d analisi: non è il mio campo. Io mi occupo di parole, canzoni e immagini, collegandoli alla vita di tutti i giorni. Voglio credere che il ragazzo della coppia ritratta abbia recepito per primo il messaggio. Essendo single, riesco ad immaginare nell’ipotetica scena anche il ragazzo dietro di loro, che sta sospirando, per vedere una scena d’affetto che a lui non capita da tempo.

Indovinare cosa abbiano effettivamente pensato richiederebbe delle doti di lettura della mente che nessuno possiede….ma nessuno ci impedisce di immaginarlo. A me piace immaginare che abbia pensato solo un momento ai regali di Natale, per poi concentrarsi sul momento che stava vivendo insieme alla sua bella….Ma voi potreste avere un’idea diversa dalla mia

Annunci

Ho preso una bella botta…

DitaVittoriaNadiaToffaIeneOspedaleSanRaffaele
Le dita della Iena Nadia Toffa fanno il segno di Vittoria sul letto dell’Ospedale San Raffaele di Milano

 

Il titolo del post di oggi non è l’inizio  nè di un aforisma, nè di un proverbio o di una frase qualsiasi, ma le prime parole del messaggio postato su Facebook dalla Iena Nadia Toffa  dalla camera dell’Ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverata a seguito del malore che l’ha colpita.

La frase di Nadia

Ho preso una bella botta, ma tengo duro

Fa ben sperare ma, nella sua semplicità, fa anche riflettere.

A volte la vita ci mette davanti a delle prove a cui dobbiamo per forza di cose tenere duro. Se lasciassimo proseguire gli avvenimenti che ci accadono senza reagire in alcun modo, non useremmo

  • Testa
  • Cuore
  • Anima

Saremmo dei computer che, dotati esclusivamente di intelligenza artificiale, analizzano i dati dando la risposta più pertinente al problema che ci si pone davanti. Ragionando così, molti dei problemi non avrebbero soluzione.

La testa che citavo nell’elenco precedente ci permette di risolvere i problemi razionali, il cuore ci permette di mettere passione nella risoluzione dei problemi ed anche in questioni più leggere.

Sull’anima occorrerebbe distinguere tra chi crede nella sua esistenza e chi no: userò il termine anima in un’ampia accezione del termine. Io lo definirei

tuttociò che non è possibile includere nei precedenti elementi: qualcosa di sottile e, pertanto, non percepibile o spiegabile

In parole più semplici, è il tenere duro a cui fa riferimento Nadia.

Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Frase di Marco Aurelio
Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Conoscerete senz’altro il proverbio

La storia è maestra di vita

Lo trovo adatto ad introdurre una frase dell’imperatore Marco Aurelio condivisa dallla pagina Facebook PensieriParole.

Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Le uniche persone che hanno il diritto e – forse – anche il dovere di smetttere di ricercare la propria strada sono gli anziani: avendo già vissuto gran parte della loro esistenza, sono coloro che dovrebbero consigliare i più giovani…peccato che raramente vengano ascoltati.

Se siete abbastanza giovani per avere sufficientemente tempo per pensare al futuro, allora dovete farlo. Un modo sicuramente più delicato per sostenere la tesi che, se vi state accontentando di ciò che siete oggi, rimpiangerete presto il vostro passato.

Vi potreste domandare come io possa sostenere questa tesi e  contemporaneamnte mantenermi fedele al concetto che non possiamo prevedere il futuro.  In realtà, è molto più semplice di quanto non possa sembrare a prima vista.

Facendo un esempio, io potrei progettare il mio futuro desiderando di conquistare un determinato obiettivo entro un certo periodo di tempo, sia esso

  • Sposarmi
  • Vincere il Premio Nobel per la pace
  • Andare a vivere altrove

Sono certamente obiettivi per il futuro, ma sono troppo specifici. Il contraltare generico di questi stessi obiettivi potrebbe essere

  • Trovare una persona da amare
  • Aiutare il prossimo
  • Girare il mondo

Detto in poche parole: cominciare dal basso e costruire il vostro avvenire giorno per giorno, senza preoccuparsi di dove la strada che abbiamo imboccato ci porterà.

La rabbia che rimane dopo una delusione

Frase di Paola Felice
La rabbia che rimane dopo una delusione è una medicina. È amara ma serve per guarire dall’ingenuità

Sono una persona che pecca spesso di ingenuità: credo che Hitler e Stalin siano stati solo errori di percorso nella Storia dell’umanità. Di conseguenza, spesso mi arrabbio con gli altri perché mi sono sentito maltrattato e resto deluso.

Il prologo mi serve per spiegarvi la mia reazione leggendo sulla pagina Facebook Pensieri che colorano la vita la seguente frase di Paola Felice

La rabbia che rimane dopo una delusione è una medicina. È amara ma serve per guarire dall’ingenuità

 Non so cosa accada a voi ma, nel mio caso, quando la rabbia è passata mi sento privo di forze e mi ritrovo a pensare che avrei potuto meglio usare questa energia.

