Monza: pilota italiano, macchina tedesca

Grafica per il blog di Matteo Poletti. A sinistra: ritratto di Kimi Antonelli. A destra: logo Ferrari. Frase fra virgolette rosse: "Ha vinto l'italiano sbagliato?". Riferimento al sito ANSA e al blog di Matteo Poletti. Logo con lettere "MP" fra virgolette rosse e cerchiato di rosso
Kimi Antonelli ha vinto il Gran Premio d’Italia. Ma non starebbe meglio vestito di rosso?


Come potete leggere nella bio del blog, sono nato a Sondrio, dove torno ogni due settimane. Il treno che prendo passa anche per Monza. Non vi dico il delirio di passeggeri che hanno transitato su quella tratta per assistere alle prove o alla gara del Gran Premio d’Italia di questo ultimo week-end.

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Non era necessario che parlassero: nella maggior parte dei casi, bastava guardare un paio di toppe del loro abbigliamento per capire per chi avrebbero fatto il tifo. I colori predominanti erano il rosso e il nero, come alla roulette. 


 La roulette di Monza


A Monza non esiste il casinò, ma sembrava comunque di avere gli scommettitori nello scompartimento. Bastava guardare la maglietta per capire se avrebbero puntato sul rosso o sul nero. Spoiler: ha vinto il nero, ma non sembrava destinato ad uscire. 

Immaginate una roulette truccata. Non so come si possa fare, ma diciamo che si fa in modo che il nero esca una sola volta su diciannove. La dea bendata dovrebbe essere cieca, perciò suppongo che abbia parlato con Akidia, il dio delle ingiustizie greco, per mettere a posto le cose.


Tanto per cominciare, ha sistemato un rosso facendolo sbattere contro un muro. Poi ha ritruccato la roulette: cos’è questa storia che il nero ha solo una possibilità su diciannove di vincere? Ha trasformato gli altri numeri i birilli. Il nero ha giocato a bowling. 


Fuor di metafora. Come riportano le agenzie di stampa che vi lascio di seguito, Kimi Antonelli sulla nera Mercedes ha realizzato un’impresa. È partito dal diciannovesimo posto in griglia e ha fatto lo slalom tra gli avversari, manco fossero le porte di un gigante, superandoli uno ad uno. Primo posto a Monza, mezzo campionato mondiale vinto o quasi. 


Una cosa così capita una volta ogni sessant’anni. Non è una cifra sparata a caso: sono trascorsi sessant’anni dall’ultima vittoria di un pilota italiano a Monza. Ne sono trascorsi ancor di più – 73, per la precisione – dall’ultimo italiano che ha vinto un mondiale di Formula uno. Il nome Alberto Ascari vi dice niente? Sì, è quello della famosa variante del circuito di Monza. 


Trasformare la Ferrari da un casino a un casinò


Lo sappiamo: in Formula1, più che al pilota, guardiamo alla macchina. Se è rossa, ha il cavallino rampante sul muso e vince, festa grande in borgo. Purtroppo, nella sua seconda casa (per vicinanza, considero la prima quella del circuito di Imola), ha fatto un po’ pena: sesto Hamilton e Leclerc fuori al terzo giro. 


Con quest’ultima stagione, salgono a 19 gli anni che la Ferrari vede gli altri vincere il campionato (piloti o costruttori, poco importa). Non capite che è tutto da rifare? Licenzierei persino le ombrelline e ripartirei da zero. 


Qui alzo bandiera bianca (data la mia incompetenza nel settore)  e giro la domanda a voi: 


Chi vorreste vedere in Ferrari, dall’Amministratore Delegato in giù?



Io il nome non ce l’ho, ma il nome per la prima guida è sotto gli occhi di tutti, a partire d ieri soprattutto. 


Ci vorrebbe il Drake


Non ho mai conosciuto Enzo Ferrari di persona, ma basta vedere un qualsiasi documentario o leggere qualcosa per capire che aveva il pallino per la vittoria. Su di lui è stato scritto tutto e il contrario di tutto. 


Questi sono i casi in cui è giusto mettere da parte ciò che dicono gli altri per far parlare il protagonista in prima persona. L’autobiografia di Enzo Ferrari si intitola Le mie gioie terribili. Storia della mia vita. La trovate su Amazon a questo link.


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