Dicembre: ho sempre avuto uno strano rapporto….

Il nostro rapporto con Dicembre
Dicembre…ho sempre avuto uno strano rapporto con questo mese….

Dopo il post di ieri e quello di due giorni fa, speravo di trovare una frase allegra con cui proseguire un periodo  -che dovrebbe essere di festa.

Invece, l’amministratore della pagina Facebook Più in là dell’Universo ha condiviso una citazione dal romanzo Sai tenere un segreto?

Dicembre… Ho sempre avuto uno strano rapporto con questo mese, lo amo ma ci combatto. Dicembre è il mese in cui si respira aria di festa, Negozi addobbati e tavole imbandite, luci accecanti e bambini ansiosi…Ma dentro il buio, il buio di questo mese lo vive di mancanze. Il mese in cui i ricordi saranno più vivi che mai. Sarà che mancheranno i sorrisi pazzi, sarà che mancherà il regalo più importante…Un mese di sorrisi e tristezza. Il mese in cui ritorni a casa la sera e vorresti trovare tutto al proprio posto, comprese le persone.

 

Non ho mai condiviso nulla di così lungo, ma non trovo nemmeno una parola fuori posto: ho riportato la citazione completa.

L’autrice avrebbe potuto usare un proverbio o qualcosa di simile, come

Tempo di bilanci

ma credo che avrebbe tolto tutto il contorno emotivo. Lasciamo i bilanci alle aziende: noi siamo persone e dobbiamo vivere come tali.

Vorrei augurarvi di vivere come persone tutto l’anno, non solo a dicembre. Tuttavia, vorrei lasciarvi anche un regalo, dato il tempo che stiamo vivendo: potete scartarlo anche subito, se volete, ma i consiglio di utilizzarlo la prima volta che occorre.

Più che un regalo, è un consiglio: non aspettate una ricorrenza qualsiasi per dire che volete bene a qualcuno. Fatelo quando lo sentite. Inoltre, cercate di passare dalle parole ai fatti: l’affetto si dimostra anche nelle piccole cose, come offrire un caffè a qualcuno che ha bisogno di parlare con voi.

Abbiamo imparato a volare …, a nuotare …, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli

 

Frase di Martin Luther King
Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli

In poco più di un mese, questa è la terza volta che cito una frase di un Premio Nobel. Dopo Bob Dylan e Dario Fo, questa sera tocca a Martin Luther King.

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli

Non solo King ha ragione, ma la situazione è molto peggiorata negli ultimi cinquant’anni:

  1. Sempre più persone vivono da sole
  2. Consideriamo l’estraneo un potenziale delinquente
  3. Ci lamentiamo della solitudine, ma non ci avviciniamo all’altro

Accusare i Social Network sarebbe ipocritala colpa è solo nostra. Basterebbe poco per ripristinare i rapporti: un invito a bere un caffè, una telefonata, aiutare uno sconosciuto….Eppure aspettiamo che sia l’altro a fare la prima mossa.

Non è necessario fare qualcosa di eccezionale per cambiare il mondo: basta fare la prima mossa. Immaginate come sarebbe il mondo se tutte le persone, separatamente, decidessero di fare una sola, singola, mossa: il mondo non sarebbe completamente diverso?

Spesso si vive come se fosse per sempre e ci si dimentica degli attimi

Spesso si vive come se fosse per sempre e ci si dimentica degli attimi
Spesso si vive come se fosse per sempre e ci si dimentica degli attimi

Quanti libri ho letto in vita mia? Non lo so, ho perso il conto. Molto spesso mi capita di leggere un libro, dimenticarmene per lungo tempo, per poi ricordarmene quando su internet ne trovo una citazione.

È il caso della frase di stasera, tratta da Il giorno in più, che mi fu regalato nel 2007, poco dopo la sua pubblicazione

Spesso si vive come se fosse per sempre e ci si dimentica degli attimi

Dati alla manoun anno è composto da

  • dodici mesi
  • cinquantadue settimane
  • trecentosesssantacinque giorni

Fabio Volo ha ragione: in un periodo di tempo così lungo (che dobbiamo moltiplicare per tutti gli anni della nostra esistenza) accadono molte cose…Eppure ricordiamo solo eventi fondamentali della nostra vita, dimenticando il resto.

