L’ansia può rovinare la vita

Ritratto di Brittany Nichole Morefield
Ritratto di Brittany Nichole Morefield

Esiste uno stato d’animo che, per chi non lo vive, sembra senza senso: sto parlando dell’ansia.

Brittany è una persona ansiosa, come me, che lotta ogni giorno contro quella che è stata definita in vari modi

  • Malattia
  • Stato d’animo
  • Componente caratteriale

E che, stando a quanto riporta la notizia pubblicata sull’Huffington Post, la protagonista di questa storia definisce così

L’ansia è svegliarsi alle 3 di notte mentre si dorme profondamente, perché il tuo cuore batte all’impazzata. L’ansia è stressarsi per cose che potrebbero non accadere mai. È farsi domande sulla propria fede, sul perché il Creatore permette che mi senta in questo modo. L’ansia è chiamare tua sorella 3 ore prima che si svegli per andare al lavoro, nella speranza che ti risponda e permetta alla tua mente di non rimanere sotto attacco

Il messaggio mi sembra piuttosto chiaro: voi non ansiosi non potete (o non volete?) capire! Non capite quanto le persone ansiose abbiano tanto da offrire e che abbiano una forza interiore pari a quella di un toro (nel senso di animale, non di segno zodiacale). Sarà un caso, ma ho sentito parlare più spesso di persone depresse che si suicidano, non di  persone ansiose che fanno il gesto estremo.

Descrivere cosa mi accade durante quello che definisco un attacco non aggiungerebbe molto alla descrizione fatta da Brittany: l’ansia colpisce nei modi più assurdi che voi possiate immaginare, agendo sul corpo e sulla mente.  Purtroppo, è una cosa che non dipende da un virus, da un’allergia o da un qualsiasi agente esterno.

Paradossalmente, le persone che le circondano possono essere sia la cura che la causa dello stato d’animo di un ansioso. Siamo esseri umani come tanti altri che non ci sentiamo accettati per questo nostro status, anche se non lo diamo a vedere. Anche se non siamo malati, non ci fa di certo piacere sentirci dire

Devi fare qualcosa per la tua ansia

Una frase simile è come l’arrivo dell’Enola Gay su Hiroshima: rendo l’idea?

Quando parlo di ascoltarsi di più, non lo intendo solo nel senso grammaticale del termine, ma anche in senso empatico: cercate di capire lo stato d’animo di un ansioso, poi andate oltre  questo suo stato d’animo. A volte, vi sembrerà di dover abbattere un muro…ma scoprirete una gran bella persona. Vero, Angelica?

 

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Secondo te, cosa le farebbe piacere?

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La campagna pubblicitaria Pandora sulla metropolitana di Milano

Visitando questo blog, avrete sicuramente notato come io trovi in un messaggio qualsiasi dei significati ulteriori a quelli espliciti.

Tuttavia, quando ho letto la notizia

Regali di Natale, un ferro da stiro o un bracciale? Polemica a Milano sulla pubblicità nel metrò

Sulle pagine del quotidiano La Repubblica non credevo ai miei occhi. In breve: un gruppo di donne dedite al burlesque si è sentita offesa dalla pubblicità Pandora che campeggia nelle stazioni della metropolitana di Milano in questi giorni.

Essendo uomo, forse non sono la persona adatta per commentare, ma ci proverò comunque.

Mi piace immaginare che il pubblicitario abbia letto il mio articolo del 13 novembre scorso, declinando il messaggio agli scopi commerciali. Per come è stato composta, la pubblicità si rivolge ad un pubblico maschile: alzi la mano il primo uomo che non stia pensando in questi giorni ad un regalo per la propria donna, sia essa

  • Sua madre
  • Sua moglie
  • Sua nonna

Provando a declinare lo stesso messaggio per rivolgerlo al pubblico femminile, si potrebbe dire

Un computer, una valigetta, un pigiama, una sciarpa, un Apple Watch

Secondo te cosa gli farebbe piacere?

Spero che la Apple non se la prenda per averla citata nell’esempio: è il primo prodotto che mi è venuto in mente. Non sono un veggente, ma mi piace immaginare che lo spirito cameratesco maschile avrebbe portato tutti a farsi una grassa risata….e magari a scrivere una letterina a Babbo Natale per avere un determinato orologio nuovo.

Ho preso una bella botta…

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Le dita della Iena Nadia Toffa fanno il segno di Vittoria sul letto dell’Ospedale San Raffaele di Milano

 

Il titolo del post di oggi non è l’inizio  nè di un aforisma, nè di un proverbio o di una frase qualsiasi, ma le prime parole del messaggio postato su Facebook dalla Iena Nadia Toffa  dalla camera dell’Ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverata a seguito del malore che l’ha colpita.

La frase di Nadia

Ho preso una bella botta, ma tengo duro

Fa ben sperare ma, nella sua semplicità, fa anche riflettere.

A volte la vita ci mette davanti a delle prove a cui dobbiamo per forza di cose tenere duro. Se lasciassimo proseguire gli avvenimenti che ci accadono senza reagire in alcun modo, non useremmo

  • Testa
  • Cuore
  • Anima

Saremmo dei computer che, dotati esclusivamente di intelligenza artificiale, analizzano i dati dando la risposta più pertinente al problema che ci si pone davanti. Ragionando così, molti dei problemi non avrebbero soluzione.

La testa che citavo nell’elenco precedente ci permette di risolvere i problemi razionali, il cuore ci permette di mettere passione nella risoluzione dei problemi ed anche in questioni più leggere.

