
Forte dei suoi cinque successi e della sua tradizione, la Nazionale del Brasile è sempre stata nel lotto delle pretendenti alla vittoria finale. Chi riesce a fermare il percorso della Selecao entra di diritto nell’Olimpo dei grandi. In un’occasione, più che una squadra, è stata una persona ad entrare in questo Olimpo: per tutti era Paolo Rossi ma, dal 5 luglio 1982, il suo nome diventò Pablito: tripletta alla formazione con Zico e Socrates. Sappiamo come finì quella cavalcata. Forse meno noto è che quella partita è ricordata oltreoceano come la tragedia del Sarrià.
Da Paolo a Erling, sempre il 5 luglio
Sono passati quarantaquattro anni dalla tragedia. Le cose sono un po’ cambiate, da allora: il Brasile ha incamerato altri due Mondiali, Paolo Rossi non c’è più e la nostra nazionale non arriva a qualificarsi.
Comincio a pensare che il 5 luglio sia una data funesta per i verdeoro. Sappiamo bene cosa sia successo, se – almeno – abbiamo dato un’occhiata ai giornali. Qui vi lascio l’elenco delle agenzie di stampa:
Riassumendo: cambia l’anno, cambia (parzialmente) il numero di reti, cambia il nome del killer, ma non cambia il risultato finale. Il 2-1 della Norvegia contro il Brasile ha lo stesso effetto del 3-2 dell’Italia nel 1982: Il Brasile è fuori dalla Coppa del Mondo.
Ironia della sorte, anche nel 1982 la dipartita del Brasile dalla Coppa del Mondo avvenne il 5 luglio. Comincio a pensare che sia una data che non porti bene alla Selecao: chi è superstizioso lo prende come segno del destino, chi non lo è ne prende atto, sapendo che il risultato non muta.
Beffa delle beffe, se nel 1982 fu il nostro connazionale Paolo Rossi a mandare a casa praticamente da solo Falcao, Socrates, Zico e compagni, ieri ci ha pensato il solo Erling Haaland ad aiutare a fare le valige a Neymar e soci. Non dico che gli altri dieci non abbiamo giocato, ma sono stati loro a timbrare il cartellino.
Un disastro nazionale (che conosciamo bene)
Vi ricordate sicuramente come abbiamo preso la seconda esclusione dalla fase finale del mondiale durante le qualificazioni della primavera scorsa. Da allora, il CT Gennaro Gattuso è saltato e non siamo in vista di un successore. Da più parti si parla di rifondare – partendo dalle giovanili – il sistema calcio italiano. Figuriamoci se anche al di là dell’Atlantico non stiano pensando la stessa cosa in queste ore!
Il Commissario Tecnico Carlo Ancelotti è sulla graticola! Per spirito nazionale, spero che lo cucinino a puntino e ce lo rispediscano a casa entro fine mese. In questo modo, ci siamo trovati il successore di Gattuso. Da quanto ho letto, questa speranza sembra destinata a rimanere tale.
Se il nostro connazionale è destinato a rimanere in quel di Rio de Janeiro, Neymar Jr sembra non volere continuare a vestire verdeoro. Del resto, ha già 34 anni: Paolo Maldini (che io sogno come nuovo dirigente rossonero) svestì la casacca azzurra alla stessa età.
Un commento da parte di Lino Banfi
Se chiedete a qualche appassionato di cinema (come il sottoscritto) chi sia il più grande calciatore brasiliano di tutti i tempi, non vi risponderà Pelè, ma Aristoteles, uno dei componenti dell’immaginaria squadra della Longobarda allenata da Oronzo Canà nel film L’alllenatore nel pallone. Cerchiamo di rendere il finale meno amaro e gustiamoci il film. Lo trovate su Amazon a questo link.