Anche ammettendo di ricordare un giorno per ogni anno vissuto, ricorderemmo meno di tre mesi di vita.

Verrebbe da chiedersi

Cosa abbiamo fatto tutti gli altri giorni?

La risposta è abbastanza semplice: abbiamo vissuto, ma eravamo troppo occupati in altre cose per accorgercene.

When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

WhenEverthingGoesPeopleStandFamilyJimButcher
When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

La frase di stasera mi ha colpito fin da stamattina

When everything goes to hell, the people who stand by you without flinching – they are your family.

Putroppo,  Jim Butcher è un autore poco noto in Italia: non avendo trovato nulla in italiano, spero scuserete la traduzione poco fedele che farò

Quando tutto va al diavolo, le persone che ti restano vicino sono la tua famiglia

Il significato è abbastanza chiaro: la nostra famiglia affettiva può non coincidere con la nostra famiglia biologica. Cio è vero non solo nel caso in cui siamo stati adottati, ma anche quando troviamo al di fuori della nostra famiglia qualcuno che ci comprenda pienamente.

Essere compresi non è semplice. Occorre trovare qualcuno che

  • Ci apprezzi così come siamo, con i nostri pregi ed i nostri difetti.
  • Pensi a noi ogni tanto, magari facendo una telefonata

Se fate un elenco, vi accorgerete che troverete qualcuno così, ma non saranno molti: teneteveli stretti.

 

Ho un brutto difetto. Non dimentico.

Ho un brutto difetto. Non dimentico.
Ho un brutto difetto. Non dimentico.

La frase di oggi non è di una persona famosa, non è di un anonimo, ma probabilmente l’abbiamo detta molte volte in presenza di qualcuno che ci ha ferito

Ho un brutto difetto. Non dimentico.

Anche io ho questo difetto: ho mandato al diavolo molte amicizie. Arrivato a quello che considero il mio limite di sopportazioneli ho semplicemente cancellati dalla lista delle amicizie e non mi sono più fatto sentire.

Cosa mi avevano fatto, queste amicizie, affinchè io le trattassi così? Semplicemente, non avevano ascoltato le mie richieste: non una, ma molte volte.

Vi lascio l’elenco delle richieste, lasciando a voi giudicare se sono sensate o meno:

  • Fatti sentire un po’ più spesso: frase con cui concludo molte mail e telefonate, senza essere ricambiato
  • Io vado a….Vieni con me?:  frase con cui invito qualcuno a fare qualcosa insieme. A volte vengono accettate, altre meno. Questa – forse – è la cosa meno pesante da digerire, ma ha comunque il suo effetto
  • Richiamami…Mi farebbe piacere scambiare due chiacchiere: è una richiesta indirettacioè la inserisco negli SMS, nelle mail e nei messaggi whatsapp se una persona non si fa sentire da tempo, aggiungendo i miei recapiti

Tre frasi che – aihmè – non dimentico e che fanno nascere in me la delusione di non essere accettato, senza una spiegazione.

Questo è un affronto che non ho dimenticato: perciò le ho cancellate.

 

 

 

Nati per vivere…Adesso e qui

https://www.youtube.com/watch?v=cRe68Dq0BRg

 

Una chitarra elettrica che ricorda un allarme, un ritmo forsennato fin dalle prime note: è Luciano Ligabue che ci ricorda che siamo nati per vivere, non in un giorno qualunque, ma oggi.

Perchè dovremmo vivere l’oggi? Un proverbio orientale svela il mistero…ammesso che si possa definire mistero

Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi… è un dono. Per questo si chiama presente.

Molti artisti e molti scienziati si sono occupati del tempo. L’unica categoria che sembra non occuparsene è la gente comune.

Rimandiamo decisioni (anche importanti) fino a quando non diventano improcastinabili. In questo modo, ci facciamo del male da soli, caricandoci di stress e di ansia.

Risultato: non abbiamo molto tempo per vivere veramente e non ci godiamo il regalo del presente.

Davanti a un morto, mi chiedevo….

Emil Cioran davanti a un morto
Un tempo, davanti a un orto, mi chiedevo: “A che gli è servito nascere?”. Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo.

