
Come si fa a diventare immortali (metaforicamente, s’intende)? Dato il periodo che stiamo vivendo, si potrebbe pensare a cose come Vincere la coppa del Mondo. Fra quattro anni, però, è statisticamente più probabile che qualcuno la prenda al posto vostro e dobbiate dividere l’Olimpo dei Campioni con una ventina abbondante di calciatori in più. Stesso discorso per il Premio Nobel, con l’aggravante che dovete far progredire l’umanità e studiare come dei dannati. Con un po’ di fortuna, potreste cavarvela in quattro minuti scarsi senza aspettare quattro anni: portare al successo un tormentone estivo.
Se azzeccate il tormentone estivo giusto, potreste anche finire nell’Enciclopedia Treccani.
Dal Festivalbar a Spotify
A questo punto, fate partire la musichetta di Quark e seguitemi, oppure saltate allegramente questa sezione. Tra gli Anni Sessanta del Novecento e l’inizio del Nuovo Millennio, ogni estate c’era una canzone che primeggiava sulle altre. Tutte le radio (Spotify non esisteva ancora) la riproponevano ogni tre brani e – a volte – anche la pubblicità la usava per questo o quel prodotto. Lo si chiamava tormentone estivo proprio perché aveva una data di nascita e una data di morte praticamente precisa: 21 giugno – 23 settembre dello stesso anno.
Un produttore televisivo italiano un giorno si domandò:
Come posso decretare qual è il successo dell’estate?
Se oggi basta guardare il contatore di Spotify, allora bisognava fare una cosa più artigianale. Le canzoni si ascoltavano nei bar, attraverso uno strumento che si chiamava Juke-box: inserivi una moneta, premevi dei tasti e tutto il bar era costretto ad ascoltare la tua canzone preferita. Il produttore installò su una miriade di juke-box un contatore per stabilire quale fosse la canzone più ascoltata.
Emettere un comunicato stampa per dire:
La canzone dell’estate è…
Sarebbe stato freddo e gustoso come un Calippo senza sciroppo. Il produttore organizzò una serata in cui i cantanti si esibivano dal vivo cantando il loro successo del momento. Tralascio tutto il resto della storia, vi dico solo che il produttore si chiamava Vittorio Salvetti e la trasmissione Festivalbar.
Giuni Russo nell’Olimpo
Facciamo giusto due conti. Il Festivalbar iniziò nel 1964 e si concluse nel 2007, lasciando il posto ai vari Music Awards negli anni successivi. A settembre di quest’anno è previsto il Wind Music Award. Sono sessantadue anni che i cantanti si contendono il titolo per la canzone dell’estate.
Credo che – senza volerlo – la Treccani abbia individuato la canzone dell’estate per eccellenza: Un’estate al mare di Giuni Russo.
Se pensate che stia scherzando, cliccate questo link e date un’occhiata a cosa dice l’ANSA. Se non ci credete ancora, andate su Adnkronos e controllate anche lì. Io vi lascio questo link.
Se non avete voglia di cliccare, ecco il riassunto: Giuni Russo è stata inserita nell’enciclopedia Treccani per il suo tormentone estivo Un’estate al mare. A questo punto, i nati nel XXI secolo potrebbero essere un po’ perplessi. Potrei sbrigarmela dicendo di controllare Wikipedia ed è quello che farò: preferisco dare spazio alla notizia e l’articolo sta diventando troppo lungo.
E li chiamavano “tormentoni estivi”
Immagino le zuffe che potrebbero nascere in seguito a questa decisione. Giuni Russo spopolava negli Anni Ottanta, poi lasciò il passo ad altri cantautori. Se proprio dobbiamo parlare di tormentone estivo, come non citare almeno Mare mare di Luca Carboni del 1992? Volete qualcosa di più recente? Sicuramente vi ricordate ancora Vorrei ma non posto di Fedez e J-Ax del 2017.
Credo che il successo del 2017 sia uno degli ultimi tormentoni estivi degni di questo nome. Ora come ora, le playlist sono infinite e ognuno di noi decreta il suo tormentone personale.
Scegliere un album da consigliarvi diventa un’impresa da titani. Però, visto che Giuni Russo ha vinto il Festivalbar virtuale, perché non ascoltare il suo album Mediterranea? Lo trovate su Amazon a questo link.