Sull’anima occorrerebbe distinguere tra chi crede nella sua esistenza e chi no: userò il termine anima in un’ampia accezione del termine. Io lo definirei

tuttociò che non è possibile includere nei precedenti elementi: qualcosa di sottile e, pertanto, non percepibile o spiegabile

In parole più semplici, è il tenere duro a cui fa riferimento Nadia.

Hallelujah

 

Finalmente è arrivato dicembre: mi verrebbe voglia di cantare insieme a Jeff Buckley

hallelujah

Una delle sue canzoni o, meglio, cover più famose, visto che la versione originale è quella di Leonard Cohen.

Ci sono poche cose che uniscono, tre di queste sono sicuramente

  • Natale
  • La musica
  • La vita

Quest’ultima, la vita, è sicuramente quella che racchiude tutte le altre, non solo quelle che ho citato: i vostri commenti potrebbero elencare molte delle cose che uniscono e l’elenco sarebbe comunque incompleto.

Purtroppo, diamo per scontate molte cose, fino a darle per assodate e a sentirne la mancanza solo quando le abbiamo effettivamente perse. Personalmente, ho sempre pensato ad andare avanti, al futuro e al presente, più raramente al passato. Non so se ho fatto bene: del resto, la storia passata influenza le nostre decisioni presenti e future.

In ogni caso, ci sono molte cose per le quali cantare halleluia.

Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Frase di Marco Aurelio
Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Conoscerete senz’altro il proverbio

La storia è maestra di vita

Lo trovo adatto ad introdurre una frase dell’imperatore Marco Aurelio condivisa dallla pagina Facebook PensieriParole.

Ogni uomo vale quanto le cose che cerca

Le uniche persone che hanno il diritto e – forse – anche il dovere di smetttere di ricercare la propria strada sono gli anziani: avendo già vissuto gran parte della loro esistenza, sono coloro che dovrebbero consigliare i più giovani…peccato che raramente vengano ascoltati.

Se siete abbastanza giovani per avere sufficientemente tempo per pensare al futuro, allora dovete farlo. Un modo sicuramente più delicato per sostenere la tesi che, se vi state accontentando di ciò che siete oggi, rimpiangerete presto il vostro passato.

Vi potreste domandare come io possa sostenere questa tesi e  contemporaneamnte mantenermi fedele al concetto che non possiamo prevedere il futuro.  In realtà, è molto più semplice di quanto non possa sembrare a prima vista.

Facendo un esempio, io potrei progettare il mio futuro desiderando di conquistare un determinato obiettivo entro un certo periodo di tempo, sia esso

  • Sposarmi
  • Vincere il Premio Nobel per la pace
  • Andare a vivere altrove

Sono certamente obiettivi per il futuro, ma sono troppo specifici. Il contraltare generico di questi stessi obiettivi potrebbe essere

  • Trovare una persona da amare
  • Aiutare il prossimo
  • Girare il mondo

Detto in poche parole: cominciare dal basso e costruire il vostro avvenire giorno per giorno, senza preoccuparsi di dove la strada che abbiamo imboccato ci porterà.

Il ritorno del tamagotchi

Non credo che molti dei miei follower apprezzeranno il mio post di oggi: per farlo, occorre avere l’età giusta ed aver almeno sentito la notizia del ritorno del Tamagotchi.

Per tutti gli altri, ho pensato di caricare il video della pubblicità di ventun anni fa, quando

  • Alcuni di voi non erano ancora nati
  • Altri erano troppo grandi per apprezzarlo
  • Per una minoranza, questo videogioco era un oggetto di culto

Facendo una proporzione, il Tamagotchi sta al 1996 come Pokèmon GO sta al 2016.

I tempi cambiano, i gusti pure, ma i bisogni delle persone restano sempre i medesimi.

Basta fare una domanda per carpirlo

Chi di voi a quattordici anni non ha voluto il motorino?

L’economia e gli studi universitari in generale li chiamano beni, comunemente si chiamano oggetti o cose, a seconda del termine che preferite.

Io preferisco chiamarli mezzi perché sono – appunto – i mezzi che utilizziamo per sentirci accettati da un gruppo.

Il dialogo reciproco potrebbe essere un mezzo alternativo che abbiamo sempre avuto a disposizione, ma mi  sembra che lo utilizziamo ben poco.

 

Non aver paura della perfezione…

 

Frase e ritratto di Salvador Dalì
Non aver paura della perfezione. Non la raggiungerai mai.

Vorrei farvi una domanda

Vi considerate perfetti?

Se darete una risposta affermativa, vi suggerisco di rileggere il mio post del 27 settembre scorso.

Se non avete voglia di passare da un articolo all’altro, può bastare la frase di Salvador Dalì

Non aver paura della perfezione. Non la raggiungerai mai.

Qualcuno, conoscendomi, potrebbe ridere leggendo questa affermazione sul mio blog. Visto l’argomento che sto trattando, mi sento in dovere di scusarmi con voi in questo modo: se vado in psicanalisi, un motivo ci sarà.

Per quanto possa sostenere il vocabolario, credo che la perfezione abbia due significati distinti

  • Il primo appartenente al nostro mondo psicologico
  • Il secondo appartenente al nostro mondo socio-filosofico

Fare un paragone fra mondo esterno e mondo interno sarebbe troppo sbrigativo: credo sia più completo dire che un conto è come valutiamo il mondo esterno, un altro è riuscire a stabilire oggettivamente come è il mondo.

La perfezione come l’intendeva Dalì è sicuramente irraggiungibile: tanto vale vivere seguendo i consigli di Charlie Chaplin. Il motivo è semplice e non può essere tacciato di menefreghismo: è la strada per raggiungere la felicità.