Il pensiero precedente passa subito quando mi ricordo che la rabbia è un modo molto umano per esprimere la passione che abbiamo dentro.

La passione che accomuna tutti noi ha un nome che uso quasi in ogni articolo: si chiama vita. Tutti vogliamo vivere come vogliamo ed è giusto che ci arrabbiamo quando qualcuno ci ostacola nel nostro percorso.

Esiste sicuramente un modo molto costruttivo per sfogare la rabbia: impegnarci nelle nostre passioni. Io, per esempio, quando sono arrabbiato mi metto a scrivere (che poi non pubblichi quanto scritto su questo blog è un altro discorso).

Se volete un consiglio, non cercate di sedare la rabbia, piuttosto usatela per impegnarvi di più in ciò che vi appassiona. Ricordatevi che solo voi sapete la verità sul vostro conto.

La vita e i sogni sono fogli…

VitaSogniStessoLibroLeggereVivereSfogliareSognareShopenhauer
La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare

Con il titolo del post di oggi, credo di essermi giocato tutte le persone che stanno frequentando o hanno frequentato un Liceo.

Ai tempi del Liceo, di certo non si apprezza molto Schopenhauer, perché occorre studiarlo anche se preferiremmo fare altro; quando si è più maturi, si apprezza la sua frase

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare

Accusare la scuola di tarpare le ali ai giovani non è il mio scopo, anche se non nego che ci vorrebbero più professori come John Keating nelle scuole italiane e che l’immagine rimanda proprio al mondo scolastico.

Il mondo onirico, quello dei sogni, e quello reale sono sempre trattati distintamente: la cosa mi fa parecchio arrabbiare. In fin dei conti, stiamo parlando di due mondi accomunati dalle persone che lo vivono, cioè noi stessi.

Durante la notte i sogni ci liberano dalle catene sociali a cui ci vincoliamo (volontariamente o meno, poco importa) durante il giorno.

Io stesso cado in questo errore: appaio come gli altri vogliono vedermi, cercando di apparire perfetto. Mi sto rendendo sempre più conto di aver perso per strada la mia vera essenza, se così posso chiamarla, ma la sto lentamente ritrovando.

Non so consigliarvi un modo valido per tutti per affrontare questo percorso: ognuno ha un suo sistema. Di certo, dobbiamo tutti ritagliarci degli attimi per vivere la vita dei nostri sogni. Io lo faccio scrivendo, voi potete ripartire dalle vostre passioni o da una cosa che non avete mai fatto.

L’importante, in quei momenti, è non essere disturbati, né da altri, né da pensieri negativi….

L’arringa

Quando ho scelto di proporvi come video una scena di Scent of a Woman, non mi ricordavo di avervi già proposto un monologo di Al Pacino.

Le due scene, se confrontate fra loro, sono complementari l’unica con l’altra:

  • Nella prima c’è un discorso d’attacco a favore di un gruppo
  • Nella seconda c’è un’arringa difensiva a favore di un singolo

Questo confronto sembra quasi una metafora della vita: a volte siamo difesi da una persona, altre volte quella stessa persona ci sprona ad attaccare.

Il paragone, altrettanto calzante, con il Professor Keating è fin troppo scontato: una persona matura può essere insegnante per i più giovani, anche senza essere di ruolo. Qualsiasi sia la vostra età, dovreste ricordarvi sempre che i più giovani vedono i più anziani come guida, perciò devono dare l’esempio.

Duets

 

TuttiCantanoCristinaCopertinaAlbum
La copertina dell’Album “Duets”

Il 10 novembre scorso, quando uscì, mai e poi mai avrei immaginato che oggi avrei comprato Duets, il nuovo album di Cristina D’Avena.

La vita, però è imprevedibile: quando leggo una recensione, mi piace andare a controllare se  concordo con il parere dell’autore della recensione.

È bastata la recensione di Domenico Naso pubblicata da Il fatto quotidiano per destare la mia curiosità. Mi è sempre piaciuto andare a controllare se l’oggetto recensito incontrasse i miei gusti oppure no. Considerate l’articolo di oggi una recensione un po’ particolare, per favore.

Non sono andato a controllare tutti gli anni di uscita delle sedici sigle di cartoni animati cantate con altrettanti artisti, alcuni dei quali hanno trovato già spazio in queste pagine. Di certo, l’album è ripercorrere un po’ l’infanzia per chi, come me, ha trascorso gli anni ottanta e novanta a pane, nutella e cartoni animati.

Spesso ci dimentichiamo della nostra infanzia, presi come siamo dal volerci comportare come persone

  • Educate
  • Di successo
  • Rispettabili

a voi scegliere l’aggettivo che più vi piace. Di tanto in tanto, però, è piacevole ritornare bambini: questo potrebbe essere il modo migliore per seguire il consiglio che ci danno molto spesso, quello di lasciarsi andare.