Nascita e morte sono l’inizio e la fine della vita. In mezzo a questi due estremi, dobbiamo vivere, possibilmente non considerando ciò che abbiamo lasciato alle spalle, ma guardando sempre davanti a sé.

Emil Cioran è arrivato a domandarsi

Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: “A che gli è servito nascere?”. Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo

La domanda può essere semplificata così

Come riempiamo la nostra vita?

Vi invito a fare un piccolo esperimento che richiede pochi minuti per quattordici giorni:

  • Ogni giorno scrivete sul vostro diario cosa vi è accaduto durante la giornata e come avete trascorso le vostre ore
  • Prima di addormentarvi, rileggete quanto avete scritto
  • Confrontate i vari giorni l’uno con l’altro

Se per due settimane le giornate vi sembrano tutte uguali, è il momento di cambiare qualcosa. Lo stesso discorso vale nel caso in cui vi sembra di continuare a lamentarvi.

Non è necessario un cambiamento radicale: basta modificare qualche piccola abitudine e aguzzare un po’ di più i sensi.

Se, per esempio, siete abituati a trascorrere la sera davanti alla televisione, cercate un qualche evento nella vostra città. Se proprio non c’è niente che vi piaccia, provate a entrare in quel bar di fronte a casa in cui non siete mai stati: in poche parole, vincete la pigrizia.

Molte volte gli eventi ci sfrecciano davanti senza che ce ne rendiamo conto, a causa dei tanti impegni. Annotare anche le piccole cose rende più tangibile quante cose accadono nel corso di una giornata senza che ce ne rendiamo conto.

Vi accorgerete che la vostra vita non è così vuota come pensavate e che – comunque – potete migliorarla in molti modi.

 

Chi regala le ore agli altri vive in eterno

Alda Merini regalava ore agli altri per vivere
Chi regala le ore agli altri vive in eterno

Come l’altro ieri, anche questa sera la frase è stata pubblicata dallo staff di Repubblica su Facebook: è la seconda in poche ore. Se fosse uno scoop, Il Corriere della Sera avrebbe bucato un servizio, come si dice in gergo.

L’aforisma, infatti, è di  Alda Merini, soprannominata la poetessa dei Navigli.

Chi regala le ore agli altri vive in eterno

Al giorno d’oggi sembra una follia: l’assonanza fra i verbi vivere e condividere…Sarà un caso? Sicuramente no, eppure siamo poco propensi a regalare tante cose, soprattutto le ore del nostro tempo, eppure c’è chi lo fa.

Qualsiasi persona potrebbe  che regala ore agli altri aiutandoli in vari modi….Ma quando è stata l’ultima volta che abbiamo ascoltato gli altri? C’è una bella differenza! Magari, mentre il nostro interlocutore parla, stiamo pensando a tutt’altro. Quando succede ad Homer Simpson nell’omonimo cartone animato, la cosa fa giustamente ridere, ma nella vita reale c’è ben poco da ridere,se ciò accade

Vi propongo un’esperimento: la prossima volta che volete condividere qualcosa con qualcuno, anziché usare Facebook, invitatelo a casa vostra a bere un caffè! Ne vedrete delle belle!

Non posso essere più preciso: solo trascorrendo molte ore con una persona si può capire veramente come sia. Nel primo periodo, sopratutto se la invitate a casa vostra, vorrà fare una bella figura, perciò si lascerà andare poco. Anche voi starete quasi sicuramente sulle vostre, ma avete un vantaggio: siete a casa vostra.

L’invito fatto dovrebbe essere seguito da un’altro: quello di liberarsi delle convinzioni sociali date dall’etichetta. Se entrambi risultate impacciati a seguire questo principio, non desistete, ma cambiate campo di battaglia.

Senza accorgervene, avrete regalato reciprocamente all’altro alcune delle vostre ore e lo avete conosciuto meglio. Ora potrete sperare di vivere in eterno nei suoi pensieri.

 

Il mio carattere non è perfetto, ma almeno è sincero!

Carattere imperfetto e sincero
Il mio carattere non è perfetto, ma almeno è sincero!

La frase di stasera – secondo me – fa il paio con quella di Charlie Chaplin:

Il mio carattere non è perfetto, ma almeno è sincero!

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